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Camorra Ponticelli: video-tributo e torta con dedica per festeggiare il 30esimo compleanno dell’ergastolano Michele “tiger” Minichini

Luciana Esposito di Luciana Esposito
24 Settembre, 2020
in Cronaca, In evidenza
0
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https://www.napolitan.it/wp-content/uploads/2020/09/minichini.mp4

Lo scorso 13 settembre ha compiuto 30 anni Michele Minichini detto “tiger” o “o tigre”, detenuto da più di due anni e condannato all’ergastolo un anno fa per l’omicidio Colonna-Cepparulo. 

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La detenzione ha impedito, dunque, ad una delle figure-simbolo della scena malavitosa di Napoli est di spegnere le candeline con amici, parenti ed affiliati, ma l’evento non è di certo passato inosservato.

I fedelissimi della cosca che venerano ‘o tigre come una divinità, infatti, hanno provveduto a realizzare una torta sulla quale era stampata proprio l’immagine di una tigre. Come se lo spietato killer, figlio del boss Ciro Minichini, fosse tra loro. A riprova del fatto che ‘o tigre è ancora percepito come uno di loro.

Un’immagine divulgata sui social network, da tik tok a facebook, unitamente a un video-tributo della durata di pochi secondi in cui si alternano alcune foto di Michele Minichini, accompagnate dal ritornello della canzone “Duje frate” del cantante neomelodico Anthony Ilardo, dai contenuti piuttosto espliciti:

 

Po succerere int ‘a vita,

C’ca cagnene e cose,

Comme è capitato a vuje

È na strada senza uscita, vuje l’ata scigliut

E chist è o prezz c’ca hai pavà

Doppe tanto tiempo fore, na ferita ‘o core

C’ca nun se po cancellà

A sta luntano ra famiglia, a tutte è cumpagne

Nun è facile a campà

Però mo site turnate c’ca

Pecchè p’pe vuje Napule è mammà

È chiù fort, pure ‘a morte

Nun ve fa paura è state c’cà

Comme a duje frate, miezzo ‘a via vuje site crisciut

Mai nisciuno va stiso na mano

E mo site turnate p’pe vencere

Comme a duje frate, dint ‘o bene, int ‘o male na cosa

Cumbattite nun stat ‘anasscus

Chesta vita p’pe vuje è cagnata

Chesta storia ‘a voglio raccuntà,

Pechi nun stà ancora in libertà

Pe chi ‘n cunosc e pe cumpagne

C’ca me vonno bene

Comme a duje frate, oramai state c’ca chiù nisciuno

‘Ve po dicere quale ‘o destino

Pecchè vuje avite decis accussì

Tutt ‘o riest conta poco

Mo c’ca state buon niente chiù ve po fermà

Chi ha sbagliato ha già pavato

Dii po va sentut

E nun vat preoccupà

‘O passat ormai è muorto già

Pecchè ‘o tiempo ve fa cancellà

E ferite, so guarite, mo è chiù facile

Comme a duje frate, miezzo ‘a via vuje site crisciut

Mai nisciuno va stiso na mano

E mo site turnate p’pe vencere

Comme a duje frate, dint ‘o bene, int ‘o male na cosa

Cumbattite nun stat ‘anasscus

Chesta vita p’pe vuje è cagnata

Chesta storia ‘a voglio raccuntà,

Per chi nun stà ancora in libertà

Pe chi ‘n cunosc e pe cumpagne

C’ca me vonno bene

Comme a duje frate, oramai state c’ca chiù nisciuno

‘Ve po dicere quale ‘o destino

Pecchè vuje avite decis accussì

 

Un video della durata di pochi secondi che ha collezionato centinaia di visualizzazioni e che risuona come un vero e proprio inno alla “vita di strada”, mirato a consacrare la figura di uno dei killer più cattivi della nuova generazione camorristica di Napoli est.

