La Striscia di Gaza si trova in una situazione di estrema fragilità. Nonostante la recente dichiarazione di cessate il fuoco mediata dagli Stati Uniti e la liberazione di ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi, la realtà sul campo rimane drammatica.
Secondo il ministero della Salute di Gaza, dal 7 ottobre 2023 si registrano oltre 67.000 morti e più di 170.000 feriti. Nelle ultime 24 ore, sono stati recuperati 44 corpi e 29 feriti, molti dei quali estratti dalle macerie di edifici distrutti durante i combattimenti.
Nonostante le promesse di aiuti internazionali, le agenzie umanitarie segnalano un accesso limitato agli aiuti. La maggior parte degli aiuti entra attraverso il valico di Kissufim, mentre il valico di Rafah rimane chiuso, con Israele che nega l’apertura fino al recupero delle salme degli ostaggi israeliani.
Sul piano politico, la situazione interna è altrettanto complessa. Hamas ha dispiegato 7.000 uomini per “ripulire” Gaza da presunti collaboratori e membri di clan rivali, come il clan Doghmush. Questo ha portato a scontri violenti, con decine di morti e arresti, e il rischio di una guerra civile interna è concreto.
A livello internazionale, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato la fine della guerra e ha annunciato un piano di ricostruzione da 30 miliardi di dollari. Tuttavia, la comunità internazionale esprime preoccupazione per la mancanza di un piano chiaro per il governo della Striscia e per la crescente instabilità interna.
Mentre la tregua offre una speranza di pace, la Striscia di Gaza rimane un territorio devastato, con una crisi umanitaria in corso e un futuro politico incerto. La comunità internazionale è chiamata a intervenire con urgenza per garantire assistenza umanitaria e promuovere una soluzione politica duratura.











