Un recente rapporto evidenzia una verità pesante: tra il primo trimestre del 2011 e il primo trimestre del 2025 la ricchezza complessiva delle famiglie italiane è diminuita dell’8,5%. Una perdita significativa che ha colpito in particolare il ceto medio e le fasce meno abbienti della popolazione.
Le famiglie appartenenti al 50% più povero hanno subito una riduzione del patrimonio del 23,2%.
I nuclei familiari del sesto all’ottavo decile hanno visto cali del patrimonio compresi fra il 35,3% e il 24,3%.
Anche le famiglie del penultimo decile (nono) hanno registrato una perdita del 17,1%.
Solo il 10% delle famiglie più ricche ha ottenuto un aumento medio della loro ricchezza del 5,9%.
Oggi, la distribuzione del patrimonio è altamente concentrata: circa il 60% della ricchezza nazionale è detenuta da 2,6 milioni di famiglie appartenenti al decimo decile, la fascia più ricca. Ancora più netto il dato del vertice: solo il 5% delle famiglie più facoltose, circa 1,3 milioni di nuclei, possiede quasi la metà della ricchezza nazionale complessiva (48%).
Di contro, le 13 milioni di famiglie nella parte più bassa della scala patrimoniale vedono la loro quota di ricchezza scendere dal 8,7% del 2011 al 7,3% del 2025.
I dati mostrano che non è solo la povertà assoluta a crescere, ma che anche chi lavora e si considerava “classe media” rischia sempre di più di trovarsi in difficoltà. Il calo del patrimonio reale implica meno risparmi, meno stabilità, e minori tutele in caso di imprevisti.
Il fatto che la perdita sia così marcata tra le fasce medie e medie-basse segnala che l’impoverimento non riguarda solo le fasce fragili, ma una porzione ampia della popolazione attiva e con reddito.
Al contrario, la ricchezza si concentra sempre più nella fascia già privilegiata: le famiglie più abbienti continuano a mantenere — e in alcuni casi ad aumentare — il proprio patrimonio.
Vari fattori contribuiscono a spiegare questo declino.
Crisi economiche e recessioni: negli anni recenti l’Italia ha attraversato periodi di crisi, fragilità industriale, perdita di reddito reale, che hanno eroso la ricchezza accumulata.
Inflazione e aumento del costo della vita: l’inflazione erode il valore del denaro e dei risparmi, rendendo più difficile mantenere lo stesso tenore di vita e proteggere il patrimonio familiare.
Mercato del lavoro fragile: lavori precari, contratti a termine o part-time, salari stagnanti o insufficienti limitano la capacità di risparmio, rendendo le famiglie vulnerabili a shock economici.
Disuguaglianze strutturali: l’aumento della quota di ricchezza nelle mani di pochi evidenzia diseguaglianze crescenti, con molte famiglie costrette a rinunce, indebitamenti o precarietà permanente.











