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Quello che insegna alla camorra la morte di Luciano Sarno, ex numero uno della cosca di Ponticelli

Luciana Esposito di Luciana Esposito
4 Gennaio, 2019
in Cronaca, In evidenza
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Quello che insegna alla camorra la morte di Luciano Sarno, ex numero uno della cosca di Ponticelli
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luciano-sarnoIl 2018 verrà tramandato ai posteri come l’anno “nato e morto” nel ricordo dei Sarno.
Perchè se è vero che i primi giorni di gennaio sono stati letteralmente scossi dalle dirette su facebook dell’ex numero uno della cosca di Ponticelli, Giuseppe Sarno, spalleggiato da sua cognata, Patrizia Ippolito, moglie di Vincenzo Sarno, è altrettanto vero che il mese di dicembre è stato ugualmente segnato da un’altra notizia che ha sconvolto quello che un tempo era il quartier generale del clan Sarno: la morte di Luciano Sarno, uno dei fratelli fondatori ed interpreti della cosca criminale più efferata della storia di Napoli est.
Luciano Sarno è morto lo scorso 8 dicembre, all’età di 50 anni, stroncato da un tumore. Diventato collaboratore di giustizia nel gennaio del 2010, Luciano Sarno era libero ed ha vissuto gli ultimi giorni di vita con la famiglia, dopo aver saldato una parte del suo conto con la giustizia.Un clan capace di evocare tutt’oggi emozioni forti, quello fondato da Luciano, insieme ai fratelli Ciro, Giuseppe e Vincenzo Sarno, sul finire degli anni ’80, sulla scia dei clan riconducibili alla Nuova Famiglia, in seguito al declino della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. I Sarno fecero irruzione sulla scena camorristica vesuviana nel momento storico in cui tra le varie famiglie malavitose era insorta una faida per la spartizione del territorio. Il clan nato nel Rione De Gasperi di Ponticelli entrò prima in guerra con i clan dell’Alleanza di Secondigliano (per questo si unì successivamente alle famiglie Mazzarella e Misso formando il cartello criminale cosiddetto Misso-Mazzarella-Sarno egemone in buona parte di Napoli) e poi con il clan De Luca Bossa, nato in seguito alla dissociazione del boss Antonio De Luca Bossa detto Tonino ‘o Sicco.

Anni segnati da omicidi cruenti ed azioni criminali spietate, quelli in cui a comandare erano Luciano e i suoi fratelli. Il regno dei Sarno, si estese ben oltre le mura della periferia orientale di Napoli, arrivando ad includere anche i comuni vesuviani limitrofi: Cercola, Pollena Trocchia, Sant’Anastasia, giusto per citarne alcuni.

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Nessuno, probabilmente, sarà mai in grado di ricostruire del tutto i 30 anni di predominio dei Sarno e di scoprire tutti i crimini e gli intrecci camorristici compiuti dalla cosca che per un trentennio ha tenuto sotto scacco l’entroterra vesuviano e la periferia orientale partenopea. Nonostante i fratelli Sarno siano passati tutti dalla parte dello Stato e le testimonianze rese dai collaboratori di giustizia abbiano concorso a far luce su numerosi omicidi e fatti di camorra, portando all’arresto di moltissimi gregari del clan, il nome della cosca camorristica più autorevole della storia di Ponticelli continua a restare avvolto in un lugubre mantello di mistero frammisto ad una nostalgica e morbosa malinconia, che tutt’oggi aleggia nei cuori di coloro che vivono nel rimpianto dei “bei tempi lontani”, quelli in cui, a comandare, erano i Sarno, ai quali viene imputato il merito di aver operato nel silenzio e nel rispetto della quiete pubblica, evitando gli schiamazzi che oggi scandiscono l’attività di spaccio di droga tra i palazzi del loro bunker storico, il Rione De Gasperi, ed altri modus operandi tipici della criminalità contemporanea che mettono a repentaglio la quiete pubblica, oltre che l’incolumità dei cittadini. Con i Sarno, agli occhi di quella cittadinanza che guarda con nostalgia all’antico modello camorristico, lungo le strade di Ponticelli si è dissolto il concept di camorra “vecchio stile”, in grado soprattutto di incidere notevolmente sulla microcriminalità, al fine di preservare il buon esito dei “grossi affari” che alimentavano le casse del clan.

