L’inviato di Striscia la notizia Vittorio Brumotti ha vissuto attimi a dir poco concitati nel tardo pomeriggio di lunedì 11 dicembre. Insieme al suo staff si era recato nelle cosiddette “case di Topolino”, uno dei tanti rioni del quartiere napoletano di Ponticelli dove imperversa l’attività di spaccio di droga per realizzare l’ennesimo servizio finalizzato a smascherare le malefatte della criminalità.
Non appena lo hanno riconosciuto è stato raggiunto da un nutrito gruppo di persone inviperite e si è visto costretto a rifugiarsi in un sottoscala, insieme al cameraman che lo accompagnava.
«Eravamo lì per documentare lo spaccio, poco distante da dove due mesi fa abbiamo denunciato l’altare votivo che celebrava la criminalità, rimosso grazie a Striscia. Io e la mia troupe non facciamo in tempo a prendere le telecamere, quando scoppia un’insurrezione generale contro di noi», racconta Brumotti. «Ho rischiato il linciaggio. Mi sono dovuto nascondere in un sottoscala e sono riuscito a salvarmi solo grazie all’intervento dei Carabinieri, che mi hanno fatto da scudo e scortato in auto», conclude l’inviato.
La rabbia dei residenti in zona che hanno cercato di aggredire Brumotti e la sua troupe non si è placata quando si sono dileguati. Tantissimi i video pubblicati sui social da parte di alcuni soggetti che hanno partecipato all’aggressione e che hanno continuato a scagliarsi contro l’inviato di “Striscia la notizia” anche virtualmente. Particolarmente significativo lo sfogo di un uomo che si rammarica di non essere riuscito ad uccidere Brumotti quando gli ha stretto le mani al collo.
Di contro, alla redazione del nostro giornale sono pervenuti svariati messaggi da parte di residenti in zona che manifestano preoccupazione per il clima subentrato in seguito all’aggressione subita da Brumotti, ma al contempo si dichiarano rincuorati dal suo intervento che ha concorso ad accendere un riflettore su una delle tante zone del quartiere abbandonata al suo destino. I cittadini raccontano la realtà che si respira in quel rione e che vede anziani, donne, giovani costretti a convivere con la paura di passeggiare a piedi tra quelle strade in balia dello spaccio e della criminalità. Decine gli episodi concorrono a ricostruire un clima teso e desolante, segnato dalla “legge del più forte” per espresso volere di chi sa usare il pugno duro solo con i deboli per poi prediligere una condotta ben più docile al cospetto delle figure di spicco della camorra locale.










