Il Consiglio dei ministri ha ufficializzato le date per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia, stabilendo che gli italiani saranno chiamati alle urne domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. La decisione è arrivata dopo settimane di attesa e dopo le anticipazioni fatte dalla premier Giorgia Meloni nelle scorse settimane. La consultazione referendaria riguarda una modifica costituzionale al sistema giudiziario, approvata dal Parlamento lo scorso ottobre ma non raggiungendo la maggioranza qualificata richiesta per l’entrata in vigore senza referendum. Pertanto, la riforma che introduce tra l’altro la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri e una nuova organizzazione degli organi di autogoverno, deve essere sottoposta al voto popolare perché possa avere effetto.
La decisione del governo ha suscitato dibattito politico e istituzionale. Mentre l’esecutivo e i sostenitori della riforma la considerano un passo fondamentale per modernizzare il sistema giudiziario e prevenire conflitti di interesse, le opposizioni e diversi settori della magistratura criticano alcuni aspetti della proposta e la tempistica scelta per la consultazione. Nelle stesse giornate del referendum saranno anche svolte elezioni suppletive per due seggi della Camera dei deputatirimasti vacanti, una circostanza che renderà il weekend di voto particolarmente intenso dal punto di vista politico.
Il referendum non prevede quorum: la sua validità è determinata dalla maggioranza dei votanti che si esprimeranno a favore o contro le modifiche proposte. Ciò significa che non è necessario il raggiungimento di una soglia minima di partecipazione per rendere valida la consultazione. La consultazione del 22 e 23 marzo 2026 rappresenta quindi uno degli appuntamenti politici più importanti del primo semestre dell’anno, con un impatto diretto sull’organizzazione del sistema giudiziario italiano e sulla fiducia dei cittadini nel processo riformatore.










