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Gli effetti di Gomorra sui “topi da tastiera”: insulti all’attore Fabio De Caro

Luciana Esposito di Luciana Esposito
16 Giugno, 2016
in In evidenza, News
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Gli effetti di Gomorra sui “topi da tastiera”: insulti all’attore Fabio De Caro
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untitledLa realtà che supera la finzione, esibendo scene surreali che sottolineano la deriva emotiva dettata da stati d’animo assai confusionari generati da un mix di fattori difficili da delineare.

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Ancora una volta, a finire al centro del dibattito è Gomorra, la serie record d’ascolto che seguita ad innescare polemiche e reazioni assai controverse.

A destare scalpore, stavolta, è una scena particolarmente cruda andata in onda nel corso dell’ultima puntata, nell’ambito della quale Malammore, braccio destro del boss Pietro Savastano, uccide la figlia di Ciro l’immortale. Una scena assai cruda che ha innescato una reazione clamorosa da parte del popolo del web che si è scagliato contro Fabio De Caro, l’attore che ha interpretato il ruolo del cinico killer.

Un attore, per l’appunto. Un corpo che interpreta un ruolo, conferendo gesta e voce a un personaggio di fantasia.

Eppure, suo malgrado, l’attore è stato oggetto di insulti e messaggi assai scurrili da parte dei fan della fiction che hanno così espresso la loro indignazione per un “finto omicidio”.

A prescindere dalla surreale e pasticciata associazione di fatti e persone, suggellata da un’acuta e imbarazzante incapacità di scindere realtà e finzione, l’aspetto più disarmante è dato dalla “comoda” capacità di accanirsi al cospetto di “omicidi non reali” per poi restare impassibili al cospetto di realtà parimenti atroci, dove quello che sgorga è sangue vero e ad avere la peggio sono vite “reali”, non personaggi prestati ad un set cinematografico.

Una generazione che pensa di cambiare il mondo attraverso una guerra virtuale combattuta comodamente seduti dietro una tastiera, che emula personaggi grotteschi e si rivela prontamente incapace di sviluppare quel senso critico che potrebbe concorrere a mutare il volto di un’anima identitaria sempre più arida di contenuti, ideali, ideologie e valori.

I camorristi diventano “eroi” e gli attori “mostri”, secondo un principio senza né capo né coda al quale risulta davvero difficile attribuire un senso, un come e un perché.

Un episodio, quest’ultimo, che ancor più sottolinea quanto sia fortemente consolidata nell’immaginario collettivo l’associazione tra personaggi e attori della fiction che, nei casi più estremi, diventa una macabra fusione.

Uno degli attori-simbolo di questa mistificazione ideologica è senza dubbio Salvatore Esposito, alias Genny Savastano che h prontamente preso le parti del collega De Caro pubblicando un duro post attraverso la sua pagina ufficiale di facebook:

“Noi Attori di ‪‎Gomorra siamo dei professionisti – si legge nel post – ed il fatto che alcune persone confondono il personaggio con l’Artista significa che siamo riusciti a pieno nel nostro compito. Ma sta accadendo una cosa bruttissima che solo in Italia accade ovvero insultare sul personale il mio collega Attore Fabio de Caro per l’atroce atto( di cui non spoilerero’ )che il suo personaggio Malammore ha compiuto nell’ultimo episodio . Chiedo a voi pochi di indignarvi ed urlare si ma contro le persone che tutti i giorni nella vita reale compiono questi atti barbari e rovinano l’immagine della nostra amata terra . Noi siamo Attori e portiamo l’arte che ci scorre nelle vene nel mondo , e dovremmo vantarcene tutti !!! Al pubblico intelligente chiedo di aiutarmi a difendere il nostro lavoro e la nostra vita !! Grazie !!”

