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Spalletti: analisi tattica del mister del terzo scudetto 

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
16 Giugno, 2023
in Non solo hobby
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Napoli, quest’anno è l’anno buono! Conquistare lo scudetto è un “obbligo stagionale” per la squadra allenata da Spalletti
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Luciano Spalletti sarà ricordato negli annali napoletani per i prossimi decenni: il tecnico di Certaldo, pur avendo già annunciato la separazione dal Napoli, è infatti riuscito a riportare lo scudetto nel capoluogo campano dopo un’astinenza durata 33 anni. Un traguardo che in pochi, ad inizio campionato, avrebbero predetto, inclusi gli appassionati alle statistiche e alle quote dedicate al calcio live, che presupponevano un testa a testa tra le milanesi, con Juventus e Roma possibili outsider. L’allenatore toscano è riuscito a creare un perfetto mix tra giovani di sicuro prospetto ed elementi della rosa che vantavano già diverse annate con gli azzurri e in grado così di trasmettere il giusto attaccamento alla maglia. Il modulo prescelto per la cavalcata trionfale in campionato è stato il 4-3-3, ma che spesso a partita in corso diveniva un 4-2-3-1. 

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Rrahamani e Kim sono stati i due perni della difesa napoletana: in particolar modo il coreano, chiamato a sostituire Koulibaly (volato in Premier League, sponda Chelsea) con non poco scetticismo da parte dei tifosi. Le sue prestazioni sono state un crescendo per tutta la stagione, arrivando ad attirare l’interesse di top club come il Manchester United. Il vero punto fermo della squadra di Spalletti si trova però a centrocampo: sotto la guida del toscano, lo slovacco, ha trovato la propria dimensione ideale ed è arrivato a coniugare insieme visione di gioco, personalità e soprattutto tecnica. Il regista partenopeo è però stato affiancato da interpreti di primo spessore come Anguissa e Zielinski. È proprio quest’ultimo il giocatore che cambia ruolo nel passaggio al 4-2-3-1, indossando i panni del trequartista alle spalle dell’unica punta, tendenzialmente Osimhen.  

Il centravanti nigeriano è al centro dell’attacco campano sia nel 4-3-3 sia nel 4-2-3-1. A soli 24 anni, la punta è riuscita a siglare 30 reti stagionali (sommando campionato e Champions League) ed i margini di crescita sono enormi. Anche in questo caso le sirene di mercato non hanno tardato a suonare, il presidente De Laurentiis si è però detto disponibile alla cessione ad una cifra pari ad almeno 100 milioni di euro. Osimhen non è però stato l’unica stella dell’attacco partenopeo: le fortune del gruppo di Spalletti sono passate anche dai pieni di Kvaratskhelia, georgiano classe 2001 sconosciuto ai più ad inizio stagione e divenuta in brevissimo tempo vera e propria rivelazione del campionato. Se l’aspetto fisico è ancora da migliorare, l’attaccante dispone già di un ottimo dribbling e soprattutto di un’accelerazione devastante. È stato questo il suo portato principale ed elemento chiave che ha spesso permesso di creare superiorità numerica al Napoli. Non è un caso, infatti, che gran parte dello sviluppo del gioco dei partenopei sia stato costruito sulle corsie laterali: terzino, mezzala e esterno d’attacco. Quest’ultimo poi aveva spesso la doppia possibilità: tentare il tiro in porta o verticalizzare nello spazio a caccia di Osimhen, difficilmente marcabile nei pressi della porta.  

Questo schema lascia presupporre come il tecnico campano prediliga la costruzione dal basso. Gli interpreti non mancano, dal Rrahmani e Di Lorenzo in difesa passando per Lobotka e Zielinski, ma lo stesso Anguissa è abile nel servire in profondità gli attaccanti o le ali. Oltre al georgiano, Spalletti ha potuto contare su Elmas nel lato sinistro. Non va però dimenticata la panchina partenopea per quanto riguarda l’attacco, con interpreti che potrebbero giocare titolari in più della metà delle compagini di Serie A. Si tratta di Simeone e Raspadori, capaci di aver risposto sempre presente quando sono stati chiamati in causa dal tecnico. Probabilmente avrebbero meritato un maggior minutaggio nell’arco della stagione, ma la straordinaria forma di Kvarataskhelia e Osimhen da un lato e qualche infortunio di troppo (per Raspadori soprattutto) dall’altro, ne hanno limitato l’utilizzo.   

Infine, merita una menzione speciale il portiere della squadra, Meret. Il Napoli aveva ben altri piani ad inizio stagione, dichiarando di voler puntare su un profilo maggiormente esperto, ma la corte fatta a Navas non ha dato i frutti sperati (l’ex PSG è oggi in prestito al Nottingham Forest). Con il senno di poi, si è trattato di un vero colpo di fortuna per il Napoli, che ha scoperto in Meret un portiere altamente affidabile confermandolo già per la prossima stagione. Un dato non scontato dal momento che attorno alla squadra vige più di un dubbio legato sia alla guida tecnica che alla rosa. 

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