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Chico Forti: chi è, perchè è stato condannato, il ritorno in Italia dopo 24 anni

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
19 Maggio, 2024
in News
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Chico Forti: chi è, perchè è stato condannato, il ritorno in Italia dopo 24 anni
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Enrico Forti, detto Chico, prima di essere arrestato era un campione di windsurf, documentarista e produttore televisivo, fondatore della casa di produzione Hang Loose, specializzata in sport estremi. Sposato (poi separato dopo l’arresto) con l’ex modella Heather Crane, padre di tre figli, vede interrompere bruscamente la carriera in ascesa nel 1998, quando viene accusato dell’omicidio dell’imprenditore australiano Dale Pike.

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Pike fu trovato morto in un boschetto che limita una spiaggia, a poca distanza dal parcheggio dove lui stesso aveva chiesto a Forti di accompagnarlo, dopo averlo prelevato all’aeroporto. La morte fu fatta risalire tra le ore 20 e le 22 del giorno precedente, poco tempo dopo il suo commiato da Forti.

Secondo la sentenza, non appellabile, Forti è stato condannato all’ergastolo per “aver personalmente e/o con altra persona o persone allo stato ancora ignote, agendo come istigatore e in compartecipazione, ciascuno per la propria condotta partecipata, e/o in esecuzione di un comune progetto delittuoso, provocato, dolosamente e preordinatamene, la morte di Dale Pike”. Secondo la sentenza, l’italiano avrebbe quindi ucciso Pike, ‘reo’ di essersi accorto della truffa che Forti avrebbe messo in atto per acquistare un hotel a un prezzo molto inferiore rispetto al vero valore di mercato dal padre della vittima, Antony Pike.

Dal 15 giugno 2000, giorno del verdetto, Forti si dice vittima di un complotto.

La storia di Forti è legata a doppio filo all’omicidio di Gianni Versace, avvenuto il 15 luglio 1997, a Miami Beach, due chilometri in linea d’aria dal luogo dove, sette mesi dopo (il 15 febbraio 1998), fu trovato cadavere Dale Pike, ucciso fra l’altro con lo stesso tipo di pistola che esplose i suoi colpi mortali contro Versace; due proiettili alla testa, come per Pike.

Per anni la famiglia di Forti, soprattutto l’anziana madre, si è battuta per un suo rientro in Italia. Nel marzo 2021, un primo spiraglio era stato annunciato dall’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ma poi qualcosa si è inceppato. Fino alla svolta, annunciata dalla premier Giorgia Meloni lo scorso 1 marzo dagli Usa: “Sono felice di annunciare che, dopo 24 anni di detenzione negli Stati Uniti, è stata appena firmata l’autorizzazione al trasferimento in Italia di Chico Forti”.

Un passaggio cruciale al quale sono seguiti una serie di adempimenti burocratici fino alla firma dell’accordo di Forti con il giudice federale statunitense per scontare il resto della pena in Italia.

Dal viaggio di Meloni negli Usa, riferiscono fonti di Palazzo Chigi, è partito l’iter “che si è concluso in tempi record mercoledì 15 maggio”, quando si è svolta l’udienza nella quale Forti ha firmato l’accordo con il giudice federale statunitense per scontare il resto della pena in Italia sulla base del diritto italiano. Grazie “all’ottima collaborazione delle autorità americane, i tempi di definizione della procedura – dal momento in cui è stato formalizzato il consenso al trasferimento da parte del governatore della Florida lo scorso 13 marzo – sono da considerarsi eccezionali”.

“Mediamente”, secondo le stesse fonti, “la sola fase giurisdizionale italiana si definisce in alcuni mesi (da 5 a 6 mesi), cui segue la fase della consegna da concordare con le autorità americane che, di regola, dopo l’udienza di verifica del consenso impegna un arco temporale compreso tra le 3 e le 6 settimane”.

L’operazione di rientro in Italia di Chico Forti “è stata resa possibile grazie all’autorevolezza e alla riservatezza del Governo italiano che con il Dipartimento di Giustizia ha portato avanti un proficuo lavoro in stretta collaborazione con lo Stato della Florida e con il sostegno di tutte le Amministrazioni italiane coinvolte”, riferiscono ancora le fonti, che continuano: “Negli ultimi anni si erano intensificati i negoziati fra l’Italia e gli Usa senza tuttavia arrivare al risultato raggiunto”.

Ieri, quindi, il rientro in Italia con l’incontro tra il detenuto e Meloni. Dopo l’atterraggio all’aeroporto militare di Pratica di Mare, Forti è stato trasferito presso il carcere di Rebibbia Nuovo Complesso. Apparso provato per il lungo viaggio dagli Stati Uniti, si è mostrato molto cordiale con gli agenti della polizia penitenziaria che lo hanno portato nella cella singola dove è rimasto questa notte e dove resterà fino a domani. Lunedì è atteso infatti il trasferimento nella casa circondariale di Verona.

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