Un tributo in netto contrasto con la politica adottata dal killer Minichini in tribunale di recente e che lo scorso maggio lo ha portato a dissociarsi dalla camorra, nell’ambito del processo per l’omicidio di Vincenzo De Bernardo, avvenuto a Somma Vesuviana nel 2015, vedendosi così applicare un clamoroso sconto di pena. Discostandosi dai trascorsi malavitosi, ‘o tigre ha incassato 17 anni anni di reclusione e non l’ennesimo ergastolo.  

Stando a quanto rivelano coloro che conoscono bene ‘o tigre, il vero tormento del sanguinario killer di Napoli est sarebbe la madre, Cira Cepollaro, condannata all’ergastolo, proprio insieme a lui ad altri sei elementi di spicco dell’alleanza che mise la firma sul duplice omicidio che costò la vita al boss del Rione Sanità Raffaele Cepparulo, ma anche all’innocente Ciro Colonna, appena 19enne. 

La priorità di Minichini sarebbe, dunque, scongiurare la condanna al carcere a vita per sua madre.

Legatissimo al neopentito della cosca, Tommaso Schisa, che per ‘o tigre era un fratello acquisito a tutti gli effetti, Michele Minichini è senza dubbio una delle figure di spicco del clan più provate dalla scelta del figlio della “Pazzignana” Luisa De Stefano di passare dalla parte dello Stato. Una decisione tutt’altro che condivisa da ‘o tigre, trasferito dall’istituto penitenziario di Secondigliano in seguito ad una rissa scoppiata in carcere con un altro detenuto originario di Ponticelli, proprio all’indomani del pentimento del giovane Schisa. 

‘O tigre non avrebbe retto all’ennesima provocazione, proprio in riferimento alla scelta di passare dalla parte dello Stato maturata da quel compagno di tante azioni criminali, reagendo nel peggiore dei modi: pestando violentemente quel detenuto, arrivando perfino a minacciarlo di morte.

Tuttavia, risulta innegabile che il pentimento di Tommaso Schisa sia destinato a stravolgere le vite di tante persone, dentro e fuori dal carcere. 

Nell’attesa che la magistratura effettui le verifiche e i riscontri del caso sulle dichiarazioni rese dalla nuova gola profonda della camorra ponticellese, negli ambienti in odore di malavita si respira un forte clima di tensione. 

Le leve della camorra ancora a piede libero, stanno provando in tutti i modi ad ostentare sicurezza e serenità e il video-tributo dedicato a Michele Minichini ne è la prova tangibile.

Una figura carismatica e di elevata caratura criminale, in grado di evocare quel senso di esaltazione, servilismo, fedeltà e venerazione del verbo camorristico di cui gli interpreti della malavita locale hanno disperatamente bisogno per provare a tenere insieme i cocci di quell’alleanza, inevitabilmente destinata a sgretolarsi.

Uno dei presagi più temuti dai camorristi di Napoli est sarebbe proprio quello preannunciato dalla brusca interruzione delle attesissime videochiamate con i detenuti, non solo per assopire la nostalgia, ma anche per allontanare il fantasma di un nuovo pentimento.

Ipotesi tutt’altro che remota, infatti, quella che preannuncia il possibile pentimento di uno degli otto ergastolani, prima che venga pronunciata l’imminente sentenza d’appello che senza dubbio confermerà quel fine pena mai per tutti coloro che, a vario titolo, hanno partecipato alle fasi che hanno decretato l’omicidio di un boss della camorra e di un 19enne estraneo alle dinamiche camorristiche.

Anche e soprattutto per esorcizzare la paura ed allontanare lo spettro di un nuovo pentimento, vengono divulgate le immagini utili ad aggiornare il ricordo di Michele Minichini, oltre che a ringalluzzirne la fama di killer spietato e camorrista convinto tra i suoi estimatori. 

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Dimagrito, ma sorridente, ‘o tigre seguita ad essere uno dei personaggi più amati della scena camorristica contemporanea all’ombra del Vesuvio tra i simpatizzanti del genere. Motivo per il quale, anche il “festeggiamento virtuale” del suo compleanno ha assunto un significato ben preciso nei contesti in cui primeggiano “le leggi della strada”.

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