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Giuseppe: cacciato da uno stabilimento balneare perché gay

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
20 Agosto, 2015
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Giuseppe: cacciato da uno stabilimento balneare perché gay
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gay_kiss-kTwF-U46010754182452dKH-1224x916@CorriereMezzogiorno-Web-Mezzogiorno-593x443Giuseppe Fiandaca è un ragazzo come tanti, un ventiduenne qualunque, alla ricerca di luoghi dai quali attingere, relax, refrigerio, divertimento.

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Un’impellenza negata a Giuseppe, perché è gay.

Già, a Giuseppe è stato impedito, perché gay, di accedere a uno stabilimento balneare nel lungomare di Mascali (Catania) dove si era recato con alcuni amici coetanei.

L’episodio, secondo quanto riporta il quotidiano ‘La Sicilia’, si è verificato nei giorni scorsi. Secondo quanto riportato dal quotidiano, la responsabile dello stabilimento si sarebbe così rivolta al ragazzo: “Tu non puoi entrare e neanche i tuoi amici. Qui gli omosessuali non possono mettere piede” e poi avrebbe inveito contro il giovane insultandolo. Giuseppe Fiandaca, dopo il misfatto, ha deciso di fermarsi nella spiaggia libera adiacente, ma la donna avrebbe raggiunto la staccionata della sua struttura continuando ad inveire contro il giovane e urlando che da lì se ne doveva andare con i suoi amici.

“Essere gay non vuol dire essere appestati e quanto è successo a me non deve più accadere. Faccio appello all’associazione Arcigay e a circoli e movimenti che si battono per difendere i diritti e la dignità delle persone omosessuali per aiutarmi a far capire a questi soggetti che la devono smettere di discriminarci ed insultarci”.  Queste le parole di cui si è avvalso Giuseppe per commentare l’attacco omofobo del quale è stato tristemente protagonista.

Di contro, la titolare dello stabilimento balneare, respinge le accuse di omofobia ed ha annunciato che andrà dai carabinieri. In un’intervista all’emittente televisiva Telecolor la donna ha detto: “Non mi interessa se è o non è gay, sono cavoli suoi. Lui stava dando a me uno schiaffo e io l’ho spinto. Nessuno gli ha messo le mani addosso”. “Questo ragazzo – ha aggiunto la donna – è venuto un giorno ad aiutare un persona che era ospitata nella mia struttura ed io gli avevo detto che ospiti non ne doveva portare; io sono sola e persone a casa mia non ne voglio”.

Il giovane protagonista della vicenda, in un’intervista rilasciata alla stessa emittente, ha invece confermato il contenuto della sua denuncia. “Stavo aiutando un mio amico che era ospite nel lido – ha spiegato Giuseppe – quando la titolare e la sorella hanno cominciato a minacciarmi e a gridarmi ‘puppo’ (omosessuale in dialetto catanese ndr). Io mi sono offeso e ho risposto dicendo che queste parole non le poteva dire. Ad un certo punto è arrivato anche il marito della sorella, che mi ha minacciato e mi ha dato uno schiaffo in un orecchio. Poi la proprietaria ha preso una scopa minacciando di darmela in testa e io sono dovuto scappare. Ho chiesto l’aiuto di tutti per far valere i nostri diritti”.

Un’estate calda, incandescente, anche su questo fronte, si sta consumando lungo le coste meridionali: dopo l’aggressione al dipendente del market da parte della sua titolare avvenuta a Napoli e le transessuali cacciati dal villaggio calabrese, una nuova e spiacevole vicenda si addiziona a quella di per sé folta collezione che sottolinea e rilancia quanta strada ci sia ancora da compiere per conferire una vita “normale” ai cosiddetti “diversi”

Tags: CatanialidolungomaremascaliOmofobiaomosessualitàragazzo gaystabilimento balneare
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