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2 febbraio 2007, muore l’ispettore Raciti: da Speziale a Genny ‘a Carogna,come NON è cambiato il calcio

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
2 Febbraio, 2017
in In evidenza, News
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2 febbraio 2007, muore l’ispettore Raciti: da Speziale a Genny ‘a Carogna,come NON è cambiato il calcio
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filippo-raciti Il derby siciliano tra Palermo e Catania, quel 2 febbraio del 2007, fu introdotto da un clima tutt’altro che confacente ai valori che lo sport si ripropone di perseguire: il fumo dei lacrimogeni lanciati contro gli Ultras dai poliziotti in assetto antisommossa schierati fuori dallo stadio «Massimino» non lasciavano presagire nulla di buono.

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In quel clima di acre violenza, un agente del reparto Mobile, Filippo Raciti, di 38 anni, vene ucciso dalle esalazioni di una bomba carta lanciata nella vettura di servizio in cui si trovava. Un altro agente viene ricoverato all’ospedale Garibaldi in gravi condizioni.

Centinaia i feriti: oltre 70 gli agenti di polizia. Nove tifosi del Catania, cinque adulti e quattro minorenni, arrestati. Questo l bollettino di guerra di una delle pagine calcariche più lugubri della storia del nostro Paese.

Gli ultras delle due squadre non sono venuti a contatto, separati da una rete guardata a vista da centinaia di agenti. Ma gli scontri ci sono stati, tra tifosi e forze dell’ordine. E il bilancio è pesantissimo. La cronaca del derby della follia comincia all’inizio del secondo tempo. Il Palermo ha appena segnato il gol del vantaggio. I tifosi rosanero, arrivati allo stadio a partita iniziata per un errore degli autisti dei pullman che avrebbero sbagliato strada, raggiungono gli ingressi, scortati dalla polizia. Un gruppo di ultras catanesi, rimasti fuori dal «Massimino», prova ad avvicinarsi agli avversari. Gli agenti fanno muro e impediscono il contatto. La reazione dei supporters etnei è immediata: una pioggia di petardi e sassi, investe le forze dell’ordine che reagiscono lanciando i lacrimogeni. Il fumo arriva nello stadio: l’arbitro Farina ferma la partita. Fuori dallo stadio si assiste a scene di guerriglia: l’aria è irrespirabile, gli agenti caricano i tifosi catanesi. Alle 19:48, quaranta minuti dopo la sospensione, si torna a giocare. Si contano i primi feriti. Col passare dei minuti decine di persone si presentano all’ospedale Garibaldi. Contusioni, intossicazione da lacrimogeni, lievi escoriazioni per la maggior parte di loro. Non ci sono casi gravi.

Subito gravissimo appare, invece, l’ispettore Raciti. I medici cercano di rianimarlo. È in arresto cardio-respiratorio per le esalazioni della bomba carta, ma il cuore non riprende a battere.

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L’ispettore capo di polizia Filippo Raciti è stato ferito mortalmente dopo avere arrestato, con un altro agente, un ultras del Catania. Raciti è rimasto in auto, all’esterno della Curva nord del Massimino, ed è stato colpito da un oggetto contundente al torace. Successivamente all’interno dell’auto sono esplose una bomba carta e un petardo: l’inalazione dei fumi sprigionati, assieme al trauma toracico subito poco prima, avrebbero causato la morte del poliziotto.

I medici lo dichiarano morto alle 22:10.

Le notizie degli scontri e della tragica morte dell’agente raggiungono i giocatori del Palermo rimasti all’interno dello stadio «blindato». Poco dopo la mezzanotte la squadra lascia il «Massimino» diretta a Palermo, scortata dalle forze dell’ordine. Lo stesso avviene con i pullman dei suoi tifosi.

Sono passati 10 anni da quel 2 febbraio 2007, dal in cui ha perso la vita l’ispettore di polizia Filippo Raciti. Una vita e una carriera stroncate per assicurare l’ordine pubblico in occasione di una partita di calcio. Un uomo, per questa ragione, non è riuscito a veder crescere i suoi figli.

