La 36ª edizione dell’indagine sulla “Qualità della vita” di Il Sole 24 Ore conferma un dominio del Nord Italia: al primo posto svetta Trento, seguita da Bolzano e Udine.
La top‑10 è interamente composta da province del Nord: grandi città e territori medio‑piccoli che mostrano ottime performance in numerosi aspetti — economia, lavoro, servizi, ambiente, salute, sicurezza, istruzione, cultura.
Secondo il rapporto, i criteri utilizzati sono 90 indicatori articolati in sei macro‑aree: ricchezza e consumi; affari e lavoro; ambiente e servizi; demografia, società e salute; giustizia e sicurezza; cultura e tempo libero.
In questa classifica, le province del Nord‑Est, Trento, Bolzano, Udine, emergono come quelle con l’equilibrio migliore tra opportunità economiche, buoni servizi, benessere sociale e qualità ambientale.
Il Sud e la Campania: la classifica non sorride
La fotografia che l’indagine restituisce per il Sud è disomogenea e critica. Le ultime 24 posizioni della classifica 2025 sono occupate da province del Mezzogiorno.
Per quanto riguarda la Campania, i risultati sono deludenti: Napoli figura tra le peggiori. Con il 104° posto su 107 province, conferma un divario strutturale rispetto alle aree più virtuose del Nord.
Il punteggio medio attribuito a Napoli risulta molto distante da quello delle province di vertice: un segnale chiaro di difficoltà in diversi ambiti del benessere territoriale.
Anche nel recente indice generazionale dell’indagine che considerava la qualità della vita per bambini, giovani e anziani, la Campania non ha brillato: la situazione per le fasce più vulnerabili appare segnata da carenze strutturali.
Napoli e Campania: quali problemi emergono
Dal rapporto emergono evidenti criticità per Napoli e la Campania rispetto a più dimensioni:
Servizi e ambiente — l’offerta e la qualità dei servizi pubblici, della sanità, di trasporti, di vivibilità urbana sembrano restare sotto gli standard indicati dalle province meglio classificate.
Opportunità economiche e lavoro — diseguaglianze, crisi occupazionale, scarsa attrattività rispetto al Nord pesano sul tessuto sociale e sul potenziale di sviluppo.
Sicurezza, giustizia e legalità — indicatori che influenzano fortemente la percezione della qualità della vita risultano spesso tra i più critici nelle province meridionali.
Dinamiche sociali e demografiche — emigrazione, fuga di giovani, scarsità di servizi adeguati per famiglie e fasce vulnerabili rendono difficile un consolidamento del benessere sul lungo termine.
In altre parole: la classifica conferma che molte delle sfide che già nei fatti si vivono quotidianamente al Sud — in Campania, a Napoli — non sono solo percezione, ma dati concreti misurati in indicatori quantitativi di benessere.
Perché la disparità resta così ampia
Il divario Nord‑Sud che emerge dalla classifica 2025 non è frutto del caso.
In molte province del Nord‑Est combaciano risorse, investimenti, infrastrutture, efficienza dei servizi pubblici, condizioni ambientali e un tessuto socio‑economico stabile.
Al Sud invece permangono problemi strutturali: economia stagnante, disoccupazione, infrastrutture carenti, carenze nei servizi — tutti elementi che pesano in modo cumulativo sulla qualità della vita.
Anche la storia, le politiche di sviluppo, la distribuzione delle risorse statali e le dinamiche migratorie contribuiscono a mantenere inalterate le disuguaglianze.
La classifica di quest’anno rappresenta ancora una volta lo specchio di un’Italia divisa: tra territori che riescono a garantire opportunità concrete e benessere, e altri che restano indietro, con conseguenze tangibili sulla vita di chi vi abita.









