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Si può essere “amici del cuore” dopo l’infarto

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
16 Aprile, 2016
in Da Sud a Sud
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Si può essere “amici del cuore” dopo l’infarto
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infarto-babboartigianoIl colesterolo LDL, conosciuto da tutti come quello cattivo, entro quota 70 per preservare il cuore di chi è già stato colpito da infarto. E’ l’indicazione principale che arriva dalla campagna “Amico del Cuore, dopo l’Infarto il colesterolo conta” promossa e presentata a dall’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (ANMCO), dalla Fondazione “per il Tuo Cuore” e da Conacuore onlus, per sensibilizzare la popolazione sull’importanza di tenere sotto controllo il livello di colesterolo LDL, che se tenuto sotto i 70 mg/dl fa scendere del 25% il rischio di una seconda sindrome coronarica acuta. Ogni anno nel nostro Paese si registrano più di 135 mila eventi coronarici acuti, dei quali un terzo risultano fatali, con le donne più esposte degli uomini per il doppio ruolo lavoro-famiglia. E le persone che hanno avuto un infarto corrono un forte rischio di svilupparne un secondo.

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Oltre all’Open Day che tocca quasi tutt’Italia, a Napoli, si è tenuto oggi all’Ambassador, con una tavola rotonda sul tema “La vita dopo l’infarto, cosa è importante sapere”, anche il sito web www.amicodelcuore.it, un video e materiali educazionali distribuiti attraverso le UTIC e le cardiologie italiane informeranno i pazienti sull’importanza di cambiare il proprio stile di vita, controllare regolarmente i valori del colesterolo, assumere con costanza le terapie prescritte e, se non si riescono a raggiungere i target terapeutici, rivolgersi al medico che valuterà terapie alternative.

“Nonostante la prognosi di questa patologia sia allo stato attuale relativamente benigna, se confrontata a quella di alcune decadi or sono, l’infarto impatta fortemente sotto il profilo sanitario per l’aspetto organizzativo della rete dell’emergenza-urgenza – spiega Bernardino Tuccillo, direttore del reparto di Cardiologia – UTIC dell’Ospedale Loreto Mare di Napoli e uno dei relatori della tavola rotonda – e impatta anche sotto il profilo sociale, perché è comunque necessario ricondurre il paziente sopravvissuto a un infarto alla sua vita quotidiana e al lavoro attraverso la riabilitazione, le terapie e i controlli  per abbassare il rischio cardiovascolare e di nuovi eventi coronarici acuti”.

Mentre il controllo dei valori fondamentali nel post infarto può risultare problematico, come spiega Domenico Miceli, S.C. del reparto di Cardiologia riabilitativa intermedia al C.T.O. di Napoli “Non riuscire a portare il colesterolo LDL sotto quota 70 è problema frequente tra i pazienti che hanno avuto un infarto, spesso legato a una non soddisfacente aderenza alle terapie, con il rischio di complicanze fino al 50% maggiore”. Per Mariano Scherillo (direttore del reparto di Cardiologia interventistica e UTIC dell’Ospedale Rummo di Benevento) “la non adeguata aderenza alle terapie aumenta la probabilità di un nuovo infarto a breve distanza dal primo, in caso di riduzione di 39 mg/dl in 5 anni del colesterolo LDL è possibile abbassare del 23% il numero di nuovi episodi coronarici”.

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