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Revocata la scorta a “Ultimo”, il capitano che arrestò Riina e condannato a morte dalla mafia

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
26 Agosto, 2018
in In evidenza, News
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hqdefault “In questo foglio c’è’ scritto che, dal 3 settembre, verrà tolta la scorta al Capitano Ultimo. A colui che arrestò Totò Riina. Il 3 settembre venne anche ucciso mio padre. Ministro Matteo Salvini lei sa di questa aberrante decisione? La scorta a Saviano si, e a Capitano Ultimo no?”: questo il  post pubblicato su Facebook lo scorso 24 agosto da Rita Dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto ucciso dalla mafia nel 1982, che, mostrando il documento con cui l’Ufficio interforze per la sicurezza personale revoca la misura di tutela al colonnello “Ultimo” a partire dal prossimo 3 settembre.

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Una notizia che ha immediatamente sollevato polemiche, non solo per il fatto che a tutela dello scrittore Roberto Saviano da 10 anni vengono impiegati 5 militari 24 ore al giorno, mentre Sergio De Caprio, il capitano Ultimo, oggi colonnello, l’uomo che nel 1993 arrestò il boss dei boss, Totò Riina, a partire dal 3 settembre, resterà senza un’auto blindata e due uomini di scorta.

Un libro e una fiction interpretata da Raoul Bova raccontano la storia e l’impresa compiuta dal capitano Ultimo che riuscì ad arrestare Totò Riina in pieno giorno e nel bel mezzo a una strada di Palermo. Per lo Stato la sentenza di morte emessa da Cosa Nostra contro Sergio De Caprio potrebbe anche essere andata in prescrizione, in seguito alla morte del “capo dei capi”.

La decisione di revocare la protezione è stata presa in un vertice interforze del 31 luglio e sarà operativa dal 3 settembre, giusto il giorno in cui fu ucciso Carlo Alberto Dalla Chiesa, all’epoca prefetto di Palermo, come ricorda la stessa Rita nel suo post di denuncia.

Sergio De Caprio, nato a Montevarchi in provincia di Arezzo nel 1961, è stato a capo dell’unità Crimor dei Carabinieri e, con il grado di colonnello è stato vice comandante del Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente a Roma. Ex allievo della ‘Nunziatella’, tenente al termine dell’Accademia Militare di Modena e formato nella Scuola Ufficiali di Roma, De Caprio chiede di essere trasferito in Sicilia poco più che ventenne, dove presta servizio per due anni come Comandante della Compagnia di Bagheria. Qui nel 1985, a soli 24 anni, arresta i latitanti Vincenzo Puccio e Antonino Gargano, braccio destro di Bernardo Provenzano e killer del Capitano dei Carabinieri Emanuele Basile. Dopo i risultati ottenuti in Sicilia nella lotta alla mafia, viene trasferito a Milano, dove diventa capitano del Ros (Raggruppamento operativo speciale). È qui che Ultimo fonda il Crimor, un’Unità Militare Combattente operativa a Palermo dal settembre 1992 e sciolta nel 1997.

Il 15 gennaio 1993 fu colui che mise le manette al boss mafioso Totò Riina. De Caprio, insieme al Colonnello Mori, fu accusato, e poi assolto, di favoreggiamento nei confronti di Cosa Nostra, per aver ritardato la perquisire dell’abitazione di Riina.

La sentenza del tribunale di Palermo del 20 febbraio 2006 inoltre ribadisce che Riina non fu consegnato alle forze dell’ordine dai suoi sodali, com’era stato detto da Massimo Ciancimino secondo il quale sarebbe stato Bernardo Provenzano a consegnarlo, ma fu arrestato “grazie all’intuito investigativo del capitano De Caprio”.

L’unità Crimor fu creata dallo stesso De Caprio. Si trattava di un’Unità Militare Combattente, in cui ogni membro aveva un nome in codice, e che viveva in clandestinità e all’ombra della società.

Fino al 2000 De Caprio resta nel Ros, fino a quando chiede di esser trasferito. Nello stesso anno fu assegnato al Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri (Noe) di Roma. In seguito passa al servizio segreto per l’estero dove nel 2016 dirige l’ufficio affari interni.

Il 20 luglio 2017 dall’Aise viene restituito all’Arma dei Carabinieri perché, dopo il caso Consip, è “venuto meno il rapporto di fiducia”. Poche settimane dopo, il Csm invia alla procura di Roma le dichiarazioni rese dal procuratore della Repubblica di Modena, Lucia Musti, sull’uso spregiudicato delle intercettazioni nella precedente indagine Cpl-Concordia da parte di De Caprio e del suo sottoposto, il capitano Gianpaolo Scafarto, indagato poi insieme al Pm Woodcock per falso nel caso Consip. De Caprio, nel 2013, è stato il candidato per la carica di Presidente della Repubblica per Fratelli d’Italia, ottenendo 9, 7 e 8 voti durante il secondo, il terzo e il sesto scrutinio. Nel 2015 De Caprio ha poi dato vita a una associazione, la “Volontari Capitano Ultimo Onlus” che, a Roma, in una casa-famiglia, si occupa del recupero e il reinserimento di minori disagiati e figli di famiglie segnate dal crimine. Nel 2018 ha rinunciato all’onorificenza di Cavaliere della Repubblica ricevuta il 2 giugno 2017.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha commentato la vicenda sottolineando di non avere la competenza per intervenire:  “Il ministro dell’Interno non può intervenire direttamente sull’assegnazione del personale di scorta. Per quanto riguarda la vicenda del Capitano Ultimo, protagonista di brillanti e celebri operazioni, la notizia non mi ha lasciato indifferente. Nel rispetto del lavoro e della professionalità di tutti, chiederò informazioni per capirne di più. Sicuramente una riduzione dei quasi 600 dispositivi di scorta, record a livello europeo, sarà necessaria per recuperare almeno una parte dei duemila uomini delle forze dell’ordine quotidianamente impegnati in questi servizi. Servizi spesso motivati, altre volte no“.

 

 

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