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Nel Parco Conocal di Ponticelli regna la camorra: il racconto dei cittadini cacciati dalle loro case

Luciana Esposito di Luciana Esposito
24 Aprile, 2023
in Cronaca, In evidenza
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Nel Parco Conocal di Ponticelli regna la camorra: il racconto dei cittadini cacciati dalle loro case
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Nel Parco Conocal di Ponticelli comanda la camorra. Il fortino dei D’Amico ritorna uno degli arsenali della droga più quotati del quartiere, allo stato attuale sarebbero più di 10 le piazze di spaccio attive.

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Tra gli abitanti del rione estranei alle dinamiche camorristiche regna la paura. Vivono braccati, costretti a subire abusi e soprusi, schiamazzi e atti di irriverenza, ma devono soprattutto fronteggiare una serie di pericoli concreti e tangibili: nella migliore delle ipotesi i furti negli appartamenti, nella peggiore l’occupazione coatta delle case.

Tantissimi residenti in zona segnalano la presenza di topi d’appartamento dediti a compiere furti di ogni tipo, ma a destare maggiore preoccupazione è la situazione relativa alla compravendita degli alloggi popolari da parte della camorra locale. In molti casi, le famiglie vengono mandate via con le cattive maniere, senza avere neanche la possibilità di portare via mobili, elettrodomestici ed effetti personali.

Una realtà fuori controllo, un rione letteralmente in balia delle logiche imposte dai giovani esponenti della malavita locale, gli eredi del clan D’Amico, galvanizzati dal supporto fornito dai mariti delle giovani figlie del boss Antonio D’Amico, attualmente detenuto, grazie ai quali sono riusciti a tessere una clamorosa alleanza con i De Micco, complice il vincolo di parentela che li lega ad alcune figure di primo ordine della cosca che nel 2015 uccise Annunziata D’Amico, la donna-boss che in seguito agli arresti dei fratelli ereditò le redini del clan di famiglia e che pagò con la vita il diniego di corrispondere ai De Micco una percentuale sulle piazze di droga che gestiva nel suo rione.

Sotto le direttive della D’Amico, il business della droga nel Conocal garantì ingenti guadagni al clan, grazie al supporto delle sorelle e delle cognate della donna-boss. Erano gli anni in cui il fortino dei cosiddetti “fraulella” finì nell’occhio del ciclone per i video immortalati dalle telecamere del carabinieri di Napoli: “le stese” in pieno giorno tra le gente che fugge terrorizzata, i giovani pusher armati che non si fanno scrupoli a sparare contro i rivali, il controllo del territorio che si rivendica attraverso violente azioni dimostrative.

Nel Conocal era quindi radicato un modello camorristico prettamente al femminile, dove erano le madri di famiglia ad impartire strategie e direttive ai giovani affiliati e lo spaccio di droga avveniva in strada tra i giochi dei bambini, introducendo così quell’atteggiamento contraddistinto dalla totale assenza di rispetto per i civili che oggi ha preso il sopravvento.
Un passato che insegna anche che le donne di casa D’Amico sono sempre state più che ben addentrate negli affari di famiglia, una tradizione che secondo quanto raccontato dagli abitanti del rione Conocal, sarebbe tuttora onorata e rispettata. Malgrado il blitz che nel 2016 portò alla decapitazione del clan D’Amico facendo scattare le manette per circa 100 persone, negli ultimi tempi la criminalità è tornata a far sentire la sua temibile presenza, impostando un modello camorristico molto più spregiudicato e violento, complice la presenza di giovanissimi chiamati a costituire lo zoccolo duro dell’organizzazione.

La recente esigenza di cacciare le famiglie estranee alle dinamiche camorristiche sarebbe frutto di due necessità: far confluire nelle casse del clan ingenti guadagni grazie alla compravendita degli appartamenti, ma anche favorire l’insediamento di affiliati o di parenti di questi ultimi, affinchè il Conocal possa tornare a beneficiare dell’omertà che un tempo ha consentito al clan D’Amico di consolidare il suo potere, anche avvalendosi della collaborazione di decine di famiglie attivamente coinvolte nel business della droga.

Rispetto a quanto avviene negli altri rioni sotto il controllo diretto dei De Micco-De Martino, nel Conocal non viene imposto un ultimatum alle famiglie sgradite al clan. Nel rione Fiat e nel rione Incis, ad esempio, agli occupanti delle case finite nel mirino della malavita viene avanzata una richiesta estorsiva che impone il pagamento di una somma di denaro per continuare a vivere nella propria casa. In assenza di pagamento si procede allo sgombero forzato dell’abitazione e al conseguente insediamento di una nuova famiglia che a sua volta pagherà diverse migliaia di euro al clan per appropriarsi della casa.

Diversi abitanti del rione Conocal costretti a lasciare la propria abitazione riferiscono di non aver ricevuto nessun tipo di avvertimento o ultimatum, meno che mai una richiesta estorsiva da parte dei vertici del clan che di sana pianta hanno occupato di forza le loro case, impedendogli di portare via perfino i vestiti.

Tutti i protagonisti di questa terribile sventura indicano tra i responsabili il giovane reggente del clan, imparentato con i D’Amico e i ragazzi cresciuti insieme ai figli dei De Micco, legati sentimentalmente alle figlie dei “fraulella”. Così come tutti si sarebbero rifiutati di denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine, in quanto convinti che questi giovani, violenti e spregiudicati, sarebbero in grado di rintracciarli per vendicarsi dell’affronto subito. Un dettaglio dal quale trapela tutta la paura che si respira nel Conocal: il rione in cui i giovani interpreti della malavita locale godono di una fama inquietante, supportata da dati di fatto concreti.

Alcune delle persone costrette a lasciare il Conocal dai giovani camorristi radicati nel rione hanno fatto perdere le loro tracce bloccando sui social network amici e parenti, affinchè nessuno possa rintracciarli, a riprova di quanto sia temuto il clan composto sì da giovanissimi, ma proprio per questo ben più avvezzi a farsi ispirare dall’impeto e dalla violenza.

Nel corso degli ultimi anni, il nuovo clan D’Amico è riuscito a conquistare il controllo capillare del rione, uno dei più grandi del quartiere Ponticelli che conta decine di edifici e centinaia di case, ma anche un asilo nido e una scuola elementare, attività commerciali e circoli ricreativi, perfino un campo di calcio preso in ostaggio dalla malavita locale che impedisce ai bambini di giocare serenamente, in quanto disturberebbero l’attività di spaccio. Una piccola cittadella in cui regnano le leggi della camorra, complice anche l’assenza delle istituzioni.

In questo clima di incertezza, tensione, isolamento e paura, non è difficile comprendere perchè i cittadini onesti convivano con il terrore di lasciare vuota la propria casa, vedendosi costretti ad organizzare dei turni per pianificare le uscite e sventare il pericolo di un’occupazione coatta. Una condizione che gli vieta di concedersi anche una semplice serata in pizzeria, perchè consapevoli che allontanarsi tutti insieme dal proprio appartamento, seppure per un paio d’ore, potrebbe rivelarsi un errore fatale.

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