Un fulmine a ciel sereno nel calcio campano: il Tribunale di Napoli ha disposto l’amministrazione controllata della Juve Stabia, squadra militante in Serie B, dichiarando che la società – a detta degli inquirenti – costituirebbe un «bene strumentale» del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia.
Il profilo storico del club
La Juve Stabia è una delle società calcistiche più longeve del Sud Italia: fondata nel 1907 a Castellammare di Stabia, assunse nel 1939 la denominazione “Juventus Stabia” e dal 2003 operò come S.S. Juve Stabia. Nel corso degli anni ha vissuto momenti di rilievo: dalla vittoria della Coppa Italia di Serie D sino alla promozione in Serie B nel 2011.
L’inchiesta
Le indagini coordinate dalla Direzione Nazionale Antimafia (DNA), dalla Procura di Napoli e dalla Questura partenopea hanno evidenziato un quadro significativo di condizionamento mafioso della gestione societaria.
In particolare, il club avrebbe affidato servizi strategici come biglietteria (“ticketing”), vigilanza/stewarding, buvette, pulizia, trasporti della squadra e servizi sanitari a imprese contigue al clan D’Alessandro. Il settore della tifoseria organizzata risulta pesantemente infiltrato: esponenti ultras contigui al clan avrebbero avuto ruoli attivi nello stadio, con biglietti omaggio e accessi agevolati. Il settore giovanile e le nomine interne mostrerebbero relazioni consolidate con soggetti indicati come collusi con il sodalizio camorristico.
Le misure adottate
A fronte di questi elementi, il provvedimento disposto dal Tribunale – ai sensi dell’articolo 34 del Codice Antimafia – stabilisce l’ingresso di un amministratore giudiziario che affiancherà la dirigenza della società per garantire la regolarità gestionale, la trasparenza e il ripristino della legalità. La società continuerà l’attività sportiva, ma sotto controllo giuridico e amministrativo. Il decreto di amministrazione giudiziaria comporta la nomina di un amministratore ad hoc che affiancherà la gestione del club per garantire legalità e trasparenza. Non è escluso il rinvio di gare casalinghe in attesa dell’assetto di legalità della società.
Questo provvedimento segna una svolta importante nella lotta alle infiltrazioni mafiose nel mondo dello sport: l’idea che un club possa diventare un veicolo economico e sociale delle organizzazioni criminali. L’importanza dei servizi collaterali al calcio (biglietteria, stewarding, pulizie) come possibili leve di controllo e riciclaggio. La necessità di un sistema di governance trasparente nelle società sportive, soprattutto in territori ad alto rischio. Questo caso va oltre il sport. Dà voce all’allarme strutturale su come associazioni criminali possano infiltrarsi nel tessuto economico e sociale legato al calcio: la trasparenza gestionale e la prevenzione risultano fondamentali per la credibilità del sistema sportivo. I servizi “secondari” dello sport diventano leve di potere e controllo. Le tifoserie organizzate possono rappresentare strumenti di consenso e legittimazione per clan.
La vicenda della Juve Stabia è molto più di una storia di calcio: è un campanello d’allarme sul rapporto tra sport, economia e criminalità organizzata.









