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22 ottobre 1971, il caso del “Mostro di Marsala”: l’omicidio delle tre bambine e il mistero ancora irrisolto

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
21 Ottobre, 2025
in Cronaca
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22 ottobre 1971, il caso del “Mostro di Marsala”: l’omicidio delle tre bambine e il mistero ancora irrisolto

Foto: vittime mafia

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Il 21 ottobre 1971 a Marsala, provincia di Trapani, avvenne uno dei fatti di cronaca più tragici del secondo dopoguerra italiano: la scomparsa e l’omicidio di tre bambine — Antonella Valenti, di 11 anni, e le sue cugine Virginia Marchese (9 anni) e Ninfa Marchese (7 anni).

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Quel giorno, le tre bambine uscirono insieme dalle case popolari di via Circonvallazione, a Marsala, per accompagnare la sorella di Antonella alla scuola elementare Pestalozzi. Dopo aver accompagnato la sorella, Antonella restò con le cugine ma non fece più ritorno a casa. 
Le ricerche furono immediate e imponenti: migliaia di persone, volontari, forze dell’ordine e militari setacciarono l’intero territorio, dalle campagne fino alle contrade intorno a Marsala.

Il corpo di Antonella Valenti venne rinvenuto il 26 ottobre 1971, in una scuola abbandonata in contrada Rakalia, parzialmente carbonizzato e con il viso avvolto da nastro adesivo. I corpi di Ninfa e Virginia Marchese furono ritrovati la notte tra il 9 e il 10 novembre 1971 in una cava di tufo in contrada Amabilina, caratterizzata da una profondità di circa 20 metri e acqua stagnante.

Le autopsie rivelarono che le bambine erano state asfissiate — in un caso dopo essere state abbandonate nella cava — e che alcune erano ancora vive quando furono scaraventate nel luogo del ritrovamento.

Il principale imputato fu Michele Vinci, zio di Antonella Valenti, fattorino presso una cartotecnica locale. Vinci confessò il rapimento e l’uccisione delle tre bambine, dichiarando di aver agito solo e affermando anche che il movente fosse legato ad attrazione sessuale per Antonella. 
Nel 1978 fu condannato a 29 anni di reclusione, sentenza confermata in Cassazione. 

Nonostante la condanna di Vinci, il caso presenta ancora zone d’ombra: alcuni elementi della confessione risultano incongruenti: la versione dei fatti su luogo, modalità, tempi cambia più volte. Sul posto del delitto furono rinvenuti fili che avrebbero potuto indicare la presenza di una complice (ad esempio, capelli di donna sul nastro). Esistono ipotesi che vedono un movente più ampio, legato a traffici, delitti o pressioni mafiose. In particolare, si ipotizzò che il padre di Antonella fosse coinvolto nel narcotraffico e che il rapimento fosse un messaggio o una ritorsione. 

In molti, analisti e cronisti, parlano del caso come di «una combinazione tra delitto individuale e sistema criminale» — un fatto destinato a restare anche come simbolo della vulnerabilità delle bambine, della lenta risposta della giustizia e delle ombre che talvolta accompagnano i processi penali.

La città di Marsala ha deciso di non dimenticare. Nel 2021, a cinquanta anni dalla tragedia, fu deliberato di intitolare un luogo pubblico alle tre bambine, affinché la memoria resti viva e attiva nella comunità.

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