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La mappa terroristica dell’Italia secondo Demoskopika

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
31 Ottobre, 2015
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La mappa terroristica dell’Italia secondo Demoskopika
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resizerDemoskopika, l’Istituto di Ricerca diretto da Raffaele Rio e con sede a Rende, traccia la mappa del terrorismo in Italia nell’ Italian Terrorism Infiltration Index 2015.

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Le regioni più esposte Lombardia e Lazio.

“Nell’ultimo decennio – si legge nel report – sono stati portati a termine poco meno di 100 attentati di matrice terroristica in Italia, oltre 7 mila le intercettazioni autorizzate per indagini di terrorismo interno e internazionale. Ben 179 le vittime italiane civili e militari che hanno perso la vita perché coinvolte in attacchi compiuti in dodici paesi: Usa, Afghanistan, Indonesia, Arabia Saudita, Iraq, Egitto, Inghilterra, Israele, India, Nigeria, Pakistan e Marocco. Due le regioni italiane che, rispetto alle altre realtà territoriali, risultano più esposte al rischio potenziale di infiltrazione terroristica: Lombardia e Lazio. Seguono, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Toscana e Campania. Tre gli indicatori utilizzati: le intercettazioni autorizzate, gli attentati avvenuti in territorio italiano e gli stranieri residenti in Italia provenienti dai primi cinque paesi considerati la top five del terrore dall’Institute for Economics and Peace (lep) nello studio “Global Terrorism Index 2014”. Dall’analisi dell’Istituto Demoskopika emerge che è stato il 2003 l’anno con il maggior numero di episodi: 14 eventi terroristici su un totale di 96, pari al 15,6%. A seguire il 2001 con 11 eventi (11,5%), il 2010 ed il 2012 entrambi con 10 episodi terroristici monitorati (10,1%).

A livello territoriale, la regione che ha subìto il maggior numero di attacchi terroristici nell’arco temporale considerato è stato il Lazio con 24 episodi pari ad oltre il 25% del totale, la Lombardia con 16 eventi (17%), il Veneto con 9 eventi (9,6%) e la Toscana con 8 eventi (8,5%). Dal 2005 al 2013, il numero dei bersagli, come vengono chiamate in gergo le utenze controllate, autorizzati dalle procure italiane per indagini relative a reati di terrorismo internazionale e interno è stato pari a 7.364 casi con una flessione del 51,4%: si passa, infatti, dalle 990 intercettazioni telefoniche, ambientali, telematiche ed informatiche del 2005 ai 481 bersagli del 2013. A livello territoriale, le sezioni terrorismo delle procure operanti nei distretti giudiziari di Lombardia, Lazio e Campania sono risultate le più attive autorizzando complessivamente il 60% del totale delle intercettazioni italiane: 2.479 bersagli in Lombardia (33,7%), 1.078 utenze nel Lazio (14,6%) e 854 bersagli in Campania (11,6%).

A seguire il Trentino Alto Adige con 440 intercettazioni (6%), la Liguria con 427 bersagli (5,8%), il Veneto con 322 bersagli (4,4%), la Sardegna con 308 bersagli (4,2%), la Puglia con 259 bersagli (3,5%), il Piemonte con 252 bersagli (3,4%) e il Friuli Venezia Giulia con 248 bersagli (3,4)%. In coda, sempre per numero di intercettazioni telefoniche, ambientali, telematiche ed informatiche si collocano i distretti giudiziari attivi in Umbria con 198 utenze (2,7%), in Emilia Romagna con 177 utenze (2,4%), in Toscana con 152 utenze (2,1%), in Sicilia con 78 utenze (1,1%), in Abruzzo con 45 utenze (0,6%), nelle Marche con 36 utenze (0,5%) e in Calabria con 11 utenze (0,1%). Sono 182 mila gli stranieri residenti in Italia provenienti da Iraq, Afghanistan, Pakistan, Nigeria e Siria, paesi considerati la top five del terrore. L’analisi per regione, evidenzia che le comunità di iracheni più numerose si sono insediate nel Lazio (914 unità), in Trentino Alto Adige (362 unità), in Calabria (287 unità) e in Puglia (283 unità). I pachistani sono maggiormente presenti in Lombardia (38.014 unità), in Emilia Romagna (20.638 unità), in Trentino Alto Adige (5.871 unità), in Toscana (5.384 unità) e nelle Marche (4.528 unità). L’analisi demografica fa emergere, inoltre, che la maggiore presenza di nigeriani si registra in Veneto con 13.696 residenti, in Emilia Romagna (11.674 unità), in Lombardia (9.902 unità) e in Piemonte (7.574).