Tra i tanti misteri irrisolti legati alla storia camorristica del clan Sarno, vi sono le reali o presunte estorsioni ai danni delle ditte coinvolte nella costruzione dell’Ospedale del Mare, edificato su terreni confinanti con il Rione De Gasperi, il quartier generale della cosca proprio negli anni in cui il sodalizio criminale stava iniziando a subire le prime battute d’arresto.

L’ultima irruzione sulla scena mediatica di Luciano Sarno, avviene proprio quando alcuni organi di stampa divulgano delle dichiarazioni rese da suo fratello Vincenzo in veste di collaboratore di giustizia. Dichiarazioni che di recente sono state rispolverate, perchè, tra le tante cose, chiariscono il ruolo di Eduardo Casella – esponente dell’omonimo clan sgominato di recente e che aveva cercato di colmare il vuoto di potere generatosi a Ponticelli proprio in seguito alla resa dei Sarno – per fargli incontrare un imprenditore che aveva pagato un’estorsione proprio a suo fratello Luciano. Il suddetto imprenditore si piegò anche alla richiesta estorsiva di Vincenzo Sarno al quale successivamente Casella consegnò un elenco di ditte impegnate nei lavori per la costruzione del nosocomio edificato a Ponticelli.

Secondo altri collaboratori di giustizia, i fratelli Sarno in quel periodo stavano già cullando l’idea di passare dalla parte dello Stato e questi ultimi “colpi” vennero messi a segno per mettere da parte il maggior numero di soldi in contanti di cui disporre una volta diventati collaboratori di giustizia. Un’ipotesi avvalorata dal video diramato esattamente un anno fa su facebook da Patrizia Ippolito – la moglie di Vincenzo Sarno – e Giuseppe Sarno, nel corso del quale i due annunciavano un imminente ritorno sulla scena camorristica ponticellese, affermando senza mezzi termini che il clan, in realtà, non è “mai fallito” diramando, al contempo, messaggi in codice ed indicazioni a parenti e “fedelissimi” della cosca.

Per questa e per molte altre ragioni, il cognome “Sarno” è perennemente oggetto di discussioni accese e di animati e discordanti punti di vista, quando sbuca ad alimentare le chiacchiere da bar. Luciano Sarno, al pari dei suoi fratelli, è stata una figura amata ed odiata, stimata e contestata, seppure la sua prematura morte abbia colto di sgomento sia i detrattori che gli estimatori.

Tra congetture, misteri e colpi di scena, la morte ha giocato la sua carta letale e mai scontata, scrivendo per la prima volta la parola “fine” sotto la storia di uno dei fratelli Sarno, un tempo interpreti della malavita.

Quello che resta di Luciano Sarno è che verrà tramandato ai posteri  è uno scatto rubato, dove il suo volto sgranato si intravede a malapena, migliaia di pagine di verbali utili a ricostruire decenni e decenni di storia camorristica, tantissime morti, di affiliati, di gregari dei clan rivali e anche di vite innocenti, finite loro malgrado nel bel mezzo di dinamiche incompatibili con il loro status di semplici cittadini e lavoratori onesti, il fragore evocato dal ricordo di quello che è stato, lacrime ed imprecazioni, rabbia e rancore per le le vite diversamente stroncate, perchè consegnate alla carcerazione attraverso le dichiarazioni rese e soprattutto la consapevolezza di aver segnato in maniera irreversibile le sorti di Ponticelli, un quartiere che ancora oggi paga il salatissimo conto derivante dai nefasti della precedente esistenza, trascorsa in balia dei Sarno.

Tags: camorraclan sarnoluciano sarnomorte luciano sarnoponticelli rione de gasperi
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