Il 11 gennaio 1981 fu uccisaall’età di 17 anni Elisa Geraci, una giovane ragazza che pagò con la vita l’esito tragico di un agguato di mafia di cui non era in alcun modo bersaglio. La sua storia è una delle tante tragedie dimenticate della violenza criminale degli anni ’80 in Italia, e rimane un monito sul prezzo altissimo che innocenti hanno pagato a causa della criminalità organizzata. Era il 7 gennaio 1981 quando Elisa si trovava sul viale Giostra di Messina in compagnia di sua sorella minore. Le due ragazze stavano parlando con un 21enne con precedenti penali, identificato successivamente come Pietro Pastura, appena sceso da un’auto per salutare le sorelle. In quel tragico istante, un’altra auto sopraggiunse e da essa partirono colpi di pistola a raffica rivolti verso Pastura. Uno di quei proiettili centrò Elisa al collo, ferendola gravemente e provocandole anche una lesione al midollo spinale. La giovane fu immediatamente soccorsa e trasportata d’urgenza all’ospedale Margherita di Messina, per poi essere trasferita al Policlinico, dove venne sottoposta a un lungo e difficile intervento chirurgico.
Nonostante gli sforzi dei medici, le condizioni di Elisa non migliorarono. Dopo quattro giorni di agonia, senza aver mai ripreso conoscenza, la giovane morì la mattina dell’11 gennaio 1981. Era una ragazza di soli 17 anni, vittima innocente di un episodio di violenza mirato ad un’altra persona ma tragicamente finito per coinvolgere lei e la sorella.
La vicenda di Elisa è stata inserita da Libera e da altre associazioni nel Noi non dimentichiamo – elenco delle vittime innocenti delle mafie, che raccoglie nomi e storie di persone uccise dalla criminalità organizzata senza alcun legame diretto con i fatti su cui si innestano gli attacchi. La sua storia viene ricordata insieme a quelle di altri innocenti caduti negli anni ’80 e ’90, vittime di contesti di mafia, camorra e altre organizzazioni criminali. Negli anni successivi, eventi come la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie hanno contribuito, anche se parzialmente, a mantenere viva la memoria di storie come quella di Elisa, spesso citate negli incontri pubblici e nelle iniziative di Lega da studenti e comunità locali. La storia di Elisa Geraci è un doloroso esempio di come la violenza mafiosa non risparmiò nemmeno i più giovani e gli innocenti. La sua morte, avvenuta lontano dai riflettori mediatici, rappresenta una ferita profonda nella memoria del Messinese e dell’Italia tutta: un monito a non dimenticare mai le vittime che, pur non avendo nulla a che vedere con gli obiettivi criminali, si trovarono nel posto sbagliato al momento sbagliato.











