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Dal 2 al 5 giugno: GESUALDO EXPONE, La Fiera Del Sud dal XVI Secolo

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
2 Giugno, 2016
in Da Sud a Sud
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Dal 2 al 5 giugno: GESUALDO EXPONE, La Fiera Del Sud dal XVI Secolo
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1d174d4db06be32923e0a166d682059f_XLLa suggestione del passato e le prospettive per il futuro di un territorio, tutto in un solo evento: torna Gesualdo Expone. Da domani, giovedì 2 giugno, a domenica, 5 giugno, si svolgerà l’edizione 2016 dell’esposizione, promossa dal Comune di Gesualdo in collaborazione con l’associazione Agorà e l’Istituto Italiano di Studi Gesualdiani, che si propone di far rivivere il fascino delle fiere dei secoli scorsi.

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Gesualdo Expone è una manifestazione che mira a promuovere l’eccellenza dell’artigianato artistico, dell’antiquariato da collezione e dei prodotti agroalimentari del nostro territorio.

 

Gesualdo è tra i borghi più belli d’Italia: la sua storia s’intreccia prevalentemente con la musica e l’arte del Rinascimento italiano. Oggi Gesualdo vive un momento di forte fermento culturale che desta grande interesse. Testimonianza ne sono le recenti adesioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Segretario Generale della Scala di Milano, Maria Di Freda.

 

La fiera è rivolta ad un pubblico di tutte le età. Ma la novità dell’edizione 2016 è certamente rappresentata da una sezione dedicata alle scolaresche al fine di favorire la conoscenza dei ragazzi con l’artigianato e con la produzione agroalimentare di qualità.

 

Ricco il programma per l’edizione di quest’anno. Gli stand espositivi saranno aperti a partire da giovedì fino a domenica dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 23. Domani, giovedì 2 giugno l’animazione lungo le strade del centro storico di Gesualdo sarà curata dalla Compagnia dei Saltimbanchi. Sempre per la giornata inaugurale, con inizio alle ore 18, presso la Chiesa di San Nicola, è previsto il convegno di apertura dal titolo “Promozione del territorio attraverso le sue eccellenze”. A seguire, con inizio alle ore 19.30, il concerto de “Le chitarre sannite”, ensemble del Conservatorio di Musica di Benevento.

 

Per venerdì, 3 giugno, alle ore 19, presso la Chiesa di San Nicola, il concerto dell’orchestra del Liceo Musicale “Carlo Gesualdo” di Gesualdo. Alle ore 20.30, presso il Castello, spettacolo circense “Musica e Fuoco” di Alessandro Ferrara.

 

Per sabato, 4 giugno, alle ore 18, presso la Chiesa di San Nicola, presentazione del libro “Rosso di terra” di Nicola Di Iorio. Alle ore 19.00 concerto del gruppo vocale “Kantor” di Roma.

 

Per la giornata conclusiva di domenica, 5 giugno, alle ore 19.00, presso la Chiesa del SS Rosario il convegno dal titolo “Gesualdo: quale futuro per tanto passato?” a cura del dottore Rossano Grappone.

 

Numerosissime le attività che sarà possibile svolgere nel corso dell’evento: dalle degustazioni ai laboratori, dalle esposizioni sugli antichi mestieri alle mostre d’arte, dall’arte di strada agli Arcieri del Sud, dalla Fattoria Didattica all’esposizione dedicati ai Carri di Grano, veri gioielli d’Irpinia.

 

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«Diego è stato assassinato a sangue freddo». È l'accusa pronunciata dall'avvocato Fernando Burlando, legale di Dalma e Gianinna Maradona, nell'arringa conclusiva delle parti civili al processo sulla morte di Diego Armando Maradona, in corso a San Isidro, nell'area metropolitana di Buenos Aires. Il legale ha chiesto una condanna a 15 anni di carcere per il neurochirurgo Leopoldo Luque, medico personale dell'ex fuoriclasse argentino, accusato insieme ad altri professionisti sanitari di responsabilità nella gestione delle sue condizioni di salute durante il ricovero domiciliare che precedette la morte, avvenuta il 25 novembre 2020. L'intervento di Burlando, durato oltre tre ore, ha segnato una delle fasi più intense della conclusione delle arringhe delle parti civili. L'avvocato ha sostenuto che le prove emerse nel dibattimento confermerebbero la tesi secondo cui la morte del campione avrebbe potuto essere evitata. Si tratta della posizione accusatoria della parte civile: le responsabilità penali degli imputati devono essere accertate dal tribunale.  Le richieste di condanna: nel mirino l'intero staff sanitario Nel corso dell'arringa, l'avvocato Fernando Burlando ha chiesto 15 anni di carcere per il neurochirurgo Leopoldo Luque, medico personale di Maradona, e 12 anni per Nancy Forlini, coordinatrice dell'assistenza sanitaria domiciliare. Per la psichiatra Agustina Cosachov la richiesta è di 10 anni, mentre per lo psicologo Carlos Díaz il legale ha invocato una pena di cinque anni. Infine, ha chiesto quattro anni di reclusione ciascuno per l'infermiere Ricardo Almirón e per Mariano Perroni, responsabile degli infermieri. Le contestazioni comprendono, secondo le posizioni accusatorie, l'omicidio semplice con dolo eventuale per alcuni imputati e l'omicidio colposo per altri. Per il medico clinico Pedro Di Spagna, invece, Burlando ha chiesto l'assoluzione, in linea con la posizione già espressa dalla pubblica accusa.  Le richieste formulate dalla parte civile non sono condanne già pronunciate: spetterà ai giudici valutare le prove e accertare le eventuali responsabilità penali dei singoli imputati. La distinzione giuridica è importante. Il dolo eventuale presuppone, in termini generali, che una persona si rappresenti la possibilità che la propria condotta provochi un evento mortale e ne accetti il rischio. La colpa, invece, riguarda una condotta negligente, imprudente o imperita, senza quella forma di accettazione del rischio. Le pene richieste da Burlando sono quelle invocate dalla parte civile e non costituiscono condanne già pronunciate. Anche la qualificazione giuridica dei fatti resta sottoposta alla valutazione dei giudici. «Il suo corpo chiedeva aiuto»: le accuse sulle cure domiciliari Al centro della requisitoria c'è la gestione delle condizioni cliniche di Maradona nelle settimane precedenti la morte. Il campione era stato sottoposto a un intervento chirurgico per un ematoma subdurale e, successivamente, era stato trasferito in un'abitazione privata per proseguire la convalescenza. Secondo la ricostruzione sostenuta dall'accusa e dalle parti civili, durante l'assistenza domiciliare sarebbero stati trascurati segnali e sintomi che avrebbero richiesto un controllo medico più rigoroso e, potenzialmente, un nuovo ricovero ospedaliero. 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Fabio Perrucci, il carabiniere che ha salvato tre donne nel nubifragio di Foggia: un anno fa aveva soccorso un anziano tra le fiamme

