Nel corso della serata di mercoledì 7 gennaio, si è svolto a Roma il consueto raduno di matrice neofascista in via Acca Larenzia, dove ogni anno – in questa data – gruppi di estrema destra commemorano i militanti del Movimento Sociale Italiano uccisi il 7 gennaio 1978 durante scontri con avversari politici. La commemorazione ha richiamato centinaia di militanti, molti dei quali associati a gruppi come CasaPound e altre frange della destra radicale, che si sono raccolti davanti all’ex sede storica del MSI per rendere omaggio ai “caduti”.
La cerimonia si è svolta con l’ormai rituale appello “presente e corretto” ripetuto tre volte, accompagnato dal saluto romano in segno di omaggio ai tre giovani uccisi nel 1978, gesto che ogni anno richiama l’attenzione di cronisti, forze dell’ordine e associazioni antifasciste, ma che ciononostante continua a ripetersi. Tra i partecipanti alla commemorazione è stata segnalata anche la presenza di figure di spicco dell’estrema destra italiana, tra cui Roberto Fiore, storico esponente di Forza Nuova. Nonostante nel corso degli anni la questura abbia messo sotto osservazione questi raduni, anche per possibili violazioni delle leggi che vietano apologia del fascismo, l’evento è stato tollerato con presidio delle forze dell’ordine per evitare scontri con gruppi di contestazione presenti in zona.
Durante la commemorazione una residente si è affacciata a un balcone sovrastante il corteo e ha gridato “Viva l’Italia antifascista!”, rompendo il silenzio della cerimonia e attirando l’attenzione dei cronisti presenti.
I raduni di Acca Larenzia risalgono almeno alla fine degli anni ’90 e consolidano una tradizione annuale di commemorazione per i caduti dell’estrema destra, si svolgono da decenni tra applausi e critiche, contestazioni e polemiche politiche. Il raduno di ieri sera si inserisce in un clima sociale e politico più ampio: mentre da una parte gruppi di estrema destra rivendicano il diritto a commemorare i propri “martiri”, dall’altra associazioni antifasciste e cittadini critici vedono in questi eventi un rischio per la memoria democratica dell’Italia repubblicana.
Il confronto resta acceso e sotto osservazione, anche alla luce delle normative che vietano simboli, gesti o espressioni di propaganda fascista, con la magistratura pronta ad aprire fascicoli qualora vengano accertate violazioni delle leggi Scelba e Mancino, disegnate per impedire la ricostituzione del partito fascista e la diffusione di ideologie xenofobe o discriminatorie.











