Riceviamo e pubblichiamo la lettera accorata di un cittadino di Ponticelli, piccolo commerciante e padre di famiglia, che ha deciso di rompere il silenzio e chiedere aiuto attraverso la stampa per denunciare le pressioni estorsive subite nel suo quartiere.
Un grido di dolore ma anche di speranza, affinché le istituzioni, la società civile e la stampa non voltino lo sguardo altrove.
Cara giornalista,
Le scrivo con la speranza che questa mia voce, troppo a lungo soffocata dalla paura, possa finalmente trovare ascolto.
Sono un cittadino di Ponticelli, un piccolo commerciante, un padre di famiglia, uno dei tanti che ogni giorno cerca di lavorare onestamente in un quartiere difficile, ma pieno di dignità.
Da qualche tempo io e la mia famiglia viviamo un incubo: siamo vittime di estorsione. Persone legate alla criminalità organizzata, volti noti del quartiere, si sono presentati nel mio negozio con modi ambigui ma inequivocabili. Mi hanno detto che per lavorare in pace fosse “necessario contribuire”. Poi sono arrivati gli avvertimenti. Le visite silenziose. Gli sguardi pesanti.
All’inizio ho provato a resistere, a sperare che fosse solo un episodio isolato. Ma non è così. Questa è una rete, un sistema che si muove con discrezione ma con forza. E io, oggi, mi sento solo e impotente.
Mi rivolgo a Lei perché conosco il suo lavoro, il suo coraggio e il rispetto che tanti cittadini come me nutrono verso chi ancora ha il coraggio di raccontare la verità. Le chiedo aiuto per denunciare. Non solo per me, ma per tutti quelli che subiscono in silenzio. Abbiamo bisogno di protezione, ma soprattutto di qualcuno che faccia luce su quello che succede qui ogni giorno, lontano dai riflettori.
Ponticelli non è solo camorra. Ponticelli è anche chi, come me, si alza ogni mattina per lavorare, per costruire, per crescere i figli con valori diversi. Ma da solo non ce la faccio. Temo per la mia famiglia, e allo stesso tempo non voglio più chinare la testa.
Se vorrà ascoltarmi, se potrà aiutarmi a dare voce a questa realtà, gliene sarò profondamente grato.
Con rispetto e speranza,
Un cittadino qualunque che in Lei e nel suo lavoro vede l’ultima possibilità di salvezza











