Il 4 gennaio 1982 è una data che resta impressa nella memoria collettiva della città come l’inizio di una lunga e sanguinosa stagione in cui imprenditori e professionisti furono vittime del racket delle estorsioni e della violenza mafiosa. In quella giornata venne assassinato Piero Pisa, 56 anni, imprenditore edile di Brescia, trapiantato da anni in Sicilia, considerato uno dei primi imprenditori ad essere colpiti dalla mafia per non aver accettato di sottomettersi alle richieste criminali.
Piero Pisa era un imprenditore di successo con una carriera significativa nei lavori pubblici e privati. Titolare della “Abc Bresciana Costruzioni”, la sua impresa si era distinta per la realizzazione di infrastrutture urbanistiche e stradali, con attività anche all’estero e commesse importanti, tra cui la costruzione dell’aerostazione dell’aeroporto di Punta Raisi, a Palermo.
Negli anni a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, la mafia palermitana intensificò la pressione su imprenditori, artigiani e commercianti, cercando di imporre il “pizzo” e control-lare appalti e subappalti. L’attività indipendente e di successo di Pisa lo rese obiettivo dei clan locali, decisi a infiltrarsi nel comparto degli appalti e delle costruzioni.
La sera del 4 gennaio 1982, poco dopo le ore 20, Pisa stava uscendo dai suoi uffici in via Maggiore Galliano, nel centro di Palermo, per salire sulla sua Mercedes quando un uomo si avvicinò e gli sparò numerosi colpi di pistola alle spalle. Pisa fu colpito da diversi proiettili e morì sul colpo, travolto dalla violenza del gesto.
Nei giorni precedenti, secondo le cronache dell’epoca, alcuni cantieri riconducibili alla sua impresa erano stati fatti saltare in aria, chiaro segnale di avvertimento che precedette l’omicidio. Questi attentati furono interpretati dagli inquirenti come tentativi di intimorire Pisa o di costringerlo ad accettare accordi e pressioni da parte di organizzazioni criminali.
Il delitto di Pisa si colloca all’inizio di una dura fase storica in cui la criminalità organizzata siciliana cercò di estendere il proprio controllo economico anche attraverso azioni cruente e uccisioni mirate. La sua figura è storicamente ricordata come una delle prime vittime “eccellenti” di quella serie di omicidi di imprenditori che non si piegarono alle richieste del racket: tra gli anni ’80 e ’90 altri industriali, costruttori e dirigenti furono assassinati in circostanze analoghe, compresi imprenditori quali Roberto Parisi e Pietro Patti.
La mafia dell’epoca non si limitava a richiedere tangenti: controllava interi settori degli appalti pubblici, delle costruzioni e dei servizi, e spesso ricorreva a minacce, attentati e omicidi per consolidare il proprio potere e annientare chi rifiutava di assecondarla.
Nonostante l’evidente matrice criminale e gli indizi che legavano la sua uccisione al racket e alle pressioni mafiose, non è mai stato celebrato un processo che abbia stabilito con chiarezza mandanti ed esecutori materiali dell’omicidio di Piero Pisa. La sua morte, come quella di altri imprenditori colpiti nello stesso periodo, è rimasta un capitolo oscuro nella storia della lotta alla mafia in Italia.
La figura di Pisa è oggi ricordata soprattutto all’interno degli studi e delle ricerche sulle vittime innocenti della mafia, come esempio di chi pagò con la vita la scelta di non sottomettersi al racket e alle logiche criminali. La sua storia invita a riflettere sul coraggio civico e sul costo umano di chi, pur operando in un settore chiave dell’economia, si oppose alla violenza mafiosa.











