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Delocalizzazione delle carceri: la proposta del sindacato di polizia

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
25 Giugno, 2018
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Delocalizzazione delle carceri: la proposta del sindacato di polizia
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cella-lesParte dal sindacato di Polizia Ugl-LeS una proposta per diminuire i detenuti presso le case circondariali del nostro paese. Ci illustra la proposta Elvio Vulcano, Coordinatore nazionale per la stampa e comunicazioni del sindacato di polizia Ugl-LeS (l’unica voce dell’Ugl nella Polizia di Stato).

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Nel nostro sistema carcerario, afferma Vulcano, si contano provenienze da più di cento paesi. I più rappresentati sono, in ordine decrescente, il Marocco (18,6 per cento dei detenuti stranieri), la Romania (13,7 per cento), l’Albania (12,8 per cento), la Tunisia (10,5 per cento), la Nigeria (5,6 per cento) e l’Egitto (3,4 per cento). Numerose altre comunità straniere, rappresentando meno dell’1 per cento del totale dei detenuti stranieri, contribuiscono sì all’eterogeneità del sistema, ma sono poco rappresentative dal punto di vista statistico. Pertanto, andrebbe cercato un accordo almeno con i primi tre Paesi per numerosità per far scontare a casa loro le pene detentive, con costi comparati a quelli del paese custodente, posti a carico dell’Italia.

Una risoluzione del genere porterebbe ad un immediato decongestionamento delle nostre carceri, evitando l’attuale sovraffollamento (115% in più di quello che le carceri italiane possono ospitare) che stanno vivendo i nostri 190 istituti di pena.

Questa proposta, avrebbe anche una indubbia ricaduta di carattere sociale ed umanitario a favore delle persone che si trovano a scontare in Italia le pene loro inflitte. Sappiamo che molti detenuti stranieri, vivono male la loro situazione, spesso sviluppando depressione o comportamenti maggiormente aggressivi, privati come sono del conforto e della vicinanza dei loro parenti e familiari. Invece, potendo scontare le pene nei rispettivi Paesi di provenienza, quando questi sono noti,  essi potrebbero godere della vicinanza dei loro cari, i quali, vivendo sicuramente in posti più vicini ai luoghi di detenzione, potranno contribuire ad un più efficace recupero ad una vita sociale e comunitaria rispettosa delle regole e delle leggi non solo dei Paesi di provenienza ma anche delle Nazioni dove i detenuti volessero nuovamente emigrare qualora ne avessero i requisiti previsti e dopo aver scontato il periodo di carcerazione. Per tutti coloro che, invece, non dichiarano il paese d’origine, o comunque non possono rientrare nel proprio paese di provenienza, e devono  comunque scontare una pena detentiva, potrebbe essere previsto ilcarcere  convenzionato all’estero con spese a carico del Governo Italiano, ma con costi decisamente inferiori a quelli che vengono sostenuti in Italia.

I detenuti stranieri, conclude Vulcano, sono da tempo una componente significativa nel panorama carcerario italiano e i dati forniti dal Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, che annovera circa 19.432 detenuti stranieri e circa 37.487 italiani, forniscono l’immagine di una realtà complessa che richiederebbe maggiore attenzione alle esigenze del reo straniero, senza, tuttavia, ignorare sia quelle di bilancio che del sovraffollamento degli istituti di pena Italiani.

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