All’indomani dell’agguato in cui ha perso la vita Emanuele Pierino Montefusco, fratello del ras Salvatore alias “Zamberletto”, lo scorso 9 luglio, la faida in corso a Ponticelli pare essersi nuovamente arenata. Complici non solo l’arresto di Salvatore Montefusco e di suo figlio Carmine, ma anche una serie di incursioni e di pestaggi inscenati dalle figure apicali del clan De Micco che hanno concorso a sedare le ostilità.
Rimaneggiati dagli arresti, incapaci di reggere il confronto sotto l’aspetto militare ed economico, sprezzanti della guerra ad armi impari in cui si erano impelagati, i reduci del clan D’Amico e De Luca Bossa, capeggiati dal gruppo emergente del rione De Gasperi, guidato proprio da Montefusco padre e figlio, hanno seguitato a provocare e sfidare i De Micco.
Nella fattispecie, una delle azioni più eclatanti che ha concorso a ridimensionare le intenzioni della fazione dissidente è quella che ha visto un commando composto da diverse figure di spicco del clan De Micco entrare in azione nel fortino dei rivali per pestare due persone. Un episodio avvenuto proprio pochi giorni dopo l’omicidio di Montefusco, vittima di una vendetta trasversale voluta per colpire suo fratello Salvatore.
Un omicidio destinato a fungere da spartiacque, non solo perché è stato assassinato un uomo estraneo alle dinamiche camorristiche, quindi non direttamente coinvolto nelle logiche della faida in corso, colpito solo per mettere a segno un punto clamoroso e soprattutto dimostrare a Zamberletto che i rivali sono pronti a tutto per fermare il piano criminale di cui si è fatto promotore di recente, perfino uccidere i parenti innocenti.
Quando quel commando di affiliati al clan De Micco ha fatto irruzione nel rione De Gasperi di Ponticelli, all’indomani dell’omicidio avvenuto in pieno giorno a via Argine, Montefusco padre e figlio erano ancora a piede libero, quindi l’ex fortino dei Sarno rappresentava ancora la roccaforte della fazione dissidente. Un’incursione voluta per punire due persone: uno dei manovali storici al soldo dei “pazzignani”, alleati di Zamberletto prettamente dediti alla gestione delle piazze di droga e soprattutto la donna legata ai D’Amico del rione Conocal, scarcerata da circa un anno e che con il supporto di un’altra donna gestisce un altro dei business gestiti dalla camorra, quello delle imprese di pulizie operanti nei rioni di edilizia popolare. Di recente, l’impresa che fa capo alle due donne ha conquistato il rione De Gasperi con il beneplacito del ras Montefusco. Pertanto, il pestaggio subìto da una delle due donne rappresenta “la punizione” ordinata dai De Micco per redarguire quella condotta che agli occhi del clan egemone rappresenta l’ennesimo atto di irriverenza, uno dei tanti affronti ad opera della fazione dissidente, capeggiata da Zamberletto. Un copione andato in scena sistematicamente quando c’era da sanzionare condotte analoghe, vissute come affronti, torti, mancanze di rispetto dai cosiddetti “bodo”.
Un duplice pestaggio che ha visto finire nel mirino dei picchiatori due soggetti selezionati in maniera tutt’altro che casuale. Un’azione che sottolinea l’intenzione dei De Micco di detenere un controllo capillare del territorio, senza cedere neanche un isolato alla fazione rivale.
Dopo l’uscita di scena di Montefusco senior e junior, il rione De Gasperi è passato nelle mani dei “pazzignani”, famiglia camorristica storicamente radicata in quel contesto, seppure i De Micco detengano saldamente il controllo degli affari illeciti e tutte le fazioni dissidenti abbiano ripreso a versare regolarmente la tangente sui traffici illeciti.










