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Medici al Tavolo per la sicurezza, il presidente Zuccarelli: «Investire sui giovani per cambiamento culturale»

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
24 Novembre, 2025
in Da Sud a Sud
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Abusi sessuali su una paziente: in manette un medico nel salernitano
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«Stamane ho portato al tavolo per l’ordine pubblico e la sicurezza convocato in Prefettura le istanze dei professionisti che ogni giorno lavorano in prima linea per la salute dei cittadini. Una riunione molto concreta che si è aperta con la rinnovata solidarietà alla collega pediatra vittima di aggressione. Sono stati analizzati i numeri delle aggressioni ai danni del personale sanitario ed è emerso un primo importante dato di miglioramento grazie all’aumento dei drappelli di polizia. La situazione è tutt’altro che risolta, ma andiamo nella giusta direzione. Ora si devono mettere in campo iniziative concrete per sensibilizzare la cittadinanza. Inoltre, si deve intervenire nelle scuole, per fare in modo che a partire dai giovani possa esserci un vero e proprio cambiamento culturale». Lo dice il presidente dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia, Bruno Zuccarelli.

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Il leader dei camici bianchi di Napoli sottolinea come il confronto con il Prefetto e le Forze dell’Ordine si stia concentrando non soltanto sulla risposta emergenziale alle aggressioni, ma anche sulla prevenzione: «I dati che mostrano una prima flessione degli episodi, grazie alla presenza più capillare dei presidi di polizia, ci incoraggiano a proseguire su questa strada. Tuttavia, i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario continuano a lavorare troppo spesso in un clima di tensione: è indispensabile consolidare e rafforzare queste misure, soprattutto nei pronto soccorso, nei servizi di continuità assistenziale e nei presidi territoriali più esposti». Accanto alla sicurezza “fisica”, per l’Ordine è ormai imprescindibile un investimento sul piano culturale e comunicativo. «Non basta aumentare le pattuglie – aggiunge Zuccarelli – se non si accompagna questo sforzo con una campagna di sensibilizzazione forte e costante. Serve spiegare ai cittadini che chi lavora in sanità è un alleato, non un bersaglio, e che la rabbia verso i singoli operatori non risolve le criticità del sistema, ma le aggrava».

Un capitolo centrale del confronto è stato quello legato al mondo della scuola: «Se vogliamo davvero cambiare rotta – prosegue il presidente – dobbiamo cominciare dai più giovani. Portare nelle scuole il tema del rispetto delle persone, delle regole e del valore del lavoro dei professionisti della salute significa seminare oggi una cultura diversa, che potrà ridurre domani gli episodi di violenza e minaccia contro chi cura». L’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia conferma, dunque, la massima collaborazione con Prefettura, Forze dell’Ordine, Aziende sanitarie e istituzioni locali, ribadendo al tempo stesso che la tutela di chi assiste i cittadini è una condizione imprescindibile per garantire il diritto alla salute: senza sicurezza non può esserci una sanità davvero efficiente e vicina alle persone.