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di Redazione Napolitan
15 Ottobre, 2026
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Ci sono interventi che durano pochi minuti, ma che possono cambiare per sempre il destino di chi li vive. Momenti nei quali il pericolo non concede tempo per riflettere a lungo e qualcuno sceglie di andare incontro a chi è in difficoltà, mettendo a rischio anche la propria incolumità. È quanto accaduto lo scorso 12 ottobre a Foggia, durante il violento nubifragio che ha investito la città. Nel sottopasso di via Scillitani, invaso dall'acqua e trasformato in una trappola, tre donne sono rimaste bloccate all'interno di un'automobile. A intervenire è stato Fabio Perrucci, 29 anni, carabiniere scelto in servizio al Nucleo operativo e radiomobile di Foggia, che insieme a un collega ha contribuito a portarle in salvo. Una storia di coraggio che acquista un significato ancora più profondo alla luce di un precedente episodio: il 25 giugno 2025, quando prestava servizio a Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci era entrato in un'abitazione avvolta dalle fiamme per soccorrere un anziano allettato, impossibilitato a fuggire autonomamente. Due emergenze diverse, a distanza di oltre un anno, unite dalla stessa scelta: intervenire quando una vita è in pericolo.  Il nubifragio a Foggia e il sottopasso diventato una trappola Il pomeriggio del 12 ottobre, una violenta ondata di maltempo si è abbattuta su Foggia. La pioggia intensa, accompagnata in alcuni momenti dalla grandine e da forti raffiche di vento, ha provocato allagamenti, disagi alla circolazione e numerose richieste di soccorso. Le strade si sono rapidamente riempite d'acqua, mentre diversi locali, tra cui box e cantine, sono stati invasi dalle precipitazioni. In corso Garibaldi è caduto un albero, fortunatamente senza provocare feriti. Ma tra le situazioni più critiche si è registrata quella dei sottopassi, dove l'acqua si è accumulata in pochi minuti, mettendo in difficoltà gli automobilisti. In via Scillitani il livello dell'acqua ha raggiunto circa un metro. Tre donne si sono ritrovate intrappolate nell'abitacolo della loro automobile, esposte a una situazione di grave pericolo.  È in questo scenario che è intervenuto Fabio Perrucci. Il carabiniere ha raggiunto la vettura immergendosi nell'acqua, insieme a un collega, e ha partecipato alle operazioni necessarie per liberare le occupanti e condurle in salvo. Il militare ha dovuto affrontare anche un notevole sforzo fisico per raggiungere e soccorrere tutte e tre le donne, una dopo l'altra. Un intervento nel quale la rapidità era fondamentale: in un sottopasso allagato, infatti, la situazione può peggiorare in tempi brevissimi.  Il precedente a Pagani: l'ingresso nell'abitazione in fiamme La vicenda di Foggia non è un episodio isolato nella storia professionale del ventinovenne. Il 25 giugno 2025, quando era in servizio alla Tenenza dei Carabinieri di Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci si trovò ad affrontare un'altra emergenza. All'interno di un'abitazione avvolta dalle fiamme c'era un anziano allettato, incapace di uscire da solo. Il fumo rappresentava una minaccia concreta e, mentre si attendeva l'arrivo dei vigili del fuoco, il rischio era che l'uomo non riuscisse a resistere. Il carabiniere entrò nell'appartamento, raggiunse l'anziano, lo sollevò e lo trasportò all'esterno, sottraendolo al pericolo. Un intervento del quale rimase traccia anche in una lettera di ringraziamento inviata dal figlio dell'uomo alla Legione Carabinieri. La testimonianza della sorella: «Per me è mio fratello» Dopo aver visto le immagini del fratello impegnato nel soccorso, Sarah Perrucci ha affidato ai social la propria emozione. Il suo racconto restituisce una prospettiva diversa rispetto alla cronaca dell'intervento: quella di chi conosce la persona che si trova dietro la divisa e vive con apprensione i rischi di una professione che può imporre decisioni immediate. Un post...

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