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14 novembre 2010: operaio 33enne ucciso da un proiettile vagante

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
13 Novembre, 2025
in Cronaca
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14 novembre 2010: operaio 33enne ucciso da un proiettile vagante
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La sera del 13 novembre 2010, sulla strada che conduce a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, un agguato armato ha cambiato per sempre la vita di una famiglia e ravvivato la paura in una comunità. L’obiettivo era un avvocato – Francesco Nizzari, di 42 anni – ma a pagarne il prezzo più alto fu un giovane operaio incensurato, Martino Luverà, di 33 anni, ucciso in un contesto in cui non aveva alcun ruolo nei fatti.

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Originario di San Martino di Taurianova ma residente in provincia di Imperia, si trovava in Calabria per un periodo di ferie dalla sua abitazione, quando la sorte lo ha collocato, suo malgrado, sulla “linea di fuoco”. Secondo le ricostruzioni investigative, i sicari hanno esploso quattro o cinque colpi di fucile a pallettoni contro l’avvocato Nizzari in una zona residenziale della città. 
Nell’agguato, un proiettile ha colpito Luverà, che stava rientrando a casa di parenti, uccidendolo all’istante. L’avvocato Nizzari fu ferito gravemente, con prognosi riservata. 

Le forze dell’ordine accertarono fin da subito che l’obiettivo era l’avvocato Nizzari – legato anche alla politica locale – e che Martino Luverà fu vittima innocente di quel tiro al bersaglio criminale.
La famiglia di Martino, i suoi amici, la comunità di Palmi intera restarono scossi: un uomo qualunque, un operaio, si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato. In molti descrissero la sua come un’esistenza lontana dagli ambienti della violenza, tanto più tragico che fosse uscito di casa per una semplice visita a una zia. 

Due anni dopo, nel 2012, venne eseguita un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del presunto autore dell’agguato. Le indagini avevano ricostruito la dinamica dell’omicidio, confermando la natura intenzionale dell’azione armata nei confronti dell’avvocato e l’errore fatale che portò alla morte di Luverà. 

Il funerale di Martino vide la partecipazione di circa 300 persone ad Isolabona (Imperia), dove risiedeva, segno del legame che la vittima aveva con amici e comunità revisitata in quel momento di dolore. 

Quella di Martino Luverà è la storia di un uomo innocente, che non aveva nulla a che vedere con la vendetta criminale ma che ne divenne vittima; ma è anche un esempio del fatto che la violenza mafiosa non colpisce solo “bersagli” specifici: il danno collaterale è reale e devastante e soprattutto ci ricorda la necessità di giustizia, di verità, e di tutela delle vittime innocenti che restano spesso nell’ombra.

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