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4 gennaio 1947: la mafia uccide segretario della Camera del Lavoro e dirigente comunista

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
3 Gennaio, 2026
in Cronaca
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4 gennaio 1947: la mafia uccide segretario della Camera del Lavoro e dirigente comunista
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Il 4 gennaio 1947 rimane una delle date più drammatiche nella storia sindacale e civile della Sicilia. In quella sera fredda di inverno, Accursio Miraglia, 51 anni, segretario della Camera del Lavoro di Sciacca e dirigente del Partito Comunista Italiano, fu assassinato in un agguato mafioso davanti alla porta di casa sua da sicari armati, ponendo fine alla vita di uno dei più appassionati difensori dei diritti dei lavoratori e dei contadini nel secondo dopoguerra italiano.

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Accursio Miraglia non era solo un sindacalista: era un uomo profondamente radicato nella sua comunità, un leader dal forte impegno civile e sociale. Oltre al ruolo di segretario della Camera del Lavoro, Miraglia aveva contribuito a fondare, il 5 novembre 1945, la cooperativa agricola “La Madre Terra” insieme a centinaia di contadini e braccianti, con l’obiettivo di ottenere l’assegnazione delle terre incolte ai lavoratori secondo i decreti agrari dell’epoca. 

Il progetto cooperativo rappresentava una concreta speranza per migliaia di contadini poveri che lottavano per la riforma agraria e per un nuovo modello di sviluppo sociale e produttivo in Sicilia. La sua iniziativa, che in pochi anni portò alla redistribuzione di diverse centinaia di ettari, lo rese però una spina nel fianco del latifondismo e della mafia agraria locale, sempre restia a perdere il controllo della terra e dei rapporti di potere nel territorio. 

La sera del 4 gennaio 1947, intorno alle 21:30, Miraglia stava tornando a casa dopo una riunione presso la sezione locale del suo partito quando fu colpito da una raffica di mitra e colpi di pistola da parte di uomini della criminalità organizzata, davanti alla sua abitazione a Sciacca. Era accompagnato da alcuni compagni di partito, ma uno degli assalitori, armato, lo colpì mortalmente a pochi passi dalla porta di casa. 

La brutalità dell’agguato e l’evidente matrice mafiosa del delitto fecero immediatamente scalpore nell’intera isola, suscitando indignazione tra i lavoratori, i contadini e i gruppi antifascisti italiani. 

La morte di Miraglia venne duramente condannata dai sindacati, dai partiti di sinistra e dall’opinione pubblica nazionale. La CGIL agrigentina organizza ogni anno in Sicilia iniziative commemorative per ricordare il sacrificio del sindacalista e il valore del suo impegno civile, spesso ricordando le parole che Miraglia stesso amava ripetere: “Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio”, motto di lotta e dignità che ancora oggi risuona nelle celebrazioni e nei cortei. 

Nel 2025, in occasione del 78° anniversario dell’omicidio, alla commemorazione ha preso parte anche Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, sottolineando come la testimonianza di uomini come Miraglia sia ancora attuale nella lotta contro le mafie, l’ingiustizia sociale e la povertà. 

La vicenda di Accursio Miraglia è simbolica non solo per la sua violenta conclusione, ma per l’insieme delle battaglie che ha condotto: dalla fondazione di una cooperativa di contadini al pieno sostegno alla riforma agraria, dal ruolo di guida sindacale alla capacità di unire comunità contadine e lavoratori nel nome della giustizia sociale. 

Il suo assassinio rappresenta una delle molte vittime della mafia agraria nel secondo dopoguerra, in un periodo segnato da forti tensioni sociali e da una dura opposizione agli interessi dei grandi latifondisti e delle cosche locali, contrapposti al desiderio di emancipazione economica e civile delle classi più deboli. 

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