Il 23 novembre 1989, Bagheria, in provincia di Palermo, fu teatro di un sanguinoso triplice omicidio alla mafia locale.
Tre donne furono brutalmente assassinate: Leonarda Cosentino, madre del pentito Francesco Marino Mannoia, Vincenza Marino Mannoia, sua sorella, e Lucia Cosentino, zia. Le vittime erano legate da vincoli familiari al collaboratore di giustizia, diventando così bersaglio di un attacco intimidatorio per punire la scelta di Francesco di collaborare con le autorità.
L’agguato rappresentò un chiaro messaggio della criminalità organizzata: il prezzo della collaborazione con la giustizia poteva estendersi anche ai familiari degli affiliati. L’efferatezza del gesto, colpendo tre donne innocenti, generò shock e terrore nell’intera comunità, che assistette impotente a una delle pagine più drammatiche della lotta contro Cosa Nostra.
Le indagini avviate dalle autorità miravano a ricostruire la dinamica dell’agguato e a identificare i mandanti e gli esecutori dell’omicidio.
Leonarda Cosentino, Vincenza Marino Mannoia e Lucia Cosentino vengono ricordate come vittime innocenti della mafia, la cui memoria rimane un monito sulla brutalità e sull’ingiustizia inflitta ai familiari dei pentiti, simbolo di quanto la lotta alla criminalità organizzata abbia costi umani altissimi.