Tags: Ciro Di Marziociro l'immortalefabio de carofacebookfigliagomorra la serie 2insultimalamorepietro savastanoweb
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Fabio Perrucci, il carabiniere che ha salvato tre donne nel nubifragio di Foggia: un anno fa aveva soccorso un anziano tra le fiamme

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di Redazione Napolitan
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Ci sono interventi che durano pochi minuti, ma che possono cambiare per sempre il destino di chi li vive. Momenti nei quali il pericolo non concede tempo per riflettere a lungo e qualcuno sceglie di andare incontro a chi è in difficoltà, mettendo a rischio anche la propria incolumità. È quanto accaduto lo scorso 12 ottobre a Foggia, durante il violento nubifragio che ha investito la città. Nel sottopasso di via Scillitani, invaso dall'acqua e trasformato in una trappola, tre donne sono rimaste bloccate all'interno di un'automobile. A intervenire è stato Fabio Perrucci, 29 anni, carabiniere scelto in servizio al Nucleo operativo e radiomobile di Foggia, che insieme a un collega ha contribuito a portarle in salvo. Una storia di coraggio che acquista un significato ancora più profondo alla luce di un precedente episodio: il 25 giugno 2025, quando prestava servizio a Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci era entrato in un'abitazione avvolta dalle fiamme per soccorrere un anziano allettato, impossibilitato a fuggire autonomamente. Due emergenze diverse, a distanza di oltre un anno, unite dalla stessa scelta: intervenire quando una vita è in pericolo.  Il nubifragio a Foggia e il sottopasso diventato una trappola Il pomeriggio del 12 ottobre, una violenta ondata di maltempo si è abbattuta su Foggia. La pioggia intensa, accompagnata in alcuni momenti dalla grandine e da forti raffiche di vento, ha provocato allagamenti, disagi alla circolazione e numerose richieste di soccorso. Le strade si sono rapidamente riempite d'acqua, mentre diversi locali, tra cui box e cantine, sono stati invasi dalle precipitazioni. In corso Garibaldi è caduto un albero, fortunatamente senza provocare feriti. Ma tra le situazioni più critiche si è registrata quella dei sottopassi, dove l'acqua si è accumulata in pochi minuti, mettendo in difficoltà gli automobilisti. In via Scillitani il livello dell'acqua ha raggiunto circa un metro. Tre donne si sono ritrovate intrappolate nell'abitacolo della loro automobile, esposte a una situazione di grave pericolo.  È in questo scenario che è intervenuto Fabio Perrucci. Il carabiniere ha raggiunto la vettura immergendosi nell'acqua, insieme a un collega, e ha partecipato alle operazioni necessarie per liberare le occupanti e condurle in salvo. Il militare ha dovuto affrontare anche un notevole sforzo fisico per raggiungere e soccorrere tutte e tre le donne, una dopo l'altra. Un intervento nel quale la rapidità era fondamentale: in un sottopasso allagato, infatti, la situazione può peggiorare in tempi brevissimi.  Il precedente a Pagani: l'ingresso nell'abitazione in fiamme La vicenda di Foggia non è un episodio isolato nella storia professionale del ventinovenne. Il 25 giugno 2025, quando era in servizio alla Tenenza dei Carabinieri di Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci si trovò ad affrontare un'altra emergenza. All'interno di un'abitazione avvolta dalle fiamme c'era un anziano allettato, incapace di uscire da solo. Il fumo rappresentava una minaccia concreta e, mentre si attendeva l'arrivo dei vigili del fuoco, il rischio era che l'uomo non riuscisse a resistere. Il carabiniere entrò nell'appartamento, raggiunse l'anziano, lo sollevò e lo trasportò all'esterno, sottraendolo al pericolo. Un intervento del quale rimase traccia anche in una lettera di ringraziamento inviata dal figlio dell'uomo alla Legione Carabinieri. La testimonianza della sorella: «Per me è mio fratello» Dopo aver visto le immagini del fratello impegnato nel soccorso, Sarah Perrucci ha affidato ai social la propria emozione. Il suo racconto restituisce una prospettiva diversa rispetto alla cronaca dell'intervento: quella di chi conosce la persona che si trova dietro la divisa e vive con apprensione i rischi di una professione che può imporre decisioni immediate. Un post...

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