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Teresa Buonocore: la donna che ha pagato con la vita il coraggio di difendere sua figlia

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
20 Settembre, 2025
in Cronaca, In evidenza
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Ponticelli, “concerto a Maria” dedicato alla memoria di Teresa Buonocore
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Era una domenica mattina, il 20 settembre 2010, quando a Napoli, sul lungomare di via Marina, il corpo senza vita di Teresa Buonocore, 51 anni, fu ritrovato riverso nella sua auto con quattro colpi di pistola. Un omicidio che sconvolse la città, dietro al quale emerse una storia di coraggio, solitudine e sacrificio: Teresa aveva deciso di denunciare gli abusi subiti da sua figlia, opponendosi al silenzio e alla paura.

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La vicenda che portò alla morte di Teresa inizia nel 2008, quando la donna scoprì che una delle sue figlie era stata vittima di violenza sessuale da parte di un vicino di casa, Enrico Perillo, insospettabile educatore e ben inserito nella comunità. Invece di piegarsi al ricatto della vergogna e del silenzio, Teresa trovò la forza di denunciare l’uomo, facendo avviare un processo delicatissimo.

La sua testimonianza risultò decisiva: Perillo venne arrestato, condannato in primo grado a 15 anni di carcere e riconosciuto colpevole di abusi su minori.

Ma la scelta di stare dalla parte della giustizia trasformò Teresa in un bersaglio. Perillo, dalla prigione, organizzò la vendetta, affidandosi a due giovani pregiudicati della zona, Giuseppe Avolio e Antonio Sansone, che accettarono di uccidere la donna in cambio di poche migliaia di euro.Il 20 settembre 2010 Teresa venne attirata in un agguato: i killer la attesero all’uscita di casa, la seguirono e la freddarono mentre si trovava nella sua auto. Aveva 51 anni e due figlie ancora giovani.

Le indagini della squadra mobile di Napoli ricostruirono in poche settimane il movente e gli esecutori. Nel 2012 arrivarono le prime condanne: ergastolo per Perillo, mentre gli esecutori materiali furono condannati a pene pesantissime.

La vicenda ebbe grande risonanza mediatica perché mise in luce la condizione di isolamento delle vittime di abusi e il prezzo altissimo che una donna aveva pagato per aver scelto di difendere la propria famiglia.

Oggi, a distanza di anni, la storia di Teresa Buonocore continua a essere ricordata come simbolo di coraggio e amore materno. Nonostante il clima di paura e l’omertà che spesso circonda questi casi, lei scelse di non tacere, di non proteggere il carnefice ma la propria figlia.

Il suo nome resta legato a una battaglia civile più grande: quella contro la violenza sulle donne e sui minori, e contro il silenzio che spesso protegge i colpevoli e isola chi denuncia.

Teresa non era una figura pubblica, non aveva ruoli istituzionali, ma la sua storia dimostra come l’eroismo, a volte, nasca dalla quotidianità e dal coraggio di una madre che decide di non abbassare lo sguardo.

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