Dimitri Fricano, condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata Erika Preti nel 2017 in Sardegna, è stato nuovamente collocato agli arresti domiciliari. Il provvedimento è stato adottato in considerazione delle sue condizioni di salute: è fortemente obeso, pesa circa 200 kg, ha gravi problemi di deambulazione e necessita di cure specifiche che le strutture carcerarie non sarebbero in grado di garantire.
Secondo la decisione del giudice, l’attuale regime carcerario risultava «incompatibile» con lo stato fisico dell’imputato, esponendolo a rischi gravi per la salute. La misura è accompagnata da condizioni restrittive: Fricano può scontare la pena nel domicilio dei familiari, ma con limitazioni nei contatti esterni e nella mobilità.
La decisione ha riacceso il dibattito pubblico sull’equilibrio tra tutela sanitaria e rispetto per la pena inflitta: da un lato la gravità del crimine, 57 coltellate inflitte alla vittima, dall’altro il principio della dignità della detenzione. Per la famiglia della vittima, la concessione risulta intollerabile e riapre una ferita che sembrava chiusa.
La nuova collocazione agli arresti domiciliari segna una fase delicata nel procedimento: Fricano non ha ancora scontato la maggior parte della sua condanna e la misura verrà rivalutata in base all’andamento clinico e comportamentale dell’imputato.











