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7 Aprile 1994 Napoli: ucciso Antonio D’Agostino, fioraio di 23 anni, involontario testimone di un omicidio

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
7 Aprile, 2017
in Da Sud a Sud, I cunti de lo Cunto, In evidenza
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7 Aprile 1994 Napoli: ucciso Antonio D’Agostino, fioraio di 23 anni, involontario testimone di un omicidio
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sparatoraiaponticelli375497815_4813d87268 Napoli, 8 aprile 1994 – Un giovane fioraio, Antonio D’Agostino di 23 anni, viene ucciso durante la serata a Casavatore, nel Napoletano.

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Il giovane viene ucciso in quanto testimone dell’omicidio di Carmine Amura, il pregiudicato – assassinato il 26 marzo dello stesso anno – che aveva denunciato i presunti assassini del fratello Domenico. Il 26 marzo fu assassinata a Napoli, a pochi metri di distanza, anche la madre di Carmine Amura, Anna Dell’Orme, che era andata in televisione per denunciare pubblicamente coloro che avevano assassinato il figlio. D’Agostino è stato colpito a morte mentre si trovava all’esterno del suo negozio di fiori. Secondo una prima ricostruzione gli si sono avvicinati almeno due sicuri, che hanno esploso numerosi colpi di arma da fuoco. Il giovane è stato raggiunto da almeno dieci proiettili al capo, al volto e al torace. Soccorso da passanti e trasportato nell’ospedale Nuovo Pellegrini di Napoli, è morto poco dopo il ricovero. Dal luogo dell’agguato sono stati visti fuggire due giovani a bordo di una motocicletta di grossa cilindrata. Il negozio della vittima si trova proprio di fronte a quello di abbigliamento dove fu assassinato Carmine Amura. Gli investigatori ritengono che D’Agostino avesse assistito al delitto, anche se quando i carabinieri giunsero sul posto, il 26 marzo, trovarono chiuso il negozio di fiori.

Antonio D’ Agostino era un testimone pericoloso. Aveva visto in faccia gli assassini di Carmine.

La vittima era sulla soglia del suo negozio di fiori, all’ angolo tra via Aniello Falcone e via Giacinto Gigante. La bottega si trova proprio di fronte alla boutique dove il 26 marzo scorso fu ucciso Amura, freddato mentre allestiva una delle vetrine del negozio.

La camorra di Secondigliano, quella sanguinosa e feroce a cui gli investigatori attribuiscono la paternità dei primi due omicidi, avrebbe così saldato il conto con il giovane fioraio, involontario spettatore della mattanza. Tre morti in venti giorni. Prima era toccato a Anna Dell’ Orme e al figlio Carmine Amura. Davanti alle telecamere, tra le lacrime, la donna aveva ripetuto le accuse contro quelli che riteneva i responsabili della morte di un altro figlio, Domenico, ucciso da un’overdose di eroina. La madre “detective”, all’ indomani della tragedia, aveva ricostruito le ultime ore di vita del ragazzo, scoprendo che aveva avuto rapporti con i sicari del clan Esposito di Secondigliano, noti trafficanti di droga, legati a doppio filo alla cosca dei Licciardi. Aveva denunciato sette persone, tra cui alcuni spacciatori della banda come Antonio Esposito, presunto capoclan. Le stesse accuse le aveva ripetute dopo qualche tempo su Raidue, durante una delle puntate de I fatti vostri, ricostruendo la trafila delle denunce alla procura della Repubblica, le indagini della polizia, le minacce ricevute dagli emissari del clan. A distanza di poche ore dall’ omicidio della donna e del figlio, vennero fermati due camorristi sospettati del duplice delitto.

Angelo Liccardo, pluripregiudicato legato alla famiglia degli Esposito, accusato di associazione per delinquere di stampo camorristico, e il boss Luigi Esposito, soprannominato “Nacchella”, da tre mesi agli arresti domiciliari. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, l’autunno scorso Liccardo invitò più di una volta Carmine Amura – erano insieme in una cella del carcere di Avellino – a finirla con le denunce contro gli Esposito per la morte del fratello Domenico.

Di fronte al rifiuto piovvero le minacce, tanto che il giovane venne sottoposto a particolari misure di protezione per ordine del direttore del carcere. Ma una volta tornato libero ha pagato con la vita, e con lui la madre, il prezzo delle denunce. I due fermati, il 31 marzo dello stesso anno, furono rimessi in libertà dai giudici del tribunale di Napoli “per mancanza di gravi indizi di colpevolezza”. Una decisione che ha fatto molto scalpore, determinata dal fatto che le indagini della polizia sono apparse insufficienti a provare la responsabilità dei due presunti killer. Ieri, infine, l’ultima puntata della sanguinosa faida, costata la vita a degli innocenti, ancora una volta.

Tags: anna dell'ormeantonio d'agostinocamorracarmine amuradomenico amurafioraionapolisecondiglianovittima innocente
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