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La reazione dei napoletani al botta e risposta tra Lady Cnn e de Magistris

Luciana Esposito di Luciana Esposito
1 Luglio, 2016
in In evidenza, News
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Turista subisce rapina a Napoli: il botta e risposta a suon di lettere tra Lady Cnn e de Magistris
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rolex-vintage-date-ref-1500-oro-giallo-dxUna turista vittima di un tentativo di rapina appena tre minuti dopo aver messo piede a Napoli.

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Viaggiava su una Porsche “scappottata” e aveva un orologio costoso al braccio che sporgeva dal finestrino, in bella mostra. Si è fermata a fare benzina lungo via Marina ed è stata prontamente adocchiata da due cacciatori di prede da assaltare. La donna ha reagito ed è riuscita a sventare la rapina. Tuttavia, scossa dall’accaduto, ha scritto una missiva indirizzata al sindaco di Napoli, il quale non ha tardato a diramare la sua replica.

Una vicenda che divide l’opinione pubblica, innescando un dibattito acceso trai napoletani che sviscerano diverse posizioni in merito al tema sicurezza in città.

In primis ci sono loro, i borseggiatori e i dispensatori di truffe che affollano proprio l’area che delimita il porto di Napoli, il molo Beverello, luogo d’attracco di aliscafi e traghetti diretti alle isole, ma, soprattutto, le navi da crociera. Il loro quartier generale è proprio lì, a due passi da palazzo San Giacomo, ogni giorno si recano lì alla ricerca del “pollo da spennare” giustificando le loro malefatte con l’opinabile alibi del “pure noi dobbiamo campare”.

“Pure i calciatori si sono abituati e hanno saputo farsene una ragione, c’è la crisi e non si guarda in faccia a nessuno: siamo disoccupati, dobbiamo dare da mangiare ai nostri figli. Perché il comune non ci trova un lavoro, invece di perdere tempo a “scrivere le lettere”?”

È un copione che non fa una piega né una grinza, quello che da tempo immemore, al cospetto di furti, rapine, scippi e malefatte di vario genere, viene prontamente esibito dai cultori dello stesso credo inscenato dai rapinatori di Lady Cnn.

“C’è da aspettarselo, se vieni a Napoli con la Porsche e tutta ingioiellata”: i fautori e sostenitori di questo credo, invece, hanno tacitamente accettato di sopprimere le più basilari forme di libertà per cedere il passo alla delinquenza. A Napoli, essere ricchi diventa una colpa. Il reato non è rubare, ma ostentare, sbattendo in faccia alla “povera gente” quello che di pregevole ed agiato contorna la vita di un armatore piuttosto che di un facoltoso esponente dell’alta borghesia.

I clan, però, possono farlo: i baby camorristi “devono” postare sui social foto che li ritraggono mentre impugnano pistole d’oro e sperperano migliaia di euro – di dubbia provenienza – tra costose bottiglie di champagne, abiti griffati, case sfarzose e suite di lusso. Nel loro caso, la ricchezza diventa sinonimo di rispetto e ammirazione, secondo un clamoroso rovesciamento del fronte per il quale la stima va attribuita ai soldi guadagnati nel segno della criminalità, disseminando sangue e polvere da sparo, senza sudore né pudore.

Le madri, invece, sono inviperite per l’eccessiva attenzione tributata alla vicenda, dimenticando che i loro figli adolescenti, si vedono privare, da quelle stesse mani criminali, della libertà di possedere un cellulare.

Quest’ultimo genere di rapine, infatti, è senza dubbio tra quelle che si verificano all’ordine del giorno, in tutte le zone della città. Senza tralasciare quanto accade in circumvesuviana per merito della gang di rom che irrompe quando il treno sosta a Gianturco: in un lampo strappano i cellulari dalle mani dei passeggeri intenti a chattare per darsi alla fuga poco prima che il treno riparta. Accade tutto in un lampo ed è impossibile acciuffarli: una stazione-fantasma, a ridosso della quale giace un imponente campo rom, il treno riparte, nessuno ha il tempo materiale per pensare di inseguirli o inscenare qualsiasi altra azione utile ad acciuffarli. Troppo facile delinquere in questo clima e “il modello Gianturco” si sta pericolosamente estendendo ad altre realtà.

Quest’ultima frangia di popolo, pertanto, rivendica maggiore attenzione anche per le privazioni inferte dalla criminalità alla gente comune per la quale è anche più difficile rimediare ai danni. “Una madre fa dei sacrifici per accontentare un figlio e comprargli il telefono. A parte la rabbia che una rapina simile ti genera proprio per questo motivo, è più difficile per una famiglia umile ricomprare un telefono nuovo a un figlio. Ci vorrebbe più sensibilità da parte delle istituzioni, anche verso i nostri figli. Non esistono rapine di serie a di serie b.”

