La sera del 3 maggio 1992, Matteo Toffanin, un giovane di 23 anni di Ponte San Nicolò (Padova), perse tragicamente la vita in un agguato mafioso. Dopo una giornata al mare a Jesolo con la fidanzata Cristina Marcadella, Matteo stava riaccompagnando la ragazza a casa a bordo di una Mercedes 190 bianca, presa in prestito dallo zio. Mentre si trovavano in via Tassoni, nel quartiere Guizza di Padova, due uomini armati aprirono il fuoco contro l’auto, uccidendo Matteo e ferendo Cristina alle gambe.
Le indagini iniziali suggerirono che l’obiettivo dell’agguato fosse Marino Bonaldo, un pregiudicato legato alla Mala del Brenta, che abitava di fronte alla casa di Cristina e possedeva un’auto identica a quella guidata da Matteo. Lo scambio di persona fu fatale. Nonostante gli sforzi investigativi, il caso fu archiviato nel 1996 per mancanza di prove.
Nel 2023, grazie a nuove intercettazioni e testimonianze, tra cui quella del boss Felice Maniero, il caso è stato riaperto. Due ex membri della Mala del Brenta sono stati iscritti nel registro degli indagati, riaccendendo la speranza di giustizia per la famiglia di Matteo.
La memoria di Matteo Toffanin è stata onorata con l’intitolazione di un parco nel quartiere Guizza e la pubblicazione del fumetto “Matteo Toffanin. Quanto può crescere una quercia?”, che racconta la sua storia e sensibilizza sull’infiltrazione mafiosa nel Nord Italia.











