Nella notte tra 16 e 17 gennaio, in molte zone di Napoli si sono accesi i tradizionali falò di Sant’Antonio Abate, noti popolarmente come “cippi” o “fucarazzi”. La ricorrenza, attesa ogni anno dai napoletani, affonda le sue radici in un mix di devozione religiosa e cultura popolare legata al fuoco come simbolo di purificazione e scaccia‑demoni.
Origini e significato della tradizione
La festa di Sant’Antonio Abate, celebrata il 17 gennaio, è legata al culto del santo considerato protettore del fuoco e degli animali. Anticamente, nelle comunità rurali e poi urbane, si accendevano grandi cataste di legna per simboleggiare la luce che vince le tenebre dell’inverno e per propiziare salute e prosperità. A Napoli la pratica si è trasformata nel tempo in un rito collettivo: molte famiglie e gruppi di giovani raccolgono legno di scarto, abeti di Natale ormai secchi e altro materiale combustibile per dare vita a falò nelle strade, piazze e vicoli della città.
Emergenza falò e interventi della notte
Questa notte, però, la tradizione ha avuto un risvolto di cronaca. In vico Santa Maria della Neve, nel centro cittadino, i carabinieri della compagnia Napoli Centro sono intervenuti per un principio di incendio sviluppatosi a causa di un falò acceso in strada. La catasta di legna, destinata ai festeggiamenti, ha interessato anche il giardino retrostante l’Istituto Statale Internazionale “Maria Pagano”, suscitando preoccupazione tra i residenti e richiedendo l’intervento dei militari per evitare che le fiamme si propagassero ulteriormente. Sono in corso accertamenti per identificare i responsabili e chiarire la dinamica dei fatti.
In altri quartieri, come Chiaia, gruppi di ragazzini, nel corso di falò per la tradizione, hanno causato incendi di cassonetti nuovi e rifiuti, con i vigili del fuoco allertati dai residenti per contenere le fiamme. Anche in questo caso l’episodio ha richiamato l’attenzione sulla pericolosità di accensioni non controllate e sull’illegalità di molti di questi falò spontanei.
Negli ultimi giorni, su segnalazione delle forze dell’ordine, gli operatori di Asia Napoli hanno rimosso oltre 26 tonnellatedi materiale legnoso destinato alla combustione in strada: alberi di Natale secchi, pedane, mobili e assi sono stati raccolti in diverse zone della città, dal centro storico ai Quartieri Spagnoli, dalla Sanità a Fuorigrotta, per prevenire incendi e rischi per la sicurezza pubblica.
La tradizione oggi: tra cultura popolare e rischio sicurezza
Nonostante gli sforzi delle istituzioni per regolamentare la situazione e contenere i rischi, la notte dei falò resta un fenomeno difficile da governare. Per molti è ancora un momento di identità collettiva e di socialità, radicato nelle leggende locali che vedono Sant’Antonio affrontare il male attraverso il fuoco. Ma negli ultimi anni l’accensione dei “cippi” si è spesso trasformata in un’occasione di disordine, con gruppi che sfidano i divieti e le forze dell’ordine, rischiando incendi pericolosi, danni alla proprietà pubblica e privata e situazioni di tensione.
La tradizione dei falò di Sant’Antonio resta una componente viva della cultura napoletana, ma l’episodio di stanotte evidenzia la stretta connessione tra usi popolari e sfide di sicurezza nelle grandi città. Il bilancio, per ora, è di interventi tempestivi delle forze dell’ordine e di una riflessione ampliata su come conciliare il rispetto delle tradizioni con la tutela delle persone e degli spazi urbani.