C’è chi applaude e spalleggia la reazione del sindaco, in quanto capace di riconoscere nel turismo una delle principali risorse economiche della città e reputa che chi fa del male ai turisti, non vuole bene a Napoli, non vuole il bene di Napoli: “forse perché pensano che più restiamo nel degrado e meglio è per loro, così questa resta la città della camorra e della monnezza e possono fare quello che gli pare. O forse li sopravvalutiamo, questi sono avvoltoi, bestie senza logica né amore, vedono un orologio o una catenina e non capiscono niente, devono rubare, perché fregare una brava persona li fa sentire forti e spregiudicati, ma sanno esserlo solo contro chi non si sa difendere. Questa è gente senza coraggio, indegna di calpestare questa terra. Questa è gente senza amore che per 50 euro e una pippata di cocaina, ucciderebbe pure la madre.”

C’è tutto nello stato d’animo dei napoletani: un popolo notoriamente celebre per il fascino e i paradossi insiti nelle sue stesse contraddizioni.

Tags: . napolilady cnnluigi de magistrisnapoletaniorologiorapinaturista
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Fabio Perrucci, il carabiniere che ha salvato tre donne nel nubifragio di Foggia: un anno fa aveva soccorso un anziano tra le fiamme

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di Redazione Napolitan
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Ci sono interventi che durano pochi minuti, ma che possono cambiare per sempre il destino di chi li vive. Momenti nei quali il pericolo non concede tempo per riflettere a lungo e qualcuno sceglie di andare incontro a chi è in difficoltà, mettendo a rischio anche la propria incolumità. È quanto accaduto lo scorso 12 ottobre a Foggia, durante il violento nubifragio che ha investito la città. Nel sottopasso di via Scillitani, invaso dall'acqua e trasformato in una trappola, tre donne sono rimaste bloccate all'interno di un'automobile. A intervenire è stato Fabio Perrucci, 29 anni, carabiniere scelto in servizio al Nucleo operativo e radiomobile di Foggia, che insieme a un collega ha contribuito a portarle in salvo. Una storia di coraggio che acquista un significato ancora più profondo alla luce di un precedente episodio: il 25 giugno 2025, quando prestava servizio a Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci era entrato in un'abitazione avvolta dalle fiamme per soccorrere un anziano allettato, impossibilitato a fuggire autonomamente. Due emergenze diverse, a distanza di oltre un anno, unite dalla stessa scelta: intervenire quando una vita è in pericolo.  Il nubifragio a Foggia e il sottopasso diventato una trappola Il pomeriggio del 12 ottobre, una violenta ondata di maltempo si è abbattuta su Foggia. La pioggia intensa, accompagnata in alcuni momenti dalla grandine e da forti raffiche di vento, ha provocato allagamenti, disagi alla circolazione e numerose richieste di soccorso. Le strade si sono rapidamente riempite d'acqua, mentre diversi locali, tra cui box e cantine, sono stati invasi dalle precipitazioni. In corso Garibaldi è caduto un albero, fortunatamente senza provocare feriti. Ma tra le situazioni più critiche si è registrata quella dei sottopassi, dove l'acqua si è accumulata in pochi minuti, mettendo in difficoltà gli automobilisti. In via Scillitani il livello dell'acqua ha raggiunto circa un metro. Tre donne si sono ritrovate intrappolate nell'abitacolo della loro automobile, esposte a una situazione di grave pericolo.  È in questo scenario che è intervenuto Fabio Perrucci. Il carabiniere ha raggiunto la vettura immergendosi nell'acqua, insieme a un collega, e ha partecipato alle operazioni necessarie per liberare le occupanti e condurle in salvo. Il militare ha dovuto affrontare anche un notevole sforzo fisico per raggiungere e soccorrere tutte e tre le donne, una dopo l'altra. Un intervento nel quale la rapidità era fondamentale: in un sottopasso allagato, infatti, la situazione può peggiorare in tempi brevissimi.  Il precedente a Pagani: l'ingresso nell'abitazione in fiamme La vicenda di Foggia non è un episodio isolato nella storia professionale del ventinovenne. Il 25 giugno 2025, quando era in servizio alla Tenenza dei Carabinieri di Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci si trovò ad affrontare un'altra emergenza. All'interno di un'abitazione avvolta dalle fiamme c'era un anziano allettato, incapace di uscire da solo. Il fumo rappresentava una minaccia concreta e, mentre si attendeva l'arrivo dei vigili del fuoco, il rischio era che l'uomo non riuscisse a resistere. Il carabiniere entrò nell'appartamento, raggiunse l'anziano, lo sollevò e lo trasportò all'esterno, sottraendolo al pericolo. Un intervento del quale rimase traccia anche in una lettera di ringraziamento inviata dal figlio dell'uomo alla Legione Carabinieri. La testimonianza della sorella: «Per me è mio fratello» Dopo aver visto le immagini del fratello impegnato nel soccorso, Sarah Perrucci ha affidato ai social la propria emozione. Il suo racconto restituisce una prospettiva diversa rispetto alla cronaca dell'intervento: quella di chi conosce la persona che si trova dietro la divisa e vive con apprensione i rischi di una professione che può imporre decisioni immediate. Un post...

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