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«Diego è stato assassinato a sangue freddo». È l'accusa pronunciata dall'avvocato Fernando Burlando, legale di Dalma e Gianinna Maradona, nell'arringa conclusiva delle parti civili al processo sulla morte di Diego Armando Maradona, in corso a San Isidro, nell'area metropolitana di Buenos Aires. Il legale ha chiesto una condanna a 15 anni di carcere per il neurochirurgo Leopoldo Luque, medico personale dell'ex fuoriclasse argentino, accusato insieme ad altri professionisti sanitari di responsabilità nella gestione delle sue condizioni di salute durante il ricovero domiciliare che precedette la morte, avvenuta il 25 novembre 2020. L'intervento di Burlando, durato oltre tre ore, ha segnato una delle fasi più intense della conclusione delle arringhe delle parti civili. L'avvocato ha sostenuto che le prove emerse nel dibattimento confermerebbero la tesi secondo cui la morte del campione avrebbe potuto essere evitata. Si tratta della posizione accusatoria della parte civile: le responsabilità penali degli imputati devono essere accertate dal tribunale.  Le richieste di condanna: nel mirino l'intero staff sanitario Nel corso dell'arringa, l'avvocato Fernando Burlando ha chiesto 15 anni di carcere per il neurochirurgo Leopoldo Luque, medico personale di Maradona, e 12 anni per Nancy Forlini, coordinatrice dell'assistenza sanitaria domiciliare. Per la psichiatra Agustina Cosachov la richiesta è di 10 anni, mentre per lo psicologo Carlos Díaz il legale ha invocato una pena di cinque anni. Infine, ha chiesto quattro anni di reclusione ciascuno per l'infermiere Ricardo Almirón e per Mariano Perroni, responsabile degli infermieri. Le contestazioni comprendono, secondo le posizioni accusatorie, l'omicidio semplice con dolo eventuale per alcuni imputati e l'omicidio colposo per altri. Per il medico clinico Pedro Di Spagna, invece, Burlando ha chiesto l'assoluzione, in linea con la posizione già espressa dalla pubblica accusa.  Le richieste formulate dalla parte civile non sono condanne già pronunciate: spetterà ai giudici valutare le prove e accertare le eventuali responsabilità penali dei singoli imputati. La distinzione giuridica è importante. Il dolo eventuale presuppone, in termini generali, che una persona si rappresenti la possibilità che la propria condotta provochi un evento mortale e ne accetti il rischio. La colpa, invece, riguarda una condotta negligente, imprudente o imperita, senza quella forma di accettazione del rischio. Le pene richieste da Burlando sono quelle invocate dalla parte civile e non costituiscono condanne già pronunciate. Anche la qualificazione giuridica dei fatti resta sottoposta alla valutazione dei giudici. «Il suo corpo chiedeva aiuto»: le accuse sulle cure domiciliari Al centro della requisitoria c'è la gestione delle condizioni cliniche di Maradona nelle settimane precedenti la morte. Il campione era stato sottoposto a un intervento chirurgico per un ematoma subdurale e, successivamente, era stato trasferito in un'abitazione privata per proseguire la convalescenza. Secondo la ricostruzione sostenuta dall'accusa e dalle parti civili, durante l'assistenza domiciliare sarebbero stati trascurati segnali e sintomi che avrebbero richiesto un controllo medico più rigoroso e, potenzialmente, un nuovo ricovero ospedaliero. Burlando ha attaccato duramente le condizioni dell'abitazione nella quale Maradona trascorse gli ultimi giorni, sostenendo che fosse inadeguata a garantire un'assistenza proporzionata alla fragilità del paziente. «Il corpo di Diego chiedeva aiuto, ma l'indifferenza è stata brutale», ha dichiarato il legale. Ha inoltre sostenuto che Maradona fosse arrivato vivo in quella casa e che i professionisti incaricati di seguirlo avessero ignorato segnali clinici che avrebbero dovuto destare preoccupazione.  La tesi delle parti civili è che non si sia trattato soltanto di una successione di errori nell'assistenza, ma di condotte e omissioni che avrebbero contribuito alla morte dell'ex calciatore. Sarà il tribunale a stabilire se le prove raccolte consentano di attribuire ai singoli imputati le responsabilità contestate. La morte del Pibe de Oro e il processo a San Isidro Diego Armando Maradona è morto il 25 novembre 2020, a 60 anni, mentre si trovava in convalescenza dopo l'intervento neurochirurgico. La morte, attribuita a un edema polmonare acuto associato a un'insufficienza cardiaca, ha dato origine a un'indagine sulle modalità dell'assistenza ricevuta negli ultimi giorni. Il processo mira a chiarire se i professionisti che avevano in cura l'ex campione abbiano agito correttamente e se eventuali negligenze abbiano avuto un ruolo determinante nel decesso. Il procedimento in corso a San Isidro è il secondo tentativo processuale dopo che il primo processo era stato annullato nel 2025 a seguito dello scandalo legato alla partecipazione di una giudice a un progetto documentaristico sul caso, circostanza che aveva compromesso la regolarità del dibattimento. Nelle settimane precedenti alle arringhe delle parti civili, anche la pubblica accusa aveva chiesto pene detentive per diversi componenti dello staff sanitario, pur con richieste differenti rispetto a quelle formulate da Burlando.  Un processo che cerca di stabilire chi avrebbe potuto salvarlo...

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