Il 4 gennaio 1992 il sovrintendente di Polizia Salvatore Aversa, 59 anni, e la moglie Lucia Precenzano, 55 anni, furono uccisi in un agguato mafioso nel cuore di Lamezia Terme, vittime innocenti della ‘ndrangheta locale.
La coppia fu assassinata in pieno centro cittadino, in via dei Campioni, mentre si stava per imbarcare nella propria auto dopo una giornata trascorsa insieme. Due killer, con freddezza e precisione, aprirono il fuoco con pistole calibro 9, colpendo mortalmente prima Aversa e poi la moglie, probabilmente per eliminare ogni possibile testimone.
Salvatore Aversa era un poliziotto stimato e temuto dalle cosche locali, un investigatore di lungo corso con decenni di esperienza alle spalle e una profonda conoscenza dei clan lametini. Nel corso della sua carriera si era distinto per le indagini sulle attività della ‘ndrangheta, affrontando con determinazione traffici di droga, racket e collegamenti tra organizzazioni criminali.
La coppia, entrambi molto conosciuti nella comunità, aveva tre figli, che persero entrambi i genitori in un attimo, travolti dall’escalation di violenza che caratterizzava quegli anni.
Le indagini sul duplice omicidio furono complesse e piene di vicissitudini giudiziarie. In una prima fase furono arrestati e accusati due giovani indicati da una testimone oculare, ma in seguito risultarono innocenti e furono assolti.
Dopo anni di lavoro degli investigatori, si arrivò a identificare i reali autori materiali dell’agguato: Salvatore Chirico e Stefano Speciale, entrambi affiliati alla Sacra Corona Unita, ingaggiati dalle ‘ndrine lametine per eseguire l’omicidio.
La vicenda giudiziaria, tra depistaggi e smentite di testimonianze rivelatesi false, rimane ancora oggi uno degli esempi più inquietanti e controversi di come la lotta alla ‘ndrangheta abbia potuto intrecciarsi con errori investigativi e giudiziari nel nostro paese.
Ogni anno, il 4 gennaio a Lamezia Terme viene ricordata la memoria di Aversa e della moglie con celebrazioni religiose e momenti pubblici di commemorazione, alla presenza di autorità civili, militari e delle forze dell’ordine. La coppia è vista come simbolo di impegno per la legalità e il contrasto alla criminalità organizzata, un esempio di servizio e dedizione allo Stato.
Nel 2023, un presidio dell’associazione Libera è stato intitolato a Salvatore Aversa e Lucia Precenzano ad Agordo, nelle Dolomiti bellunesi, testimonianza di come la storia dei coniugi uccisi abbia valicato i confini regionali e assunto una dimensione nazionale nel ricordo del sacrificio civico.
A distanza di oltre trent’anni, la tragica uccisione dei coniugi Aversa resta un episodio simbolico della ferocia mafiosa, ma anche della necessità di continuare a ricordare e valorizzare chi ha pagato con la vita la scelta di servire lo Stato e contrastare la criminalità.











