Un episodio che allarma per la sua sofisticazione è avvenuto nella Casa Circondariale di Avellino‑Bellizzi: un drone, intercettato sui tetti dell’istituto penitenziario, avrebbe lanciato circa 750 grammi di droga, successivamente recuperati dagli agenti della Polizia Penitenziaria.
Secondo quanto segnalato dai sindacati della polizia penitenziaria, il velivolo sarebbe stato individuato e fermato grazie alla mobilitazione del personale di sorveglianza. Il carico di stupefacenti scoperto è stato sequestrato: un quantitativo importante che, se immesso tra le celle, poteva alimentare un mercato illecito interno molto pericoloso.
L’episodio, secondo le autorità penitenziarie, dimostra la crescente pericolosità dei metodi adottati dalla criminalità organizzata, che usa i droni per aggirare le barriere fisiche delle carceri. È un segnale chiaro: il traffico di droga dentro le strutture detentive non è più un problema marginale, ma può diventare una fonte significativa di rifornimento.
I vertici della polizia penitenziaria hanno espresso forte preoccupazione, chiedendo misure più incisive e un potenziamento dei sistemi di controllo sulle aree perimetrali degli istituti. L’uso dei droni per il trasporto di droga, spiegano, è ormai “un fenomeno consolidato e molto pericoloso”.
Le indagini sono in corso per capire chi abbia pilotato il drone, da dove provenisse e a chi fosse destinata la droga. Il ritrovamento apre anche un interrogativo più ampio sul livello di sicurezza attuale nelle carceri italiane e sull’efficacia delle misure preventive.









