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“L’altra Scampia”: il Rione De Gasperi di Ponticelli

Luciana Esposito di Luciana Esposito
25 Luglio, 2024
in Cronaca, In evidenza
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“L’altra Scampia”: il Rione De Gasperi di Ponticelli
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Il piano di assegnazione dei nuovi alloggi, in vista dell’abbattimento dei vecchi edifici per dare il via alla riurbanizzazione della zona è partito contemporaneamente in due quartieri della periferia di Napoli: Scampia e Ponticelli e riguardava le Vele e il rione De Gasperi. Due dei plessi di edilizia popolare più datati della città.

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Nel caso delle Vele, diventate simbolo del degrado e della criminalità dopo “Gomorra“, l’assegnazione dei nuovi alloggi e l’abbattimento degli edifici è andato a buon fine. Le immagini delle imponenti Vele che si sgretolano come biscotti hanno fatto il giro del mondo e proprio dove prima giaceva uno di quei decadenti edifici è stato costruito un polo universitario che ha simbolicamente ufficializzato l’inizio di una nuova era a Scampia.

Ben altro epilogo, invece, quello andato in scena nel Rione De Gasperi di Ponticelli.

Un plesso di edilizia popolare costruito nel secondo dopoguerra per garantire un alloggio provvisorio agli sfollati e invece nelle abitazioni di quei 28 isolati vivono 656 famiglie da più di mezzo secolo. I 220 alloggi sgomberati durante la prima fase di assegnazione sono stati tutti occupati in maniera coatta, complice la mediazione della camorra che continua a gestire la compravendita delle case popolari, comprese quelle sgomberate e tumulate in vista di un piano di abbattimento arenato dall’intromissione della camorra e favorito dall’assenza di controlli. Il risultato finale è un’emergenza abitativa perfino accentuata e aggravata dal piano di assegnazione mai portato a termine e che ha concorso ad accrescere degrado e criminalità nell’ex fortino del clan Sarno.

Delle crepe e dei cunicoli esistenti tra i palazzi fatiscenti beneficiano i clan che se ne servono per occultare armi e droga. Nel rione De Gasperi si contano molteplici piazze di droga, gli isolati due e tre da anni ospitano i due presidi di spaccio più redditizi dell’intera periferia orientale di Napoli, in grado di garantire guadagni mensili pari a mezzo milione di euro. Numeri analoghi a quelli registrati nelle Vele durante gli anni d’oro dei Di Lauro, prima della faida di Scampia, quando il business della droga richiamava clienti da tutte le zone della città.

Uno scenario analogo sotto molti aspetti quello che si registra su entrambi i fronti, periferia nord e periferia est dilaniate dalla stessa piaga e il dato più allarmante è quello che riguarda l’emergenza abitativa. Decine di famiglie costrette a vivere in condizioni tutt’altro che dignitose e soprattutto pericolose, così come ga tristemente dimostrato il cedimento di un ballatoio al terzo piano della Vela Celeste, in procinto di essere abbattuta.

Nel rione De Gasperi le cose non vanno meglio: da anni i vigili del fuoco continuano a intervenire per mettere in sicurezza abitazioni e ballatoi, in seguito al crollo di solai. Numerose famiglie continuano a vivere in alloggi dichiarati parzialmente inagibili. Simbolico il caso di una famiglia alla quale fu vietato l’accesso al bagno di casa, in seguito al crollo del solaio e pertanto dichiarato completamente inagibile.

Una realtà resa più amara e inquietante dal cedimento del solaio della Vela Celeste che ha provocato due morti e 13 feriti, tra i quali due bambini. Una circostanza che ha accentuato paure e inquietudine negli abitanti del rione De Gasperi, molti dei quali hanno trascorso la notte insonne chiedendosi quando toccherà a loro.

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Scampia, crollo ballatoio Vela celeste: due morti e 13 feriti.

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