Durante le manifestazioni legate allo sciopero generale, decine di attivisti ProPal si sono distaccati dal corteo principale e, nel primo pomeriggio, hanno fatto irruzione nella sede torinese di La Stampa, in via Lugaro.
I giornalisti erano assenti perché aderenti alla mobilitazione nazionale per il rinnovo del contratto, e gli uffici si trovavano temporaneamente chiusi. Approfittando di ciò, gli attivisti, alcuni con il volto coperto, hanno forzato due porte d’ingresso, invaso la redazione, e cominciato a devastare gli ambienti.
Tensioni, insulti e devastazione
All’interno, sono state imbrattate pareti e arredi con vernice spray, lanciato letame contro i cancelli, e gettati a terra pile di giornali, libri e manoscritti. Sui muri sono comparsi slogan forti e intimidatori: “Giornalista terrorista, sei il primo della lista”, “Free Palestine”, “Giornalisti complici del genocidio a Gaza”.
Il Comitato di Redazione ha definito l’azione “un attacco gravissimo all’informazione e alla libertà di stampa”, parlando di un gesto “vile e squadrista”, condannato da più parti come un affronto al diritto al lavoro e alla libera informazione.
Identificati e denunciati decine di responsabili
I controlli della polizia hanno portato all’identificazione di circa 30–34 persone, tra attivisti del centro sociale Askatasuna, collettivi studenteschi e manifestanti legati alla galassia ProPal. Molti sono già stati denunciati per invasione, danneggiamento e violazione di domicilio. Le forze dell’ordine, che avevano scarse presenze davanti agli ingressi al momento dell’irruzione, hanno annunciato un rafforzamento dei controlli davanti a tutte le redazioni giornalistiche di Torino.
Reazioni e solidarietà
La notizia ha suscitato una forte ondata di solidarietà nei confronti del quotidiano. Le istituzioni e le forze politiche hanno duramente condannato l’assalto: alcuni rappresentanti lo hanno definito “inaccettabile” e “un attacco diretto alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini ad essere informati”.
Anche associazioni di giornalisti e colleghi di altre testate hanno espresso vicinanza alla redazione: la distruzione di documenti e l’intimidazione sono considerati un attacco non solo a un giornale, ma al valore stesso dell’informazione libera e indipendente.
Un segnale preoccupante
L’irruzione nella redazione de La Stampa segna un salto di qualità nella tensione che accompagna le manifestazioni di piazza: non più solo slogan o cortei, ma azioni dirette contro i media. È un segnale che scuote la democrazia e che interpella lo Stato: la libertà di informazione non può essere messa sotto assedio.
La redazione, intanto, annuncia che non tornerà al lavoro finché non saranno garantite condizioni di sicurezza e rispetto. E la comunità giornalistica rinnova l’allarme rispetto al crescente clima di intimidazione verso chi racconta i fatti.











