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Reggia di Portici, restituita al suo splendore la Galleria del Piano Nobile

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
11 Giugno, 2026
in Arte & Spettacolo
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Reggia di Portici, restituita al suo splendore la Galleria del Piano Nobile
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La Città Metropolitana di Napoli ha completato il restauro conservativo della Galleria del piano nobile della Reggia di Portici, il magnifico complesso borbonico di sua proprietà nella città di Portici. L’intervento, del valore complessivo di € 638.994,54 — ottenuto dopo ribasso sulla base d’asta di 750.000 euro — è stato interamente condotto dalla Direzione Tecnica Patrimonio della Città Metropolitana di Napoli, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli.
L’operazione si inserisce nel quadro della convenzione stipulata con l’Università degli Studi di Napoli Federico II, che prevede la progressiva liberazione delle sale del primo piano — il celebre Piano Nobile — dalle attività didattiche del Dipartimento di Agraria, per restituirle a un uso integralmente museale, degno della straordinaria storia del palazzo, affidate a MUSA- Musei delle Scienze Agrarie della stessa Università. Per far ciò, la convenzione ha previsto l’autofinanziamento dei lavori che la Città Metropolitana deve realizzare sul sito, grazie al vincolo posto sui 750mila di euro di canone che l’Università versa ogni triennio all’ente di piazza Matteotti.
Da sala di corte a corridoio universitario: una storia lunga quasi tre secoli
Costruita per volere del Re di Napoli a partire dal 1738, la Reggia di Portici fu progettata da grandi architetti — Giovanni Antonio Medrano, Antonio Canevari, Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga — e arricchita nel corso di oltre un secolo con pregevoli decorazioni, dipinti di artisti illustri e arredi di raffinata fattura, per iniziativa tanto della dinastia borbonica quanto di Gioacchino Murat. La Galleria, cuore di collegamento tra lo scalone monumentale e il Teatrino di corte, era in quell’epoca un ambiente di grande rappresentanza: soffitti ornati, lampadari di cristallo, pareti rivestite di preziosi decori, mobili e dipinti testimoniavano la magnificenza della corte borbonica.
Il cambio nella seconda metà dell’Ottocento: nel 1873, con l’acquisto del Sito Reale da parte dell’Amministrazione Provinciale di Napoli e la nascita della Real Scuola Superiore di Agricoltura, le collezioni d’arte vennero trasferite altrove e i locali della Galleria furono gradualmente convertiti ad aule e spazi didattici.
In epoca più recente, gli stessi ambienti erano adibiti ad uffici amministrativi dell’Università Federico II: scrivanie, computer e soffittature in cartongesso avevano completamente occultato l’architettura originale della sala.
I lavori di restauro: recuperare senza cancellare la storia
La Galleria si sviluppa su un unico livello del corpo centrale della Reggia, a cavallo della via Università — l’antica via Regia per le Calabrie — con una superficie di circa 250 mq, un’altezza di 7 metri, una lunghezza di oltre 35 metri e una larghezza di circa 6 metri. Nel tempo, numerose tramezzature avevano suddiviso lo spazio in compartimenti minori, snaturandone completamente la fisionomia originale.
Il progetto di restauro, redatto dai tecnici della Direzione Patrimonio della Città Metropolitana, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, ha affrontato questa complessità con un approccio rigorosamente conservativo: ogni scelta è stata guidata dal rispetto delle stratificazioni storiche accumulate nei secoli, senza imporre trasformazioni che potessero alterare il carattere monumentale del luogo. La prima fase ha riguardato la demolizione dei tramezzi divisori aggiunti negli ultimi decenni, che avevano frammentato lo spazio: una volta rimossi questi elementi, la Galleria ha riacquistato la sua imponente prospettiva originale. La rimozione del controsoffitto ha inoltre riportato alla luce la realizzazione di un intervento strutturale effettuato attraverso la realizzazione di un solaio in putrelle di ferro al posto dell’originaria struttura del soffitto storico realizzato mediante una volta a botte con la cd. “tecnica ad incannucciata”, ormai persa.
