Con un rito solenne e carico di significato spirituale, il cardinale Baldassare Reina ha chiuso la Porta Santa della Basilica di San Giovanni in Laterano, dando attuazione a quanto previsto per l’Anno Santo indetto da Papa Francesco. Il gesto si inserisce nel calendario liturgico del Giubileo della Speranza, proclamato dal Pontefice con la Bolla Spes non confundit, che ha stabilito tempi e modalità comuni per tutte le diocesi del mondo.
La chiusura della Porta Santa in Laterano rappresenta un momento simbolico di grande rilievo: la basilica è infatti la cattedrale del Papa, madre e capo di tutte le chiese dell’Urbe e del mondo cattolico. Il rito, presieduto dal cardinale vicario per la diocesi di Roma, ha richiamato il senso profondo del Giubileo come tempo di conversione, riconciliazione e rinnovamento della fede.
Durante la celebrazione, il cardinale Reina ha sottolineato il valore spirituale del pellegrinaggio giubilare e dell’attraversamento della Porta Santa, segno di Cristo “porta” che conduce alla salvezza. La chiusura non segna una fine, ma invita i fedeli a custodire e portare nella vita quotidiana i frutti di questo cammino di speranza, misericordia e impegno concreto verso gli altri.
Il rito celebrato in Laterano non è un evento isolato. Lo stesso gesto liturgico viene compiuto in tutte le diocesi del mondo, in comunione con Roma, secondo le indicazioni contenute nella Bolla di indizione del Giubileo. Papa Francesco ha voluto infatti che l’Anno Santo non fosse solo un evento romano, ma un’esperienza universale, capace di coinvolgere ogni Chiesa locale e ogni comunità, anche nei luoghi più periferici.
Il Giubileo della Speranza, come ricordato più volte dal Pontefice, nasce in un contesto segnato da guerre, disuguaglianze, povertà e smarrimento spirituale. Per questo Spes non confundit richiama la necessità di rimettere al centro la dignità della persona, la pace, la solidarietà e la fiducia in un futuro possibile. La Porta Santa diventa così un segno concreto di passaggio: dall’indifferenza all’impegno, dalla paura alla fiducia, dalla chiusura all’accoglienza.
Domani sarà la volta della Porta Santa della Basilica di San Paolo fuori le Mura, altro luogo simbolo della cristianità romana e universale. Anche in questo caso, la celebrazione richiamerà il legame tra il messaggio giubilare e la testimonianza dell’apostolo Paolo, instancabile annunciatore del Vangelo e della speranza cristiana.
Con la chiusura progressiva delle Porte Sante, il Giubileo entra in una fase che invita alla riflessione e alla responsabilità personale e comunitaria. Il messaggio lanciato da Roma si fa eco nelle diocesi di tutto il mondo: la speranza non è un’idea astratta, ma una scelta quotidiana, da vivere attraverso gesti concreti di giustizia, misericordia e attenzione agli ultimi.
Il Giubileo della Speranza prosegue così il suo cammino, lasciando un segno profondo non solo nei luoghi sacri, ma soprattutto nella vita dei fedeli chiamati a essere, nel mondo, testimoni credibili di una speranza che non delude.