Le indagini portarono subito all’arresto di un indiziato minorenne, Antonino Speziale, avvalendosi delle immagini filmate dai circuiti di sicurezza dello stadio. Successive intercettazioni ambientali, condussero dopo un anno all’arresto anche di un secondo indiziato maggiorenne, Daniele Micale.

Per la morte dell’ispettore di polizia sono attualmente in carcere due persone: Antonino Speziale, all’epoca minorenne, sta scontando la pena definitiva a 8 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale, Daniele Micale è stato invece condannato a 11 anni.

Quella notte di follia ha segnato per sempre il mondo del calcio e ha aperto il dibattito sulla sicurezza. Tra i provvedimenti introdotti negli ultimi 10 anni c’è l’obbligo di dotarsi di tessera del tifoso per entrare negli stadi e l’istituzione della figura degli steward.

Gli scontri tra le tifoserie, l’odio e la violenza, tuttavia, seguitano a spadroneggiare, dentro e fuori dagli stadi.

Una morte che non è valsa a sedare l’odio tra tifoserie, quella dell’ispettore Raciti, il cui spettro è tornato a troneggiare su uno stadio, a ridosso dell’ennesima tragedia sfociata nel sangue in nome di una passione sportiva, la sera del 4 maggio 2014, quando il tifoso napoletano Ciro Esposito fu raggiunto da un colpo d’arma da fuoco da un ex ultras romanista a pochi metri dallo stadio Olimpico, dove si stava recando per assistere alla finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina.

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Notizie confuse e falsate si susseguono sugli spalti, dove, in seguito al parapiglia insorto dopo la sparatoria all’esterno dello stadio, i tifosi – muniti di biglietto e non – hanno preso posto. Tra i supporters azzurri spicca la figura di Gennaro De Tommaso, detto “Genny ‘a Carogna”, storico capo-ultrà della curva A del Napoli, oltre che figura invischiata nella malavita partenopea. De Tommaso attira l’attenzione dei media nazionali non solo per la fantomatica “trattativa” intavolata con dirigenti e calciatori, sotto la minaccia di non far giocare la partita, qualora effettivamente ci fosse la conferma dell’avvenuto decesso di Ciro Esposito.

L’ultrà napoletano indossa una t-shirt nera con una stampa gialla che riporta una frase semplice ed assai eloquente: “Speziale libero”.

Chiaro il riferimento ad Antonino Speziale, l’ultrà catanese detenuto che sta scontando la condanna per la morte dell’ispettore Raciti e che stando alla versione da sempre fornita dagli esponenti di spicco dei gruppi organizzati delle tifoserie italiane, sarebbe innocente.

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Gennaro De Tommaso, nei giorni successivi allo scandalo insorto intorno alla frase scolpita su quella t-shirt, incontrò a Catania la famiglia Speziale. Proprio lui, ‘Genny ‘a carogna’, che per la maglietta con la scritta “Speziale libero” e il comportamento all’Olimpico durante la finale di Coppa Italia tra Roma e campani è stato sottoposto a cinque anni di Daspo, era in contatto con i genitori di Antonino Speziale, l’ultrà del Catania condannato a 8 anni di reclusione per l’omicidio preterintenzionale dell’ispettore capo di polizia Filippo Raciti.

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Tutto questo clamore mediatico galvanizzò, e non poco, il giovane Speziale, che nei giorni successivi ai fatti di Roma, non fece nulla per nascondere l’entusiasmo derivante dall’interesse dagli ultras partenopei, ma anche di altre tifoserie importanti, come quella tedesca del Borussia Dortmund. Una visibilità così vasta che avrebbe fatto assumere al giovane un atteggiamento non proprio consono alla disciplina carceraria e che lo ha portato ad atteggiarsi ad eroe e a giocare a fare il bullo. Di lì a poco, questa condotta sfocia in una colluttazione con un agente di polizia penitenziaria.

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