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Lucignolo, il leader della baby gang spinta a delinquere per dimostrare virilità e forza

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
4 Dicembre, 2016
in Cronaca, In evidenza
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Lucignolo, il leader della baby gang spinta a delinquere per dimostrare virilità e forza
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68d6a18e4549ab52455cd95ed099cb4aLucignolo, uno dei personaggi più celebri della favola di Pinocchio, ma che, nel caso del 20enne napoletano che lo ha adottato come soprannome, assume una connotazione tutt’altro che fiabesca.

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Il giovane presunto capo di una baby gang ritenuta responsabile di almeno 11 rapine compiute nell’hinterland napoletano è finito agli arresti domiciliari.

Era l’unico maggiorenne della banda, questo gli ha conferito l’autorità necessaria per rivestire a lungo il ruolo del leader, “il capo”, il punto di riferimento di un gruppetto di ragazzini condizionabili e potenzialmente inclini alla microcriminalità. Proprio a lui, non a caso ribattezzato col nomignolo collodiano, spettava il compito di vestire gli abiti e le “responsabilità” del membro numero uno del “team”, con una spiccata tendenza al comando – e al ricatto psicologico – che esercitava con piglio delinquenziale e toni convincenti.

Un gruppo di ragazzini alla caccia di denaro facile e per conquistarlo erano pronti a farsi capeggiare da “Lucignolo” che rivolgeva spesso ai suoi baby-gregari l’atavico monito: «Se non sei in grado di farlo, non sei uomo».

Un’opera di convincimento volta a far leva su un sentimento d’orgoglio e una dimostranza di forza al cospetto della quale un ragazzino, soprattutto se fa parte di un branco, non può tirarsi indietro. Una rivendicazione di virilità da esibire in occasione di furti, borseggi, rapine.

A febbraio scorso i carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna hanno arrestato quattro minori, componenti della baby gang, che negli ultimi mesi del 2015 avrebbe commesso 11 rapine ai danni di supermercati, farmacie e distributori di carburante nell’hinterland di Napoli. Adesso è stato arrestato proprio il “Lucignolo” del gruppo, colui che dirigeva i raid ed esortava “i suoi”, tutti minorenni, a rapinare e delinquere. O meglio: a dimostrarsi uomini rapinando e minacciando. Ora il capo banda è finito ai domiciliari: le indagini hanno accertato il suo coinvolgimento in tutte le 11 rapine.

Regnano discrezione e sgomento tra i residenti di Pomigliano d’Arco, teatro delle rapine e delle vicende che a vario titolo hanno fatto scattare le condanne per la baby gang.

La gente perbene non ha particolarmente voglia di commentare l’accaduto, ma esterna solo preoccupazione per le condotte sempre più scellerate e ciniche esibite dai giovanissimi.

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