Nel pieno dell’estate 2017, la scomparsa dell’attivista LGBT Vincenzo Ruggiero, 25enne originario di Parete (Caserta), ha scosso profondamente la comunità LGBTQ e l’opinione pubblica nazionale. Il suo corpo fu ritrovato in un garage-abitacolo di via Scarpetta, nel quartiere Ponticelli di Napoli: orribilmente fatto a pezzi, immerso in acido e murato sotto uno strato di cemento. Molti organi, incluso parte del cranio, non furono mai recuperati.
Secondo gli inquirenti, l’omicidio fu un atto dettato da gelosia: l’autore, Ciro Guarente, ex marinaio e poi dipendente civile della Marina, era convinto che Ruggiero avesse avuto una relazione con la sua compagna transgender, Heven Grimaldi, con cui il giovane attivista conviveva ad Aversa .
Guarente inizialmente negò il coinvolgimento e cercò di depistare le indagini, forse pensando di alleggerire la sua posizione se gli inquirenti non avessero rinvenuto il cadavere, sostenendo che il corpo fosse stato gettato in mare, ma le incongruenze furono ben presto evidenti. Immagini dalle telecamere mostrano Guarente uscire dall’appartamento in cui viveva con Heven e trasportare un carico pesante in auto, confermando il suo trasferimento verso Ponticelli la sera stessa del delitto. Pochi giorni prima aveva preso in affitto un box auto nel rione Lotto 10, accanto a un autolavaggio. Fondamentale per il rinvenimento del cadavere di Ruggiero, la segnalazione di un residente in zona insospettito dal cattivo odore che fuoriusciva dal box.
Il corpo di Vincenzo venne sezionato: arti, testa e tronco separati per facilitarne l’occultamento. Le parti vennero cosparse di acido muriatico e murate in un vano interrato adiacente a un autolavaggio. Il ritrovamento avvenne all’interno di una struttura cementata sotto un pavimento rialzato. I familiari non poterono avvicinarsi ai resti, a causa delle condizioni del luogo.
Nel maggio 2019, Francesco De Turris, di Ponticelli, venne condannato all’ergastolo con isolamento diurno per aver fornito l’arma (una calibro 7,65) usata da Guarente.
Nel settembre 2018, la Procura di Napoli Nord ha condannato all’ergastolo anche Ciro Guarente, riconosciuto colpevole di omicidio volontario aggravato da premeditazione e occultamento di cadavere.
Le condanne vennero confermate anche in Cassazione, rispettivamente nel 2021 per entrambi gli imputati .
Vincenzo Ruggiero era un cittadino impegnato e attivista, vittima di una violenza gratuita e premeditata. Il delitto, inizialmente archiviato come “passionale”, ha sollevato forti interrogativi sul tema dei crimini d’odio, dei pregiudizi legati all’orientamento sessuale e dell’omotransnegatività.
L’estrema brutalità, l’occultamento metodico e l’uso dell’acido indicano una volontà non solo di cancellare l’individuo ma anche di umiliarlo nella morte.
I funerali si tennero il 2 luglio 2018 a Napoli, a quasi un anno dalla scomparsa. La vicenda segnò una risveglio civico nella comunità LGBTQ e un appello forte alla giustizia, alla solidarietà e alla prevenzione delle violenze omotransfobiche.











