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10 novembre 1979: “la Strage di San Gregorio”, il sacrificio di tre carabinieri nell’ambito della guerra alle mafie

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
10 Novembre, 2025
in Cronaca, In evidenza
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10 novembre 1979: “la Strage di San Gregorio”, il sacrificio di tre carabinieri nell’ambito della guerra alle mafie
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Il mattino del 10 novembre 1979, lungo l’autostrada A18 tra Catania e Messina, all’altezza del casello di San Gregorio di Catania, un attacco fulmineo e mortale segnava una delle pagine più tragiche della lotta alle mafie siciliane. Tre carabinieri — Giovanni Bellissima (24 anni), Salvatore Bologna (41 anni) e Domenico Marrara (50 anni) — in servizio presso il Comando Provinciale di Catania, furono assassinati in un agguato mentre scortavano il detenuto Angelo Pavone, alias “Faccia d’angelo”, in procinto di essere trasferito al carcere di Bologna. 

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L’operazione nasceva dalla necessità di tradurre Pavone, un esponente mafioso coinvolto in un grave sequestro extorsivo, verso la casa circondariale emiliana. Alle 5 del mattino l’auto della scorta partì da Catania: alla guida l’autista civile, accanto i tre carabinieri e il detenuto. Al casello di San Gregorio, appena fermata la vettura al distributore del ticket, un commando armato esplose una sparatoria a bruciapelo. I tre militari non ebbero il tempo di reagire. L’autista riuscì a salvarsi fingendosi morto.

Undici giorni dopo, il corpo di Pavone venne rinvenuto in una discarica sul territorio etneo: vittima di tortura e morte violenta, era l’evidenza di una mafia che colpiva non solo gli affiliati ma pure chi la metteva in discussione. 

Le vittime innocenti

Giovanni Bellissima: nato a Mirabella Imbaccari (CT) il 18 ottobre 1955, era vice-brigadiere dei Carabinieri. 

Salvatore Bologna: originario di Palazzolo Acreide (SR), nato il 13 aprile 1938; appuntato dell’Arma. 

Domenico Marrara: nato circa nel 1929, 50enne al momento dell’agguato, anch’egli appuntato dei Carabinieri. 

Tutti e tre morirono nell’adempimento del dovere: vittime innocenti di una strategia mafiosa che intendeva colpire lo Stato e chi lo rappresentava. 

Le famiglie di Bellissima, Bologna e Marrara hanno lottato a lungo affinché il loro sacrificio fosse riconosciuto: nel 2013 sono state conferite le medaglie d’oro al valor civile alla loro memoria. 

Ogni anno, a San Gregorio di Catania, si svolge una commemorazione ufficiale presso il monumento eretto nei pressi del casello autostradale, in presenza delle autorità militari, civili e scolastiche.

Questo eccidio aiuta a capire che la lotta alla mafia non riguarda solo grandi operazioni o nomi famosi: implica anche la protezione delle istituzioni, la fragilità di chi serve lo Stato e il coraggio quotidiano di chi “va col veicolo dei detenuti” e si espone completamente.

Ricordare Bellissima, Bologna e Marrara significa tenere viva la consapevolezza che la legalità è anche un sacrificio silenzioso, e che le vittime dello Stato meritano che la giustizia nei loro confronti non resti mai incompiuta.

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