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Studente accoltellato a Milano per 50 euro: condanna a 20 anni, poi l’abbraccio in aula agli aggressori

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
21 Maggio, 2026
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Studente accoltellato a Milano per 50 euro: condanna a 20 anni, poi l’abbraccio in aula agli aggressori
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Un abbraccio in aula dopo una violenza che avrebbe potuto lasciare soltanto odio. È l’immagine che più di tutte resterà impressa del processo per l’accoltellamento di Davide Simone Cavallo, il giovane studente aggredito durante una rapina nella movida milanese.

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L’episodio è avvenuto il 20 maggio 2026 al Tribunale di Milano, pochi istanti prima della sentenza nei confronti dei due imputati coinvolti nell’aggressione che aveva quasi ucciso il ragazzo per una manciata di euro.

La condanna per il tentato omicidio

Il gup di Milano ha condannato il principale aggressore a 20 anni di carcere per tentato omicidio e rapina aggravata. Il secondo imputato ha invece ricevuto una pena di 10 mesi e 20 giorni per omissione di soccorso.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Davide era stato circondato e accoltellato durante una rapina degenerata in un’aggressione brutale. Le coltellate gli avevano provocato gravissime ferite e conseguenze permanenti.

Il gesto inatteso in aula

Ma il momento che ha colpito maggiormente familiari, magistrati, avvocati e presenti in aula è arrivato poco prima della lettura della sentenza.

Davide Simone Cavallo ha chiesto di poter parlare con i due giovani imputati. Un confronto breve, intenso, lontano dalla rabbia che molti si sarebbero aspettati. Poi il gesto inatteso: l’abbraccio.

Una scena che ha spezzato il clima teso dell’aula giudiziaria e che ha trasformato il processo in qualcosa di più profondo di una semplice pronuncia penale.

“Non voglio vivere nell’odio”

Nei giorni precedenti, il giovane aveva già manifestato pubblicamente la volontà di non lasciare che la violenza subita definisse completamente la sua vita.

Pur convivendo con ferite fisiche e psicologiche pesantissime, Davide ha scelto una strada diversa: il riconoscimento della gravità del reato, la richiesta di giustizia, ma anche il rifiuto dell’odio come unica risposta possibile.

Un atteggiamento che ha generato reazioni contrastanti nell’opinione pubblica: da una parte chi ha visto nel gesto una straordinaria prova di maturità e umanità, dall’altra chi teme che il perdono possa attenuare la percezione della gravità della violenza giovanile.

Un caso simbolo della violenza nelle città

L’aggressione a Davide Simone Cavallo è diventata uno dei casi simbolo dell’escalation di violenza tra giovanissimi nelle aree della movida urbana.

Secondo gli investigatori, il branco avrebbe agito con estrema aggressività per una rapina di poche decine di euro, mostrando una sproporzione impressionante tra il movente e la ferocia dell’azione.

L’inchiesta aveva già portato all’arresto di più persone e a procedimenti separati anche per alcuni minori coinvolti.

Giustizia e perdono

L’immagine dell’abbraccio resta oggi il simbolo più forte di questa vicenda. Non cancella le responsabilità penali né il dolore subito, ma apre una riflessione difficile sul rapporto tra giustizia, punizione e possibilità di cambiamento.

In un’aula di tribunale abituata a scontri, accuse e tensioni, Davide Simone Cavallo ha scelto un linguaggio diverso. E proprio per questo il suo gesto ha colpito così profondamente l’opinione pubblica.

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