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5 gennaio 1976 : ucciso nel napoletano il maresciallo Gerardo D’Arminio, simbolo della lotta alla camorra

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
5 Gennaio, 2026
in Cronaca
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5 gennaio 1976 : ucciso nel napoletano il maresciallo Gerardo D’Arminio, simbolo della lotta alla camorra
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Il 5 gennaio 1976 ad Afragola (NA), una tranquilla sera della vigilia dell’Epifania si trasformò in tragedia con l’assassinio del maresciallo dei Carabinieri Gerardo D’Arminio, un uomo che aveva dedicato la sua vita professionale alla lotta contro la criminalità organizzata, in particolare ai collegamenti tra malavita campana, siciliana e calabrese, soprattutto nel traffico internazionale di stupefacenti.

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Gerardo D’Arminio, 38 anni, originario di Montecorvino Rovella (SA), era un carabiniere di grande esperienza che, dopo anni di servizio tra cui un periodo significativo a Palermo nel Nucleo Investigativo, era tornato in Campania con l’incarico di dirigere operazioni antidroga e indagini sui traffici criminali che attraversavano le regioni meridionali. D’Arminio aveva acquisito una profonda conoscenza delle dinamiche mafiose e dei canali di importazione di eroina, guadagnandosi reputazione di investigatore tenace e competente.

Quella sera, il maresciallo era fuori in piazza Gianturco ad Afragola, dove stava portando il figlio di 4 anni, Carmine, nel negozio di giocattoli per acquistare una bicicletta in vista della Festa della Befana.

All’improvviso una Fiat 500 gialla si fermò nella piazza e da essa partirono otto colpi di fucile a canne mozze, uno dei quali raggiunse D’Arminio alla nuca e lo uccise sul colpo, sotto gli occhi del figlio e dei presenti.

Le indagini identificarono rapidamente come responsabili alcuni membri del clan Moccia, un gruppo camorristico attivo nella zona, che D’Arminio stava scandagliando nei suoi accertamenti. Uno degli esecutori materiali, Vincenzo Moccia, si autoaccusò dell’omicidio e nel processo successivo fu condannato a 17 anni di carcere, ma scontò una pena inferiore a causa di benefici di legge.

Negli anni Settanta, nel napoletano e nella Campania interna, la malavita organizzata era impegnata a consolidare la propria influenza attraverso traffici di droga, estorsioni e legami con clan siciliani e calabresi. Il maresciallo D’Arminio, nel suo ruolo al Nucleo Investigativo, aveva messo a dura prova queste reti criminali, raccogliendo elementi sulle alleanze tra famiglie mafiose e gruppi camorristi locali, soprattutto sul traffico di eroina.

La morte di D’Arminio non fu dimenticata. Alla sua memoria venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare, riconoscimento che testimonia il suo impegno e il sacrificio estremo nella lotta alla criminalità.

Ogni anno ad Afragola, autorità civili, forze dell’ordine e associazioni come Libera ricordano il maresciallo con cerimonie e deposizioni di corone in Piazza Gianturco, dove è stato collocato anche un busto in suo onore, per mantenere viva la memoria di un uomo che ha dato la vita per la legalità.

La vicenda di Gerardo D’Arminio rimane una delle pagine più drammatiche e significative della lotta allo “stato parallelo” della criminalità organizzata nel Sud Italia. Ucciso mentre era con suo figlio, rimane un simbolo di coraggio e dedizione al dovere, nonché un monito sul prezzo che talvolta pagano gli uomini delle istituzioni nel perseguire la giustizia e la sicurezza per tutti.


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