Il 18 gennaio 1994, sulla A3 (oggi A2) Salerno–Reggio Calabria, nei pressi dello svincolo per Scilla, gli appuntati scelti Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, appartenenti al Nucleo Radiomobile della Compagnia di Palmi, furono uccisi in un agguato di stampo mafioso mentre svolgevano un normale servizio di controllo del territorio.
La sera del 18 gennaio 1994, Fava e Garofalo stavano percorrendo in servizio l’autostrada A3 Salerno–Reggio Calabria, a bordo di un’Alfa 75 di servizio. Durante un controllo a un’auto sospetta, segnalata alla centrale, furono raggiunti da un commando di killer che sparò numerose raffiche di mitragliatrice contro la loro vettura. I due militari morirono sul colpo: l’auto finì la sua corsa contro il guardrail dopo essere stata crivellata di proiettili.
La dinamica dell’agguato, brutale e ben coordinata, suggerì fin da subito che non si trattasse di un normale scontro, ma di una vera e propria spedizione punitiva contro lo Stato. Fava e Garofalo stavano eseguendo un servizio di controllo in un’area ad alta densità di infiltrazioni criminali e si avvicinarono all’auto sospetta proprio per adempiere al loro dovere.
Le indagini successive inserirono l’agguato all’interno di una strategia criminale di ‘ndrangheta calabrese e di mafia siciliana che, nei primi anni Novanta, si mostrò particolarmente offensiva nei confronti delle istituzioni e delle forze dell’ordine. L’obiettivo degli attentati di quel periodo pare dunque non fosse solo di natura locale, ma parte di una più ampia offensiva criminale contro lo Stato e i suoi rappresentanti.
Antonino Fava e Vincenzo Garofalo non erano semplici colleghi in divisa: erano due uomini impegnati quotidianamente nella tutela della legalità in una delle aree più complesse d’Italia dal punto di vista criminale. Entrambi con anni di servizio alle spalle, furono riconosciuti per il loro altissimo senso del dovere e furono decorati con la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.
Ogni anno, il 18 gennaio, l’Arma dei Carabinieri e le comunità locali commemorano il sacrificio di Fava e Garofalo. Nel tratto autostradale dove persero la vita è stato realizzato un monumento in loro memoria, e in presenza di autorità civili, militari e familiari vengono celebrate cerimonie di ricordo per onorare la loro dedizione e il loro impegno al servizio dello Stato.
L’eccidio di Scilla non è soltanto la cronaca di un agguato: è la testimonianza dolorosa del prezzo pagato da chi, in prima linea, ha affrontato e affronta quotidianamente le minacce di chi sfida le leggi e la convivenza civile. Il ricordo di Fava e Garofalo resta vivo non solo nelle commemorazioni ufficiali, ma soprattutto nella consapevolezza che il loro sacrificio abbia contribuito a rafforzare l’impegno collettivo contro la criminalità organizzata.











