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Gli negano l’asilo per motivi umanitari, migrante 25enne si suicida

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
31 Gennaio, 2019
in Fratelli d'Italia, In evidenza
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Gli negano l’asilo per motivi umanitari, migrante 25enne si suicida
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ab21ae4e22970c3423643_2img-20190130-wa0014-u10201166727434b-u10201200539730e-252x354ilsecoloxix-nazionale-00081Un 25enne nigeriano, Prince Jerry, si è tolto la vita, lo scorso lunedì 28 gennaio, a Tortona, in provincia di Alessandria, gettandosi sotto un treno: prima di Natale si era visto negare il permesso di soggiorno per motivi umanitari.

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A dare la notizia è stato monsignor Giacomo Martino, responsabile della Migrantes di Genova, poi divulgata attraverso i social dall’associazione Alterego che ha raccontato la storia di Jerry: un laureato che sperava di trovare un futuro migliore e non aveva alcuna speranza di essere accolto, da quando il permesso per motivi umanitari è stato annullato dal recente Decreto.

 

«Cari tutti, ieri sono stato tutto il giorno a Tortona – è il messaggio inviato da monsignor Giacomo Martino alla chat dei parrocchiani -. Uno dei nostri ragazzi di Multedo, Prince Jerry, cui era stato opposto un diniego prima di Natale e scoprendo che non avrebbe potuto contare neppure sul permesso umanitario che è stato annullato dal recente Decreto, si è tolto la vita buttandosi sotto un treno. Ho dovuto provare a fare il riconoscimento di quanto era rimasto di lui. È stato un momento difficile ma importante perché ho ritenuto di doverlo accompagnare in questa sua ultima desolazione. Vi scrivo perché abbiamo deciso di portarcelo su a Coronata e seppellirlo nel cimitero lassù. Venerdì mattina alle 11.30, all’Annunziata, celebrerò il suo funerale. Quanti vorranno e potranno essere presenti sarete il segno dell’ ultimo abbraccio terreno a questa vita così desolata. Una preghiera per lui e la sua famiglia».

Monsignor Giacomo Martino, responsabile della Migrantes di Genova, ha spiegato che il messaggio con l’annuncio della scomparsa di Prince Jerry era privato e pensato per restare tale, non volendo in alcun modo strumentalizzare la morte del giovane.

«È impropriamente girato un mio post privato scritto ai membri più stretti della mia Comunità parrocchiale – ha scritto su Facebook -. Erano parole di dolore e di sofferenza personale confidate a degli amici. Avevo scelto di non parlare di Prince Jerry per rispettare il dolore della sua morte e desolazione. Vi sono indagini giudiziarie che stanno stabilendo esattamente i fatti ed eventuali responsabilità. Non desidero in nessun modo che questo ragazzo e la sua triste storia vengano strumentalizzate per discorsi diversi da quelli di compassione per una vita stroncata e di un lungo sogno interrotto».

Prince Jerry era nato nei pressi di Benin City ed era arrivato il 16 giugno 2016 sulle coste siciliane. Già dal quel mese era arrivato a Genova. Chi l’ha conosciuto riferisce che parlava benissimo italiano, faceva volontariato con i ragazzi delle Scuole della Pace e per iniziative come lo Staccapanni della Caritas.

«Un ragazzo speciale e straordinario, molto sensibile e anche colto. Era laureato e amava conoscere e apprendere», ha ricordato don Giacomo. «Aveva fatto richiesta di asilo politico, ma non era stata accolta e lo aveva saputo alla metà di dicembre, il 17 per la precisione. E non rientrava in quello status, non più previsto dalle norme, che prima garantivano il permesso umanitario».

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