Particolare attenzione è stata dedicata al recupero di quegli infissi originali ancora conservati: le grandi ante in legno, smontate e trattate in un apposito laboratorio allestito in loco, sono state oggetto di accurate operazioni di pulitura, consolidamento, reintegrazione delle parti mancanti e riverniciatura secondo le tonalità originarie rinvenute mediante apposite indagini stratigrafiche, per poi essere ricollocate nelle loro sedi originali.
Sulle pareti, un’équipe di restauratori ha operato per il descialbo, il consolidamento e la pulitura degli intonaci storici, recuperando il più possibile l’apparato pittorico originario caratterizzato dalla presenza di cicli di affreschi con motivi ornamentali di tipo floreale e architettonico che decenni di tamponature e ridipinture avevano celato.
Con la rimozione della controsoffittatura di epoca recente, alla sommità delle pareti perimetrali, sono stati rinvenuti anche gli inviti in cui alloggiavano gli arcarecci che costituivano il sostegno strutturale “a modo di carena di una nave” dell’originaria volta ad incannucciata ormai persa, di cui resta di un’unica testimonianza nell’angolo a destra del tramezzo divisorio con l’antisala, realizzato in epoche successive secondo la cd. tecnica “alla beneventana” come si evince dalla porzione di intonaco persa e volutamente non ripristinata. Prima di ogni intervento sono state condotte indagini preliminari — saggi e sondaggi — per orientare le scelte tecniche nel modo più rispettoso possibile. Nessuna modifica strutturale è stata apportata all’edificio.
È stato recuperato anche una parte del pavimento originario, conservato nella grande nicchia posta nella parete in fondo alla Galleria che era celata dietro a un tompagno. Alcune delle riggiole originarie rinvenute, debitamente restaurate e trattate, sono state inserite nella nuova pavimentazione in cotto napoletano, a testimonianza dell’impianto originario. Altre porzioni sono state conservate per futuri interventi di restauro. Al di sotto del primo finestrone, posto a destra dell’ingresso principale alla sala, è stata rinvenuta, celata anch’essa da un tompagno, una ulteriore porzione di pavimento originario realizzato con un differente disegno di posa, anch’esso recuperato e restaurato. Dietro il medesimo tompagno era celato anche un lambrino affrescato perfettamente conservato, anch’esso oggetto di recupero.  
Gli impianti elettrici e d’illuminazione sono stati interamente rinnovati: il nuovo sistema di illuminotecnica, con faretti orientabili su binario, è stato progettato per valorizzare le qualità architettoniche degli ambienti senza alterarne la percezione complessiva.
La Galleria dopo il restauro: la prospettiva verso il fondo della sala con le nicchie ad arco, il pavimento in cotto e il sistema di illuminazione su binario
Il risultato finale è uno spazio che ha ritrovato la sua identità architettonica: la prospettiva lunga e luminosa, le decorazioni pittoriche che emergono dalle pareti, il pavimento in cotto, le persiane originali restaurate e il cornicione dentellato che corre lungo il perimetro restituiscono alla Galleria la dignità di un ambiente di rappresentanza borbonico, ora pronto ad accogliere i visitatori. La Galleria, infatti, sarà restituita alla fruizione pubblica e farà inserita nel percorso museale esistente.
Verso il polo museale: un percorso condiviso 
Il restauro della Galleria non è un episodio isolato, ma un tassello di un più ampio progetto di valorizzazione del Piano Nobile della Reggia, avviato dalla Città Metropolitana di Napoli in sinergia con l’Università Federico II di Napoli e la Sovrintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli. 
Negli ultimi decenni sono già stati restaurati, – sempre grazie al sistema di vincolo delle somme che consente un ‘autofinanziamento dei lavori’ – tra gli altri, la peschiera e il laghetto, la torre dell’orologio, la facciata lato mare, le sale dell’appartamento del Re, il Museo Ercolanense, le sale della Reggia ‘lato monte’ destinate ad accogliere i Musei delle Scienze Agrarie.
Il recupero della Galleria è inoltre funzionale al futuro restauro dei complessi adiacenti: lo Scalone monumentale, il Teatrino di corte, e gli Appartamenti della Regina. 
L’obiettivo finale è la creazione di un percorso museale unitario e continuo, che consenta ai visitatori di attraversare l’intero piano nobile godendo della sua straordinaria architettura e delle sue decorazioni.

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