E, ancora, la comunità siriana è maggiormente presente in Lombardia (2.066 unità), nel Lazio (827 unità), nel Veneto (380 unità) e in Emilia Romagna (338) mentre gli afghani, infine, hanno scelto come regioni prioritarie dove risiedere il Lazio (2.836 unità), la Lombardia (594 unità), la Sicilia (576 unità), la Calabria (574 unità) e la Puglia (552 unità).

Tags: #terrorismoallarme terrorismodemoskopikaitalialaziolombardiamapa
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di Redazione Napolitan
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Una lite tra adolescenti, nata secondo le prime ricostruzioni da una contesa sentimentale, si è trasformata in una brutale aggressione nel cuore del Vomero. Per il pestaggio del padre intervenuto in difesa delle figlie, avvenuto nella notte tra sabato 10 e domenica 11 ottobre in zona piazza Vanvitelli, sono stati identificati una decina di giovani, quasi tutti minorenni. Nel gruppo ci sarebbero anche i figli di due poliziotti. Le responsabilità individuali sono ancora al vaglio degli investigatori.  L’inchiesta è coordinata dalle Procure ordinaria e per i minorenni di Napoli. I carabinieri stanno ricostruendo le diverse fasi della vicenda e il ruolo di ciascun partecipante, anche attraverso i filmati dell’aggressione circolati in rete. La lite tra ragazze e l’intervento del padre Secondo la ricostruzione investigativa, tutto sarebbe cominciato con un diverbio tra giovanissime, legato a una presunta rivalità sentimentale. La discussione sarebbe degenerata in un’aggressione ai danni delle figlie dell’uomo e di una loro cugina. Una delle ragazze sarebbe stata colpita da un giovane arrivato in scooter. Avvertito di quanto accaduto, il padre è intervenuto per affrontare il ragazzo. Da lì la situazione sarebbe precipitata: il giovane avrebbe chiamato in aiuto alcuni amici e l’uomo sarebbe stato circondato e picchiato ripetutamente, anche quando era già a terra. Il pestaggio ha avuto conseguenze gravissime. Durante l’aggressione, un mezzo per la raccolta dei rifiuti ha investito l’uomo, schiacciandogli una gamba. Trasportato all’ospedale Cardarelli, è stato sottoposto a cure e a un intervento chirurgico. Il rischio di amputazione, temuto nelle prime ore, è stato scongiurato. Anche una delle figlie ha avuto bisogno di assistenza medica.  Una decina di giovani identificati, quasi tutti minorenni I primi accertamenti hanno portato all’identificazione di otto ragazzi, sei maschi e due femmine. Gli sviluppi più recenti parlano complessivamente di una decina di giovani individuati. Tra loro ci sarebbero anche due figli di appartenenti alle forze dell’ordine. A preoccupare è anche quanto sarebbe accaduto dopo l’aggressione. La famiglia avrebbe ricevuto minacce e insulti sui social, con le figlie dell’uomo nuovamente esposte a intimidazioni. La vittima ha riferito di essere particolarmente preoccupata per la loro sicurezza.  Piazza Vanvitelli, arriva il presidio interforze Dopo il pestaggio, il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha disposto l’istituzione immediata di un posto fisso interforze in piazza Vanvitelli. Il dispositivo prevede la presenza a rotazione di equipaggi delle forze dell’ordine, della polizia locale e della polizia metropolitana. La misura si aggiunge ai controlli rafforzati già previsti per alcune aree del Vomero, con pattugliamenti e vigilanza nelle ore considerate più delicate, in particolare durante le serate del fine settimana. L’obiettivo dichiarato è prevenire nuovi episodi di violenza e garantire maggiore sicurezza a residenti, commercianti e frequentatori della zona.  Per sabato 17 ottobre è stata inoltre annunciata una mobilitazione pacifica promossa da famiglie del quartiere, con l’obiettivo di esprimere solidarietà all’uomo aggredito e alle sue figlie e chiedere una presenza più costante delle istituzioni.  Una violenza che non può essere liquidata come una bravata La vicenda di piazza Vanvitelli impone una riflessione che va oltre la dinamica della lite e l’identificazione dei singoli partecipanti. Se una discussione tra adolescenti può trasformarsi in un pestaggio di gruppo, se un uomo finisce in ospedale con lesioni gravissime e se la sua famiglia teme nuove ritorsioni dopo aver denunciato, il problema non può essere archiviato come una semplice lite tra ragazzi. La risposta deve passare dall’accertamento delle responsabilità, dalla tutela della vittima e dei familiari e da interventi capaci di prevenire nuove aggressioni. 

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