Dopo oltre 423 giorni di detenzione in Venezuela Alberto Trentini è finalmente libero e in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas, pronto a tornare in Italia. La sua vicenda, lunga e dolorosa, ha tenuto con il fiato sospeso famiglia, amici e istituzioni italiane, che per mesi hanno lavorato per la sua liberazione. Alberto Trentini, 46enne cooperante umanitario originario di Venezia, era arrivato in Venezuela nell’ottobre 2024 per una missione con l’ONG Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità nelle aree più fragili del Paese. Il 15 novembre 2024 Trentini venne fermato da autorità venezuelane durante un viaggio verso Guasdualito, nel sud‑ovest del paese, insieme all’autista della ONG. Da quel momento iniziò un periodo di detenzione in condizioni difficili, senza che fossero mai formalizzate accuse precise né fosse avviato un processo, secondo quanto emerso nei mesi successivi. Per lungo tempo la famiglia non ebbe notizie dirette sul suo stato e sul luogo esatto di detenzione, e per mesi l’Italia sollevò proteste diplomatiche per ottenere informazioni e chiedere il rilascio del cooperante.
Nei mesi successivi all’arresto, la situazione di Trentini divenne un caso di rilievo nei rapporti tra Italia e Venezuela. La famiglia lanciò ripetuti appelli alle istituzioni italiane, denunciando il silenzio e l’assenza di accuse formali, e richiamò l’attenzione pubblica sulla sua condizione di prigioniero ingiustificato. Il governo italiano, attraverso il ministro degli Esteri Antonio Tajani, seguì il caso con continui sforzi diplomatici. In alcune fasi della detenzione, furono rese possibili visite consolari in carcere per verificare le condizioni di Trentini e di un altro connazionale detenuto nello stesso periodo, l’imprenditore Mario Burlò, con cui condivideva la prigionia. La svolta è arrivata il 12 gennaio 2026, quando il governo italiano ha annunciato che Alberto Trentini e Mario Burlò erano stati rilasciati dalle autorità venezuelane e si trovavano in sicurezza presso la sede dell’Ambasciata d’Italia a Caracas, in attesa del ritorno in patria su un volo partito da Roma. “La liberazione di Trentini e Burlò è un forte segnale di collaborazione e di impegno da parte delle autorità venezuelane”, ha scritto Tajani su X, sottolineando che entrambi erano in buone condizioni di salute dopo la lunga detenzione. La premier Giorgia Meloni ha espresso gioia e soddisfazione per la notizia, ringraziando la presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodríguez per la collaborazione.
La famiglia di Trentini, attraverso l’avvocata Alessandra Ballerini, ha definito la liberazione “una notizia attesa da 423 giorni” ma ha anche sottolineato che le ferite della detenzione restano profonde e servirà tempo per riprendersi emotivamente. I Trentini hanno chiesto rispetto e riservatezza nei prossimi giorni per elaborare quanto vissuto. Anche il Consiglio regionale del Veneto, da cui Trentini proviene, ha salutato con gioia il suo ritorno alla libertà, definendolo un momento di festa per la comunità veneta e italiana.
Dopo oltre un anno di detenzione senza accuse formali, la liberazione di Alberto Trentini chiude un capitolo doloroso ma apre la strada al suo ritorno in Italia atteso tra stanotte e domani.











