Il 23 maggio scorso il Tribunale del Riesame di Salerno ha revocato le misure cautelari per tre indagati nell’inchiesta sull’omicidio del sindaco Angelo Vassallo, assassinato la sera del 5 settembre 2010. Ma le motivazioni depositate – rese note solo nei primi giorni di luglio – confermano come l’inchiesta sia tutt’altro che debole: l’impianto accusatorio resta “solido”, mentre emergono nuovi dettagli che riaprono lo sguardo su una vicenda tuttora avvolta nel mistero.
Nel provvedimento, il Riesame ritiene fondati i sospetti secondo cui l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi potrebbe essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio. I magistrati parlano di un depistaggio orchestrato dalle forze dell’ordine, definito “poderoso”, mirato a sviare le indagini su altre piste.
Un nuovo fascicolo, aperto a inizio 2025, raccoglie testimonianze di persone mai ascoltate prima. Tra le dichiarazioni più clamorose del collaboratore di giustizia Romolo Ridosso ce n’è una particolarmente inquietante: avrebbe dichiarato di essersi offerto – in cambio di 50.000 euro – per ferire Vassallo sparandogli alle gambe, su richiesta dell’imprenditore Giuseppe Cipriano (detto “Peppe Odeon”). Sempre, secondo Ridosso, sarebbe stato proprio Cioffi a uccidere il sindaco.
Secondo i giudici, il caso Vassallo è scosso da un “tentativo di depistaggio per incastrare un innocente”. Il colonnello Carabinieri Fabio Cagnazzo sarebbe coinvolto nel tentativo di spostare l’attenzione su un italiano-brasiliano estraneo all’affare. Parallelamente, le indagini puntano a fare luce anche su traffici di droga nel porto di Acciaroli, che potrebbero aver scatenato il movente dell’omicidio. Vassallo, infatti, stava indagando su queste attività illecite prima dell’agguato.
Il Riesame ha sospeso le misure cautelari pur riconoscendo la gravità degli indizi: l’annullamento è avvenuto non per l’assenza di elementi, ma perché le esigenze cautelari sono venute meno a 15 anni di distanza. Resta tuttavia confermata la richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati, e l’udienza è fissata per il 16 settembre 2025. La Procura di Salerno intanto continua a raccogliere testimonianze e registrare nuovi interrogatori, mentre la famiglia Vassallo, rappresentata dal fratello Dario, ribadisce la volontà di costituirsi parte civile: “Se ammazzano un sindaco che difende il territorio, ammazzano lo Stato.”
A 15 anni di distanza, il caso Vassallo mostra segni di svolta significativa. La conferma di nuove rivelazioni, l’attenzione della magistratura sui depistaggi, sui traffici illeciti e sulle responsabilità interne all’Arma, danno speranza che la verità venga finalmente alla luce.
La memoria del sindaco-pescatore continua a ispirare chi lotta per il bene comune: giustizia ora deve essere fatta, nonostante l’ingombrante ombra del tempo.









